‘Ndrangheta, la Cassazione conferma la sorveglianza speciale per il boss Pantaleone Mancuso
Rigettato il ricorso del 65enne detto “l’Ingegnere” che dall’aprile scorso si trova di nuovo in carcere per scontare una condanna definitiva. È il padre del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso
Dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione, il ricorso presentato dal boss Pantaleone Mancuso, 65 anni, detto “l’Ingegnere”, di Nicotera, avverso l’irrogazione della sorveglianza speciale per la durata di tre anni. La misura di prevenzione era stata decisa dal Tribunale di Vibo Valentia e da ultimo confermata dalla Corte d’Appello di Catanzaro il 19 novembre dello scorso anno. Per la Cassazione, i giudici di secondo grado hanno “ampiamente motivato sul giudizio di pericolosità di Pantaleone Mancuso e con riferimento all'attualità dello status di pericolosità il ricorrente non si è confrontato con le argomentazioni esposte dalla Corte d’Appello. Da qui l’inammissibilità del ricorso e la condanna del ricorrente Pantaleone Mancuso al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Da ricordare che nell’aprile scorso Pantaleone Mancuso, esponente di spicco dell’omonimo clan di Limbadi e Nicotera, è stato arrestato dai carabinieri in esecuzione di un provvedimento emesso dall’Ufficio esecuzioni penali della Procura di Vibo Valentia per scontare una condanna ad un anno, 4 mesi e 8 giorni di reclusione per via di reiterate violazioni degli obblighi inerenti proprio la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.
Il personaggio
In precedenza una misura detentiva (nella casa-lavoro di Aversa) era stata applicata a Pantaleone Mancuso dopo essersi sottratto alla libertà vigilata, con successivo periodo di irreperibilità, a seguito della collaborazione con la giustizia nel 2018 del figlio Emanuele. Successivamente, Pantaleone Mancuso era stato rintracciato ed arrestato a Roma il 15 marzo 2019, dove si trovava all’ interno di una sala bingo. Nel 2014 era stato rintracciato al confine tra l’Argentina e il Brasile, a Puertu Iguazù. All’epoca era ricercato per associazione mafiosa e duplice tentato omicidio. Fu estradato dopo l’arresto ma sparì di nuovo nel 2016. Successivamente venne intercettato dalle forze dell’ordine, dopo oltre un anno, nel giugno del 2017, mentre si trovava nel territorio comunale di Joppolo in compagnia di un’altra persona. In quel caso “l’Ingegnere” si era reso irreperibile da oltre un anno per sottrarsi da una condanna a 12 mesi di reclusione nella Casa lavoro di Vasto (Ch). Condanna scaturita dall’operazione “Batteria”, per una serie di truffe su larga scala, il cui processo si era celebrato a Firenze.
Pantaleone Mancuso si trova attualmente imputato a piede libero nel processo “Adelphi”, in corso dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia, con l’accusa di essere uno dei promotori di una associazione dedita all’importazione di tonnellate di cocaina, nonché nel processo d’appello per il duplice tentato omicidio (unitamente al figlio Giuseppe Mancuso) della zia Romana Mancuso e del cugino Giovanni Rizzo. Pantaleone Mancuso è fratello dei boss Giuseppe Mancuso, 76 anni, alias ’Mbrogghja (scarcerato nel novembre 2021 dopo 24 anni di ininterrotta detenzione), Diego e Francesco (detto “Tabacco”) Mancuso, gli ultimi due detenuti.