‘Ndrangheta nel Vibonese e omicidio Ceravolo, le reazioni: «Inchiesta che restituisce fiducia e senso di giustizia»
I messaggi del mondo della politica a seguito dell’operazione scattata all’alba. Gratitudine anche dall’amministrazione di Chivasso: «Confermata la presenza di ramificazioni della ‘Ndrangheta
Si moltiplicano le reazioni provenienti dal mondo politico e associazionistico a seguito dell’operazione scattata all’alba in Calabria che ha portato all’arresto dei presunti responsabili dell’omicidio di Filippo Ceravolo, il 19enne di Soriano ucciso nell’ottobre del 2012. Al contempo l’inchiesta si è concentrata sulle azioni portate avanti dalle cosche delle Preserre vibonesi, che avrebbero dato vita a una vera e propria guerra di mafia per accaparrarsi il controllo del territorio.
«Tassone lo volevamo ammazzare tutti ma abbiamo colpito un innocente», l’omicidio di Filippo Ceravolo nel racconto dei pentitiIl plauso del Comune di Chivasso
L’Amministrazione comunale di Chivasso esprime il proprio plauso e la propria gratitudine alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e all’Arma dei Carabinieri per la vasta operazione contro la ‘ndrangheta condotta nelle scorse ore, che ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari contro esponenti della criminalità organizzata. L’inchiesta della Dda ha interessato otto province italiane, tra cui Torino, confermando la presenza di ramificazioni della ’ndrangheta anche nel Nord Italia.
«A nome della Città di Chivasso – ha commentato il sindaco Claudio Castello - desidero ringraziare la Dda di Catanzaro e l’Arma dei Carabinieri per questa operazione di straordinaria importanza. La lotta alla criminalità organizzata richiede coraggio, competenza e coordinamento: oggi lo Stato ha dato un segnale forte e chiaro. Chivasso è e sarà sempre una città schierata dalla parte della legalità, della trasparenza e della giustizia. Accanto all’azione repressiva della magistratura e delle forze dell’ordine, il nostro impegno è ribadito nelle sedi giudiziarie, con la costituzione parte civile nei processi contro la ’ndrangheta, e nella società civile con progetti di educazione alla legalità nelle scuole ed il sostegno a iniziative culturali, sociali e formative promosse da realtà impegnate nella diffusione della cultura della legalità».
L’operazione ha ricostruito una complessa rete criminale legata alle cosche attive nel Vibonese, con collegamenti operativi e logistici anche in Piemonte. Gli indagati dovranno rispondere a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione di armi, anche da guerra. Il primo cittadino incaricherà un legale per considerare, in sede processuale, l’ammissione del Comune di Chivasso come parte offesa.
«Filippo Ceravolo non tornerà ma la sua famiglia ha le risposte attese per anni», l’emozione dell’avvocato di papà MartinoPd: «Passo avanti atteso da anni»
«Accogliamo con soddisfazione gli sviluppi sull’omicidio di Filippo Ceravolo. È un passo avanti atteso da anni, che restituisce fiducia e senso di giustizia». È quanto si legge in un comunicato del Pd Calabria, guidato dal senatore Nicola Irto. «Rivolgiamo il nostro pensiero alla famiglia Ceravolo, che – proseguono i dem calabresi – ha affrontato un dolore molto grave senza mai smettere di chiedere verità. Non si può dimenticare la battaglia civile del padre di Filippo, Martino, che ha tenuto sempre alta l’attenzione su questa vicenda». «Ringraziamo la magistratura e i carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia per il lavoro svolto. La loro azione – sottolineano i dem – conferma il valore delle istituzioni nella tutela della legalità». «La Calabria ha bisogno di giustizia e presenza dello Stato. Ogni passo in avanti verso la verità accresce la fiducia dei cittadini e – conclude la nota del Pd Calabria – richiama a un impegno costante contro la criminalità organizzata».
Movimento Agende Rosse: «Ora si scriva una storia di verità e giustizia»
Il Movimento Agende Rosse gruppo provinciale “Paolo Borsellino” esprime gratitudine in merito all’operazione condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, che ha fatto luce su una lunga e complessa stagione di sangue. Tra i fatti ricostruiti dagli investigatori emerge il tragico episodio in cui perse la vita il 19enne Filippo Ceravolo.
«Esprimiamo la più sincera e commossa vicinanza a Martino Ceravolo, padre di Filippo, che da 14 anni lotta instancabilmente per la ricerca della verità. Il Movimento continuerà a sostenere Martino e la sua famiglia, con la speranza che da oggi si possa scrivere una storia diversa, portatrice di verità e giustizia. Non esiste un posto sbagliato per morire, ma il posto giusto per vivere».
Cgil Area vasta: «Azione investigativa brillante»
«Esprimiamo un plauso tutt’altro che formale alle forze dell’ordine e alla magistratura per il risultato investigativo raggiunto sull’omicidio di Filippo Ceravolo. Un ringraziamento particolare va al procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio, per il lavoro rigoroso e determinato che ha consentito di fare luce su una vicenda drammatica che ha profondamente colpito l’intera comunità».
Lo afferma il segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese. «Quello che emerge è il valore di un’azione investigativa paziente, fondata su competenza, metodo e senso dello Stato. Un lavoro che non solo consente di individuare responsabilità, ma contribuisce a ricostruire fiducia nelle istituzioni, elemento fondamentale in territori spesso segnati da sfiducia e paura. Come Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, riteniamo che questi risultati rappresentino un segnale importante: lo Stato c’è, quando agisce con serietà, coordinamento e determinazione – si legge ancora nella nota -. Allo stesso tempo, non possiamo dimenticare il dolore per una vittima innocente, come ricordato dallo stesso procuratore: una tragedia che richiama tutti, istituzioni e società, alla responsabilità di costruire contesti più sicuri e giusti. Il contrasto alla criminalità organizzata e alla violenza non può essere affidato solo alla repressione, ma deve accompagnarsi a politiche sociali, lavoro, inclusione e legalità diffusa. Il lavoro svolto in questa operazione va in questa direzione: non solo giustizia, ma affermazione concreta dei valori di legalità e convivenza civile», conclude Enzo Scalese.
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