‘Ndrangheta, “Costa Pulita”: respinto il ricorso straordinario di un imprenditore di Briatico
Condanna confermata in Cassazione per i reati di associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori
Resta confermata la condanna a 6 anni e 8 mesi inflitta in via definitiva a Giuseppe Granato, 61 anni, imprenditore di Briatico, ritenuto colpevole al termine dell’operazione della Dda di Catanzaro denominata Costa Pulita. E’ quanto deciso dalla Cassazione che ha ritenuto inammissibile il ricorso straordinario alla Suprema Corte proposto da Giuseppe Granato. Confermata, dunque, la sentenza che ha affermato la penale responsabilità dell’imputato per i reati di associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori. Per i giudici, l'unico motivo del ricorso - che deduce l'errore percettivo in cui sarebbe incorso il giudice di legittimità in relazione alla determinazione della pena, oggetto di censura nel ricorso ordinario - è “aspecifico in quanto le deduzioni cui esso è affidato difettano della necessaria correlazione con le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato”. La decisione ha dichiarato “infondate le censure relative all’individuazione del minimo edittale per il delitto di associazione di tipo mafioso, in quanto la fattispecie aggravata dal carattere armato dell'associazione, prevedeva all'epoca dei fatti, quale minimo edittale, la pena di nove anni di reclusione, come correttamente individuato dalla Corte di merito”. Da qui l’inammissibilità del ricorso e la condanna di Giuseppe Granato al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
Giuseppe Granato era stato giudicato nel processo Costa Pulita attraverso il rito abbreviato che gli è valso uno sconto di pena pari ad un terzo. Gli sono state poi confiscate diverse quote di società con sedi legali a Briatico e Cosenza, oltre ad un complesso residenziale a Zambrone, alcuni terreni, un’impresa di costruzioni a Briatico e beni mobili.