‘Ndrangheta: operazione “Rimpiazzo”, nuovo processo di secondo grado per cinque imputati
Approda dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro il troncone dell’abbreviato dopo alcuni annullamenti con rinvio decisi dalla Cassazione nell’inchiesta contro il clan dei Piscopisani
Approda per la seconda volta in appello il troncone del processo “Rimpiazzo” contro il clan dei Piscopisani celebrato con rito abbreviato. La Cassazione il 19 marzo scorso ha annullato con rinvio per un nuovo processo di secondo grado la precedente sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro nei confronti di: Giuseppe Salvatore Galati, di 60 anni, detto “Pino il ragioniere”, indicato quale “capo società” del clan dei Piscopisani (in appello condannato a 12 anni ed annullamento con rinvio per il reato di associazione mafiosa sino al 21 marzo 2011, difeso dagli avvocati Giuseppe Gervasi e Vincenzo Sorgiovanni). Stefano Farfaglia, di 40 anni, residente a San Gregorio d’Ippona (condannato a 10 anni in appello, difeso dagli avvocati Francesco Muzzopappa ed Elisa Solano); Angelo David, di 40 anni, di Piscopio, (condannato a 10 anni in appello, assistito dagli avvocati Muzzopappa, Solano e Alessandro Diddi); Michele Staropoli, di 57 anni, di Piscopio (condannato a 7 anni e 2 mesi in appello ed annullamento con rinvio per un solo capo d’imputazione, difeso dall’avvocato Guido Contestabile); Benito La Bella, di 36 anni, di Piscopio, (condannato a 13 anni e 8 mesi in appello ed annullamento con rinvio per un solo capo d’imputazione, difeso dagli avvocati Francesco Lojacono e Walter Franzè). Nei confronti di tali cinque imputati il 3 dicembre prossimo si aprirà quindi un nuovo processo di secondo grado dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro. Stefano Farfaglia è tornato in libertà nei giorni scorsi su istanza dell’avvocato Francesco Muzzopappa.
L’associazione mafiosa
Nelle motivazioni della sentenza, la Cassazione ha riconosciuto in primis l’esistenza di un’associazione mafiosa radicata da tempo a Piscopio con i principali esponenti che hanno costituito un nuovo “locale” di ‘ndrangheta almeno dal 2009 sulle “ceneri” della vecchia “società” mafiosa operativa anche negli anni precedenti attraverso soggetti solo in parte confluiti nella nuova struttura mafiosa. La certezza dell’operatività del “locale” di ‘ndrangheta di Piscopio – riconosciuto da San Luca grazie agli agganci con potenti clan della jonica reggina come i Commisso di Siderno, gli Aquino di Marina di Gioiosa Ionica e i Pelle di Bovalino e San Luca, è data del resto – e lo ricorda la Cassazione – da sentenze definitive scaturite in primis da operazioni antimafia come “Crimine” (Dda di Reggio Calabria che ha coinvolto anche Giuseppe Salvatore Galati di Piscopio), “Gringia” e “Romanzo criminale” (Dda di Catanzaro che ha colpito i clan di Stefanaconi). La strutturazione del nuovo “locale” di ‘ndrangheta di Piscopio – nato nel 2009 grazie anche a personaggi scesi appositamente dal Piemonte e con riunioni organizzate in un ristorante di Pizzo alla presenza di esponenti dei clan reggini – prevedeva l’attribuzione di veri e propri gradi mafiosi, con gerarchie interne, “doti”, ruoli e promozioni. La struttura mafiosa con sede a Piscopio avrebbe però esteso i propri “tentacoli” anche nella zona delle Marinate di Vibo, arrivando a scontrarsi per il controllo di tale area con il boss di Nicotera Marina, Pantaleone Mancuso.
Per meglio controllare la zona di Vibo Marina, il clan dei Piscopisani avrebbe stretto una ferrea alleanza anche con la cosca Tripodi di Portosalvo, atteso il legame di parentela tra le famiglie Battaglia, Fiorillo e Tripodi.
Le condanne definitive
Da ricordare che la stessa sentenza della Cassazione del troncone dell’abbreviato, oltre a disporre cinque annullamenti con rinvio, ha confermato le seguenti condannerendendole definitive: 28 anni e 3 mesi di reclusione per Rosario Battaglia, di 39 anni, uno dei vertici del “locale” di Piscopio; 6 anni Francesco Romano, di 37 anni, di Briatico; 6 anni e 8 mesi Pierluigi Sorrentino, di 33 anni, di Vibo Marina; 10 anni Domenico D’Angelo, di 61 anni, di Piscopio; 12 anni Giuseppe Brogna, di 65 anni, di Piscopio; 8 anni Nazzareno Colace, di 59 anni, di Portosalvo; 13 anni e 8 mesi Francesco Felice, di 29 anni, di Piscopio; 10 anni e 4 mesi Giuseppe D’Angelo, di 50 anni, di Piscopio; 8 anni Pantaleone Mancuso, di 62 anni, detto “Scarpuni”, di Limbadi, residente a Nicotera Marina; 13 anni e 8 mesi Nazzareno Galati, di 34 anni, di Piscopio; 8 anni e 2 mesi Michele Silvano Mazzeo, di 53 anni, di Mileto; 6 anni e 8 mesi Nazzareno Pannace, di 33 anni, di Vibo ma domiciliato a Bologna; 6 anni e 8 mesi Francesco Popillo, di 37 anni, di Vibo ma residente a Bologna; 3 anni Simone Prestanicola, di 46 anni, di Piscopio.