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01/10/2026 ore 10.01
Cronaca

«Non ce la facciamo più», le lacrime degli agricoltori calabresi: la polizia ferma l’occupazione dell’autostrada, svincolo di Pizzo chiuso

VIDEO | A Pizzo i manifestanti cercano di superare lo schieramento degli agenti per fermare il traffico autostradale. La disperazione del “gigante buono” di Polistena che si rivolge ai poliziotti e chiede l’aiuto di Mattarella

di Cristina Iannuzzi

Lacrime, disperazione e momenti di forte tensione allo svincolo dell’A2 di Pizzo, dove questa mattina gli agricoltori hanno cercato di superare il blocco della polizia per entrare in autostrada e fermare il traffico. Il tentativo ha alzato ulteriormente il livello di una protesta che da giorni porta nel Vibonese le rivendicazioni di un comparto schiacciato tra prezzi di vendita insufficienti e costi di produzione sempre più pesanti.

A evitare che la situazione precipitasse è stata la mediazione del dirigente di polizia Domenico Lanzaro, che ha consentito di allentare la tensione e convincere i manifestanti a desistere, almeno per il momento, dall’occupazione dell’Autostrada del Mediterraneo. Lo svincolo di Pizzo resta però chiuso e il presidio continua.

Il tentativo di entrare in autostrada

Come annunciato, dalle prime ore della mattinata numerosi agricoltori calabresi hanno raggiunto l’area con i loro trattori. Davanti all’ingresso dell’A2 è stato schierato un consistente dispositivo di polizia, del quale fanno parte anche gli agenti del XII Reparto mobile di Reggio Calabria.

Il momento più delicato si è verificato quando i manifestanti hanno cercato di forzare il blocco, con l’obiettivo di riversarsi sull’autostrada e interrompere la circolazione. La mediazione di Lanzaro ha riportato la situazione su un piano di confronto, ma gli agricoltori rimangono sul posto e continuano a chiedere risposte.

Zangari in lacrime: «Aiutateci»

La disperazione della categoria ha trovato voce nelle parole di Antonio Zangari, conosciuto come il “gigante buono” di Polistena, imprenditore agricolo e boschivo la cui azienda si trova a Laureana di Borrello.

Zangari è scoppiato in un pianto dirotto, denunciando le condizioni di chi continua a lavorare senza riuscire a coprire le spese, costretto a vendere sottocosto mentre il caro carburante comprime ulteriormente i margini delle imprese.

«Aiutateci, non ce la facciamo più», ha ripetuto tra le lacrime. «Chi lo diceva che in Italia, nel 2026, finivamo in queste condizioni? Dobbiamo avere dignità per i nostri figli, i nostri nipoti».

Un appello pronunciato davanti agli agenti, ai quali l’imprenditore si è poi rivolto direttamente, cercando nei loro occhi un interlocutore capace di comprendere la sofferenza di chi protesta.

Ai poliziotti: «Siamo tutti nella stessa barca»

«Le forze dell’ordine le guardo negli occhi perché siamo tutti fratelli», ha detto Zangari. «Siamo tutti figli italiani, siamo tutti nella stessa barca».

Nel suo intervento ha richiamato anche le difficoltà economiche dei poliziotti, parlando di «stipendi miseri» e sostenendo che lo Stato abbia messo anche loro nelle condizioni di non poter esprimere ciò che pensano. Poi il ringraziamento per il servizio svolto: «In ogni caso lottate per il popolo e vi ringraziamo di questo perché siete dei grandi. Ve lo dico dal cuore».

Parole che hanno accompagnato una mattinata nella quale la rabbia dei manifestanti si è intrecciata alla paura di perdere aziende, reddito e stabilità familiare.

L’appello al presidente Mattarella

Infine, Zangari ha indirizzato la sua richiesta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sollecitando un intervento nei confronti della politica.

«Abbiamo perso la nostra dignità, abbiamo perso tutto quello che abbiamo», ha affermato. «Abbiamo perso le piccole e medie imprese, stiamo perdendo anche le famiglie».

Al Capo dello Stato ha chiesto di prendere in mano la situazione e di parlare con le forze politiche, «destra, sinistra, quello che sia», per arrivare a un provvedimento capace di «salvare almeno quello che è rimasto». Un appello che sposta l’attenzione dalle sole difficoltà delle aziende alle conseguenze della crisi sulle famiglie.

Una protesta che va avanti dal 28 settembre

Il presidio di Pizzo è uno dei punti della mobilitazione regionale iniziata lunedì 28 settembre, con manifestazioni anche a Rosarno, nel Crotonese e nell’area di Firmo-Sibari. Già il 29 settembre il blocco dello svincolo aveva provocato code e pesanti disagi alla circolazione.

Al centro delle rivendicazioni restano il caro carburante, l’aumento dei costi e i prezzi riconosciuti ai produttori, denunciati come insufficienti a sostenere il lavoro nei campi. Nei giorni scorsi gli olivicoltori hanno raccontato di prodotto rimasto invenduto nelle cisterne e di compensi scesi, in alcuni casi, fino a 3,50 euro, a fronte di spese che continuano a crescere.

Gli agricoltori chiedono alla Regione di portare le loro istanze sui tavoli nazionali. Questa mattina, a Pizzo, la protesta ha raggiunto un nuovo momento di tensione: il tentativo di entrare sull’A2 è stato fermato, ma il presidio e la chiusura dello svincolo proseguono.