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20/07/2026 ore 15.41
Cronaca

Omicidio Belsito a Pizzo, le difese chiedono la revoca dell’ordinanza che ha escluso l’escussione di due periti medici

Tre gli imputati in appello dopo due condanne all’ergastolo in primo grado per mandante ed esecutore. Il delitto sarebbe stato ordinato dal clan Bonavota

di Giuseppe Baglivo

Udienza dinanzi alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro per il processo di secondo grado che mira a far luce sull’omicidio di Domenico Belsito, deceduto in ospedale a Vibo in seguito a un agguato avvenuto a Pizzo nel 2004. Sotto processo si trovano: Salvatore Mantella, 52 anni, di Vibo Valentia (difeso dagli avvocati Diego Brancia e Francesco Sabatino), Domenico Bonavota, 47 anni, di Sant’Onofrio (difeso dagli avvocati Tiziana Barillaro ed Enzo Gennaro), Onofrio Barbieri, 46 anni, di Sant’Onofrio, collaboratore di giustizia (difeso dall’avvocato Caterina De Luca). Le difese in apertura di udienza hanno chiesto alla Corte la revoca di un’ordinanza di rigetto con cui era stata chiesta la rinnovazione della prova testimoniale. In particolare, i difensori avevano avanzato la richiesta di escussione di due periti medici che avevano evidenziato una causa di interruzione nell’evento morte di Belsito evidenziando che lo stesso è deceduto solo dopo 15 giorni il ricovero in ospedale a Vibo e in seguito ad una peritonite. Le difese sostengono quindi che vi sarebbe stato un ruolo determinante da parte dei sanitari dell’ospedale di Vibo nel decesso di Belsito. Lo stesso consulente della Procura aveva infatti già evidenziato profili di colpa medica “ascrivibili a taluni sanitari” che all’epoca hanno avuto in cura il ferito Domenico Belsito all’ospedale di Vibo Valentia dopo l’agguato.
Aveva scritto al riguardo il consulente del pm: "È possibile affermare che si ravvisano gli estremi di una condotta gravata da colpa, per ritardo diagnostico e successivo ritardo terapeutico, a carico dei sanitari della Divisione di chirurgia d’urgenza che ebbero ricoverato Belsito dal 28 marzo 2004 al 31 marzo 2004 e che lo sottoposero ad intervento chirurgico solamente in data 31 marzo 2004 quando il quadro di peritonite della precedente sutura intestinale era ormai troppo avanzato”. Rassegnando le proprie conclusioni, il perito della Procura – come evidenziato dal gip nell’ordinanza – chiariva però che si era in presenza di “un ruolo concausale tra l’aggressione subita dal Belsito, che aveva di per sé idoneità lesiva mortale, se non idoneamente trattata, ed il comportamento gravato da colpa da parte dei sanitari della Divisione di Chirurgia d’Urgenza del presidio ospedaliero Jazzolino di Vibo”.
In base al c.d. “principio di equivalenza causale”, eventuali concause non escludono quindi (questa la tesi della Procura e del gip contestata dai difensori) il rapporto di causalità fra l’azione – nel caso di specie quella tenuta dagli imputati con la sparatoria del 18 marzo 2004 – e l’evento, cioè il decesso di Domenico Belsito, tranne non siano state sufficienti a determinare l’evento.
Su tale revoca dell’ordinanza di rigetto per la rinnovazione probatoria chiesta dai difensori, la Corte deciderà nella prossima udienza fissata per il 22 ottobre. Per tale data è anche prevista l’escussione del collaboratore di giustizia, Andrea Mantella, che su richiesta della Procura Generale dovrà riferire solo in merito ai suoi rapporti con Bartolomeo Arena. In primo grado per l’omicidio Belsito, Domenico Bonavota e Salvatore Mantella sono stati condannati alla pena dell’ergastolo (il primo quale mandante, il secondo quale esecutore materiale). A 13 anni è stato invece condannato Onofrio Barbieri. Belsito venne ferito a colpi di arma da fuoco mentre si trovava in un noto bar di Pizzo e morì due settimane dopo nell’ospedale di Vibo Valentia. A sparare – secondo l’accusa – fu Francesco Scrugli, a sua volta ucciso a Vibo Marina nel 2012. L’omicidio Belsito rappresenterebbe il delitto con il quale Andrea Mantella strinse l’alleanza con il clan Bonavota di Sant’Onofrio. Il delitto di Domenico Belsito sarebbe stato infatti preceduto da un accordo: uno scambio di uomini fra il gruppo guidato da Andrea Mantella e Francesco Scrugli (all’epoca staccatisi dal clan Lo Bianco di Vibo) e quello dei Bonavota.
La vittima, dopo alcuni giorni di agonia e nonostante i tentativi dei sanitari dell’ospedale di Vibo Valentia di strapparlo alla morte, è deceduta, all’età di 34 anni, il successivo 1 aprile. La sentenza di morte era stata eseguita poiché il Belsito, ritenuto intraneo al locale di ‘ndrangheta di Sant’Onofrio, e già sposato, avrebbe intrattenuto una relazione extraconiugale con la sorella di un altro affiliato.