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10/03/2026 ore 11.44
Cronaca

‘Ndrangheta: morto in stato di detenzione uno dei vertici del clan dei Piscopisani

Nazareno Fiorillo si trovava ristretto in carcere dal 2019 essendo stato condannato nei maxiprocessi Rimpiazzo e Rinascita Scott. Secondo il collaboratore Bartolomeo Arena, Rosario Battaglia e Rosario Fiorillo avevano maturato l’intenzione di uccidere “U Tartaru”

di Giuseppe Baglivo

Deceduto in stato di detenzione all’ospedale di Pescara, Nazzareno Fiorillo, 61 anni, alias “U Tartaru”, ritenuto uno dei fondatori del nuovo “locale” di ‘ndrangheta di Piscopio. Si trovava detenuto dall’aprile del 2019 quando scattò l’operazione antimafia denominata “Rimpiazzo” dove è stato condannato a 11 anni di reclusione per associazione mafiosa, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. Altri 5 anni di carcere li aveva invece rimediati in appello nel maxiprocesso Rinascita Scott. Da tempo lottava contro una malattia oncologica. La pena a 11 anni era stata emessa con sentenza del gup strettuale di Catanzaro il 19 febbraio 2021, confermata in sede d’appello il 25 gennaio 2023. La Corte d’appello di Catanzaro, il 3 aprile 2024, aveva quindi respinto l’istanza di Nazzareno Fiorillo di sostituzione della misura cautelare in atto, pronuncia confermata con ordinanza del 30 ottobre 2024 del Tribunale di Catanzaro, in funzione di giudice dell’appello cautelare e poi dalla Cassazione lo scorso anno.

Messo da parte nel corso dello scontro con i Patania

Pur avendo avuto un ruolo determinante per la nascita nel 2009 del nuovo “locale” di ‘ndrangheta di Piscopio, con appositi incontri con i vertici delle cosche Aquino di Marina di Gioiosa Ionica, Commisso di Siderno e Pelle di San Luca, negli ultimi tempi sarebbe stato messo da parte nel clan dei Piscopisani. Rosario Battaglia e Rosario Fiorillo – secondo il racconto del collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena – avevano infatti maturato il progetto di uccidere Nazzareno Fiorillo. Rosario Battaglia e Rosario Fiorillo non avrebbero infatti perdonato a Nazzareno Fiorillo il fatto di non aver partecipato alla guerra di mafia contro il clan Patania di Stefanaconi ed anzi di aver cercato con tale consorteria di accordarsi per chiamarsi fuori dallo scontro. Ad uccidere Nazzareno Fiorillo, doveva essere – secondo le dichiarazioni di Arena – il nipote Michele Fiorillo (alias “Zarrillo”).
Ecco il racconto di Bartolomeo Arena: “Tornando a Nazzareno Fiorillo, ricordo che la sua posizione di vertice durava fino alla faida con i Patania, clan, quest’ultimo che, fino all’omicidio di tale Fiorillo – che mi pare a chiamasse Mario e che aveva denunciato, a più riprese, i Patania – era in ottimi rapporti con i Piscopisani. Da quel momento, Nazzareno Fiorillo veniva messo da parte – forse addirittura sospeso – anche perché gli si contestava di non avere mai preso parte attiva alla faida con i Patania. Anzi, i Piscopisani ritenevano che Nazzareno Fiorillo – ha fatto mettere a verbale Bartolomeo Arena – fosse andato proprio a Stefanaconi a ”sedersi” con i Patania per guardarsi il suo. Addirittura, Francesco Antonio Pardea mi riferiva che, mentre era in carcere con Rosario Battaglia, quest’ultimo gli confidava la propria intenzione di uccidere Nazzareno Fiorillo. Non solo: Rosario Battaglia avrebbe preteso che a commettere l’omicidio fosse il nipote, ossia Michele Fiorillo, detto Zarrillo e, qualora quest’ultimo si fosse rifiutato di uccidere il proprio zio, Battaglia sarebbe stato pronto a mettersi anche contro di lui. A quel punto, con Nazzareno Fiorillo che vedeva ridotta lo propria autorevolezza, dopo l’arresto Rosario Battaglia e Rosario Fiorillo per la detenzione di una pistola, e dopo l’arresto di Michele Fiorillo e Giuseppe Galati per l’operazione “Crimine”, l’associazione continuò ad operare, sebbene ridimensionata nella caratura. Ridimensionamento, invero, dovuto soprattutto alla necessita di riorganizzarsi all’esito dell’operazione “Crimine”, esigenza che, peraltro, riguardò un po’ tutti i Locali di ‘ndrangheta dislocati sul territorio, sia nazionale che estero”.
Dal canto suo, anche il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato (killer dei Piscopisani) ha raccontato dell’intenzione del clan di mettere da parte Nazzareno Fiorillo, tanto che Rosario Battaglia si sarebbe interessato alle intercettazioni nel bar Tony di Nicotera Marina per capire se “Nazzareno Fiorillo avesse cercato autonomamente di fare la pace con Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni, salvaguardando così solo se stesso”.