‘Ndrangheta: “Black money”, la Cassazione nega la revisione della condanna ad Agostino Papaianni
La pena per estorsione, aggravata dal metodo mafioso, era divenuta irrevocabile ma il ricorrente – ritenuto tra i fedelissimi del boss Luigi Mancuso – si era rivolto alla Corte d’Appello di Salerno
Resta confermata la condanna a 7 anni e 8 mesi di reclusione rimediata da Agostino Papaianni, 74 anni, di Coccorino di Joppolo, al termine del processo nato dall’operazione antimafia “Black money”. E’ quanto deciso dalla sesta sezione penale della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso di Agostino Papaianni avverso la decisione della Corte d’Appello di Salerno a cui si era rivolto il 74enne per una richiesta di revisione della condanna divenuta irrevocabile per i delitti di estorsione ai danni di Onofrio Loiacono e di tentata estorsione ai danni di Antonio Lino Stagno, entrambi aggravati dal metodo mafioso. Relativamente al primo di tali reati, la Corte d'Appello di Salerno ha ritenuto che i nuovi elementi di prova addotti dal richiedente sarebbero “manifestamente inidonei a condurre ad una sentenza di proscioglimento, in quanto incapaci di incidere sulla concludenza della prova decisiva, rappresentata dall’indicazione di Papaianni per il proprio estorsore, effettuata da Loiacono alla moglie nel corso di due loro conversazioni intercettate”. Riguardo alla tentata estorsione ai danni di Stagno, l'ordinanza impugnata ha escluso che due delle prove fondanti la richiesta di revisione - un dialogo registrato dalla vittima con Cuppari, pochi giorni dopo aver subìto un attentato incendiario a marzo del 2006 a Ricadi, ed un altro intercettato tra tali Maccarone e Barone - possano considerarsi nuove, essendo state portate a conoscenza dei giudici della cognizione e da essi valutate. La terza prova - una relazione di servizio dei carabinieri, relativa ad un'informazione confidenziale loro resa da Ripepi, al quale Stagno avrebbe indicato come suo estorsore una persona diversa da Papaianni – sarebbe “manifestamente inconferente, in quanto relativa ad un episodio di quattro anni precedente al reato”.
Agostino Papaianni si è quindi rivolto alla Cassazione articolando un ricorso di otto motivi avverso la decisione della Corte d’Appello di Salerno che ha rigettato la revisione della condanna. Per la Cassazione, tuttavia, il ricorso di Papaianni è inammissibile in quanto “nessuno dei motivi può essere ammesso e la Corte d'Appello di Salerno ha reso una motivazione effettiva e sufficiente, non essendo necessario soffermarsi partitamente ed espressamente su ciascuno dei documenti allegati alla richiesta”. Per la Suprema Corte “indiscutibilmente persuasiva si presenta la motivazione dell'ordinanza impugnata per quel che riguarda la tentata estorsione a Stagno. Basti rilevare che la Corte d'Appello di Salerno ha evidenziato come, delle tre prove nuove addotte dall'interessato, due non erano tali, perché già portate a conoscenza dei giudici di entrambi i gradi di merito; mentre la terza era palesemente inconferente, in quanto relativa ad una circostanza non ricollegabile al delitto”. Quanto invece all'estorsione ai danni di Loiacono, anche lui di Ricadi, l'ordinanza “si presenta egualmente lineare nell'escludere che le dichiarazioni rese da un testimone al difensore di Papaianni, a distanza di oltre vent'anni dai fatti e non riguardanti il nucleo essenziale della condotta delittuosa, potessero in alcun modo incidere sulla prova principale posta a fondamento della condanna, consistente nel dettagliato racconto della vicenda operato dalla vittima alla propria moglie in più di una occasione, nel corso di alcuni loro dialoghi al tempo intercettati dagli inquirenti”. Da qui l’inammissibilità del ricorso di Papaianni, la sua condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Da ricordare che Agostino Papaianni nel dicembre scorso è stato condannato a 13 anni di reclusione nel processo d’appello nato dalla maxioperazione Rinascita Scott (20 anni in primo grado) in quanto ritenuto un fedelissimo del boss di Limbadi Luigi Mancuso. Papaianni è stato arrestato il 15 giugno 2021 a Catanzaro (quartiere Janò) dopo essere sfuggito al blitz del 19 dicembre 2019 proprio nell’ambito dell’operazione Rinascita Scott.