‘Ndrangheta, il capo ultrà dell’Inter Ferdico tra i 54 arrestati dalla Polizia di Vibo: «È il pusher di riferimento degli Idà al Nord»
Il nickname “Juventus” usato nelle chat. L’apprezzamento del clan per il lavoro svolto: «Lo stiamo lasciando stare perché è sempre buono averlo». Ecco tutte le accuse della Dda
Era Marco Ferdico, ex capo ultrà dell’Inter assurto agli onori della cronaca per l’omicidio di Vittorio Boiocchi a Milano, il «terminale del narcotraffico a Milano e in Brianza per conto del locale di ‘ndrangheta di Ariola». È questa la nuova accusa – ha spiegato in conferenza stampa il procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio – che pende sul capo di Ferdigo e gli viene contestata dalla Dda di Catanzaro. Oggi al capo ultrà della Curva Nord dell’Inter è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione Jerakarni condotta dal Servizio centrale operativo, dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia e dal Sisco di Catanzaro.
Blitz contro la ‘ndrangheta nel Vibonese, il procuratore Curcio: «Gruppo radicato e violento, nelle Serre si usano ancora le armi»Sono 54 le persone cautelate, ritenute, a vario titolo, appartenenti alle cosche Emanuele e Idà di Gerocarne e accusate di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, tentato omicidio, reati in materia di armi.
Ferdico è accusato di essere «pusher di riferimento dell’organizzazione criminale nel Nord Italia» che i presunti vertici della cosca Idà chiamavano «il calciatore» alla luce della sua militanza nella squadra Soriano Calcio. Il paradosso è che l’ex capo ultrà dell’Inter usava come nickname la parola “Juventus”.
Otto chili di hashish
Tra le altre cose Ferdico è accusato di detenzione a fini di spaccio di otto chili di hashish per conto di Franco Idà - detto Nuccio, considerato reggente del gruppo criminale degli Emanuele di Gerocarne in assenza dei cognati Bruno e Gaetano Emanuele – e Marco Idà. Sono loro a definire Ferdico “il calciatore” e commentano anche il fatto che la sua fidanzata è ritenuta pericolosa perché parla troppo al telefono e che è solita raccontare tutto ai genitori. Dal linguaggio adottato dai due Idà, scrive il gip Arianna Roccia, emerge il fatto che il capo ultrà viene indicato come un soggetto «dedito allo spaccio di cocaina e hashish, che effettua continui investimenti nello stupefacente, riuscendo comunque a non indebitarsi».
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Ad ogni modo, anche se viene un po’ denigrato il fatto che “il calciatore” «mischia i lavori, i soldi li gira da una parte all’altra», il contributo di Marco Ferdico alla cosca è ritenuto prezioso tanto che i due Idà commentano: «Oggi ha portato 16.500 (euro, ndr); ora nella settimana che viene deve darci altri 20.000; ma essendo che la prima volta che siamo saliti si è comportato bene che ci ha tolto quei 10 chili brutta; non gli abbiamo detto nulla e lo stiamo lasciando stare perché è sempre buono averlo».
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In un’altra occasione Ferdico avrebbe detenuto 40 chili di marijuana. A organizzare la fornitura ci pensano Marco Idà e Pietro Parisi. Il gruppo è parecchio guardingo rispetto alle intercettazioni: «Compà mi raccomando non parlare vicino alla tua macchina che secondo me ti avranno messo qualche microspia, pure il cellulare... Occhi aperti». L’erba deve essere portata a Cittanova Marche. La prudenza non è mai troppa è Idà consiglia di «contare i pacchi e controllare la merce», di assicurarsi che l’uomo che deve ricevere la merce «non è seguito» e, infine «non devi andare con la tua macchina allo scarico» consiglia Idà a Ferdico.
Idà si raccomanda poi con Parisi: «Compà mandami le foto dei soldi... Così li giro... Però come li dai mandami le foto...Non per me...Ma per questi... Non fate le cose davanti al corriere... Se devi vedere l’erba non davanti al corriere». «Juventus è sul posto», dice Parisi riferendosi a Ferdico. La cessione della marijuana però fallisce perché gli acquirenti la ritengono non buona. «Non era buona...Tutta nera e piena di foglie... Compà abbiamo perso soldi stamattina... Con soldi in mano».