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29/09/2026 ore 14.01
Cronaca

‘Ndrangheta, la Cassazione conferma il carcere duro per il boss di Briatico Nino Accorinti

L’escalation criminale del capo promotore dell’omonimo clan capace di condizionare nel centro turistico del Vibonese ogni tipo di affare. Da pescatore ad armatore, l’influenza del capobastone anche sulla politica locale e le attività turistiche

di Giuseppe Baglivo

Resta detenuto in regime di carcere duro (articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario), il boss di Briatico Antonino Accorinti, di 70 anni. E’ quanto deciso dalla prima sezione penale della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso di Antonino Accorinti (condannato anche al pagamento delle spese processuali e un’ammenda di tremila euro) avverso l’ordinanza del febbraio scorso da parte del Tribunale di Sorveglianza di Roma. Il regime del 41 bis è stato deciso per il boss di Briatico con decreto del Ministero della Giustizia datato 16 luglio 2024. Nel respingere il ricorso, la Suprema Corte sottolinea che le doglianze formulate nei termini della violazione di legge, ma che afferiscono esclusivamente alla logicità e alla completezza della motivazione, non sono consentite in Cassazione e, comunque, risultano manifestamente infondate.
Nel caso di specie, inoltre, il Tribunale di Sorveglianza di Roma “ha reso una motivazione coerente e adeguata” facendo riferimento al decreto ministeriale e all’istruttoria espletata in tale sede, nonché “alle conversazioni intercettate in relazione ai rapporti intercorsi con i fratelli Trimboli, all’operatività dell’ambiente criminale di provenienza, ai rapporti con le cosche del Vibonese nel loro complesso e, infine, al prestigio di cui gode Antonino Accorinti”, con conseguente pericolo – se detenuto in regime carcerario ordinario – che possa veicolare messaggi all’esterno. Per la Cassazione, quindi, sussistono tutti i presupposti previsti dalla legge per l’applicazione del regime di cui all’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario (carcere duro). Antonino Accorinti il 7 febbraio 2025 è stato condannato in via definitiva alla pena di 12 anni nel processo nato dall’operazione “Costa Pulita” quale capo promotore dell’omonimo clan di Briatico. Lo scorso anno è stato inoltre condannato a 13 anni e 4 mesi in primo grado al termine del processo con rito abbreviato nato dalle operazioni Maestrale e Olimpo (è in corso l’appello).

Il profilo del boss

Conosciuto dalla giustizia e dalle forze dell’ordine sin dagli anni ’80, risalgono tuttavia agli anni novanta i primi guai sera con la legge. Diversi sono stati i procedimenti giudiziari che l’hanno visto coinvolto nei primi anni ‘90 per estorsione e coltivazioni di marijuana. Tra condanne e assoluzioni, il suo spessore criminale è cresciuto negli anni sino a dedicarsi alla gestione di un villaggio turistico, il Green Garden, unitamente a Pino Bonavita, deceduto e ritenuto in vita figura di primo piano dell'omonima “famiglia” da sempre alleata con gli Accorinti. Da pescatore, Nino Accorinti si è poi trasformato negli anni in armatore, gestendo una serie di motonavi con collegamenti anche con le isole Eolie. Le imbarcazioni spesso sono state guidate e condotte da Antonino Accorinti in persona. Lo stesso Nino Accorinti negli anni ’80 e i primi anni ’90 è stato persino consigliere comunale e assessore del Comune di Briatico in quota Psi (Partito socialista italiano). La sua influenza sulla politica di Briatico ha portato a ben tre scioglimenti del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Dalle relazioni di scioglimento è emerso il condizionamento degli Accorinti su appalti, forniture, lavori pubblici, concorsi, assunzioni, lottizzazioni, gestione del Piano regolatore, costruzione del porto, concessioni balneari, gestione delle spiagge, gestione delle mense scolastiche, manifestazioni sportive e religiose. Dal 2023 il figlio Antonio è divenuto collaboratore di giustizia.