‘Ndrangheta nelle Serre, i rapporti dell’ex sindaco di Soriano con la cosca Emanuele-Idà secondo i pm
Vincenzo Bartone non è indagato ma gli investigatori mettono in evidenza la sua vicinanza con esponenti del clan che affermavano: «Rispetta tutti». La sua amministrazione fu sciolta per infiltrazioni mafiose nel 2022
«Secondo me la sta facendo sporca». A parlare è Antonio Campisi, detto Totò, considerato dai pm antimafia di Catanzaro affiliato alla ‘ndrangheta con il ruolo di organizzatore, azionista spregiudicato particolarmente attivo nell'acquisto e reperimento di armi e munizioni. Campisi è indagato per associazione mafiosa nell’inchiesta Jerokarni condotta dalla Dda di Catanzaro contro la consorteria Idà-Emanuele radicata nelle Serre vibonesi.
Nel corso di una conversazione intercettata dalla polizia, Campisi dialoga con Michele e Marco Idà. L’argomento verte su Vincenzo Bartone, ex sindaco di Soriano Calabro. L’ex primo cittadino, il cui consiglio comunale è stato sciolto per mafia nel 2022, non è indagato in questa inchiesta. Tuttavia la Dda, nella richiesta di misure cautelari, vergata dai sostituti Andrea Buzzelli e Annamaria Frustaci, dedica un capitolo ai “rapporti con il sindaco di Soriano Calabro”.
Il viaggio a Milano con Zannino
Secondo gli inquirenti l’espressione di Campisi «secondo me la sta facendo sporca», è una critica che si riferisce alla «spudoratezza» del primo cittadino nel manifestare la frequentazione di soggetti riconosciuti dalla comunità quali appartenenti alla criminalità organizzata pur rivestendo la carica di sindaco.
In particolare Bartone, primo cittadino con Forza Italia, avrebbe avuto rapporti più stretti con Domenico Zannino, detto Testazza. Zannino viene indicato dagli investigatori come reggente del gruppo Emanuele.
I due avrebbero condiviso un viaggio a Milano noleggiando due auto a nome di Bartone. Anche su questo fatto la cosca non lesina commenti: «O ma devi vedere quel giorno che li ho incontrati a Milano – dice Campisi – come è andato a chiamarlo a Domenico… Ti sembra che è scemo? Dice che tutte e due le macchine che sono salite le hanno affittate a nome suo».
«Rispetta tutti»
Gli indagati commentano, fanno la morale al comportamento del sindaco e si prendono anche il lusso di scherzarci su.
Ipotizzando il possibile arresto di un uomo già noto alle forze dell’ordine ma non indagato in questo procedimento ironizzano sul fatto che questi avrebbe condiviso la cella con il sindaco: «… io già me lo immagino… lui con chi viene a Siano nella cella… con il sindaco di Soriano».
I rapporti del primo cittadino sarebbero stati più stretti con Zannino ma Michele Idà afferma che, benché vicino a Testazza, Bartone avrebbe rispettato anche gli altri esponenti, compreso il padre Franco Idà, considerato dai magistrati reggente della consorteria: «Con Domenico va più di tutti… però rispetta tutti… a mio padre».
Armi, droga e intimidazioni: scacco al locale di Ariola. Ecco tutti gli arrestati e gli indagati a piede libero – NOMIAl matrimonio della figlia di Bartone
Gli investigatori hanno poi monitorato la presenza di Bartone e di esponenti della cosca a due matrimoni. Uno è quella della stessa figlia del primo cittadino, avvenuto nel 2021 in provincia di Palermo, dove una telecamera avrebbe rilevato le targhe di due auto intestate e in uso a Michele Idà, figlio del presunto reggente Franco Idà.
Anche le intercettazioni telefoniche testimonierebbero la presenza di appartenenti alla cosca all’evento nuziale.
C’è una telefonata, nel giorno delle nozze, di Filippo Mazzotta (ritenuto intraneo alla cosca) a un resort siciliano che avverte dell’arrivo e del fatto che lui e altre due persone avrebbero soggiornato sull’isola perché invitati a un matrimonio.
In Sicilia, il giorno del matrimonio, si cercano e si telefonano anche Michele Idà con Domenico Zannino: «Dove sei?», «Qua alla chiesa».
E poi c’è la telefonata tra Michele Idà e il padre Franco che manda gli auguri: «Dove sei?», «Ora sto arrivando al ristorante», dice Michele Idà. E il padre: «Dategli gli auguri da parte mia».
Bartone al matrimonio di Michele Idà
Sempre nel 2021, un paio di mesi più tardi, Vincenzo Bartone avrebbe partecipato al matrimonio di Michele Idà, figlio di Franco, a Montalto Uffugo.
Qui avrebbero presenziato anche personaggi che la Dda considera degni di menzione come, tra gli altri, Piero Sabatino, condannato in via definitiva per estorsione aggravata; Francesco Mangiardi, condannato per reati in materia di armi; Domenico Antonio Ciconte, alias Berlusconi, coinvolto nell’operazione Imperium; Giuseppe De Masi, gravato da numerosi precedenti di polizia e vittima di omicidio pochi mesi dopo il matrimonio.
Lo scioglimento del consiglio comunale
Il 17 giugno 2022 il consiglio comunale di Soriano è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. C’è da precisare che dopo questa decisione Bartone non è stato destinatario di incandidabilità. Nella relazione di scioglimento, secondo la Dda «l'asservimento del sindaco uscente Vincenzo Bartone alla potente consorteria degli Emanuele-Idà è plasticamente dimostrato».
Gli atti attesterebbero «la vicinanza del primo cittadino sorianese alla criminalità organizzata locale». Nel 2019, dice la relazione, la lista di candidati consiglieri comunali associata a Bartone «è stata presentata da elettori-sottoscrittori legati direttamente o indirettamente da vincoli familiari o da rapporti di frequentazione con esponenti della locale criminalità organizzata». Si riporta poi il fatto che «tali rapporti sono stati confermati anche dai controlli operati dalle forze di polizia che lo hanno segnalato, in più occasioni, anche nel periodo immediatamente antecedente la campagna elettorale, in compagnia di esponenti del contesto criminale di Soriano Calabro, culminati “nella scomposta partecipazione di questi ultimi ai festeggiamenti per la vittoria conseguita nelle elezioni del 2019”».