‘Ndrangheta, a dieci anni dal blitz approdano in appello due tronconi dell’operazione “Costa Pulita” – NOMI
Secondo grado di giudizio dopo una sentenza del Tribunale di Vibo e un annullamento con rinvio della Cassazione. Colpiti i clan Accorinti, Bonavita e Melluso di Briatico, Il Grande di Parghelia ed esponenti della famiglia Mancuso di Limbadi e Nicotera
Approdano in appello i due tronconi dell’operazione antimafia “Costa Pulita” che nel 2016 ha colpito principalmente i clan di Briatico, Parghelia, Santa Domenica di Ricadi, Nicotera Marina e Limbadi. Stesso Collegio oggi per due diversi processi che cammineranno in parallelo, ma allo stato senza possibilità di riunione arrivando uno dal troncone celebrato con rito abbreviato e dopo un annullamento con rinvio ad opera della Cassazione, l’altro dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia che il 13 marzo dello scorso anno – a ben nove anni dall’operazione – è riuscito a chiudere il processo con la sentenza di primo grado per quanto attiene il troncone con rito ordinario.
La Corte d’Appello di Catanzaro si è quindi oggi ritrovata a chiamare in rapida successione i due processi annunciando però che già dalla prossima udienza la composizione dei giudici sarà diversa per i due tronconi. Per quanto riguarda il processo d’appello che arriva da un annullamento con rinvio ad opera della Cassazione, gli imputati sono: Sergio Bagnato, ex consigliere comunale di maggioranza a Briatico nell’amministrazione Prestia sciolta per mafia (concorso esterno in associazione mafiosa l’accusa per lui, mentre ammonta a 3 anni, un mese e dieci giorni la precedente condanna annullata con rinvio dalla Cassazione); Leonardo Melluso (cl ’65), di Briatico, indicato quale capo dell’omonimo clan (6 anni per lui la precedente condanna); Simone Melluso, di Briatico, figlio di Leonardo (7 anni nella precedente sentenza d’appello); Emanuele Melluso, di Briatico, pure lui figlio di Leonardo (6 anni e 10 mesi nella precedente sentenza d’appello, per lui annullamento con rinvio per un solo capo d’imputazione). Per decidere in ordine ad una sola confisca di beni, in tale troncone compare anche Antonino Accorinti, condannato in via definitiva a 12 anni quale capo dell’omonimo clan di Briatico. Il processo per mancanza stamane del giudice relatore è stato rinviato al 17 settembre.
Per quanto riguarda, invece, il processo d’appello che arriva dal troncone con rito ordinario, gli imputati sono 25. Si ripartirà per loro dalle condanne emesse in primo grado dal Tribunale di Vibo che sono le seguenti: 4 anni Greta Accorinti (cl ’87), di Briatico, figlia del boss Antonino; 7 anni Luciano Marino Artusa (cl ’61), di Filandari; 4 anni e 6 mesi Claudia Barbuto, (cl ’72), di Vibo Valentia; 5 anni Armando Bonavita (cl ’79), di Briatico, figlio del defunto boss Pino Bonavita; 2 anni e 8 mesi Alessandra Borello (cl ’84), di Briatico; 2 anni e 8 mesi Marco Borello (cl ’74), di Briatico; 3 anni Francesco Capano (cl ’72), nato a Vibo Valentia; 2 anni Francesco Crigna (cl ’70), ex vicesindaco di Parghelia; 2 anni e 8 mesi Francesco Daniele (cl ‘58) di Argusto (Cz); 2 anni e 8 mesi Massimo Fortuna (cl ’76), di San Gregorio d’Ippona; 11 anni Adriano Greco (cl ’82), di Briatico; 6 anni Carmine Il Grande (cl ’78) di Parghelia; 6 anni e 6 mesi Egidio Il Grande (cl ‘64), di Parghelia; 2 anni e 8 mesi Giuseppe Lo Gatto (cl ’71) di Briatico; 6 anni Salvatore Lo Iacono (cl ’67), di Zambrone; 6 anni e 6 mesi Domenico Mancuso (cl ’75), di Limbadi (figlio del boss Giuseppe Mancuso, alias “Peppe ‘Mbrogghja”); 13 anni e 8 mesi Pantaleone Mancuso (cl. ’61) alias “Scarpuni”, di Nicotera Marina; 9 anni e 2 mesi Domenico Marzano (cl ’66), di Briatico (avvocato ed ex assessore del Comune di Briatico); 2 anni e 8 mesi Francesco Melluso (cl ’70) di Briatico; 2 anni e 8 mesi Caterina Nicolino (cl ’77) di Milano; 4 anni e 6 mesi Filippo Niglia (cl ’60), imprenditore di Briatico; 5 anni Salvatore Pandullo (cl ’87) di Seregno; 9 anni Pasquale Puglia (cl. ’74) di Polla; 10 anni Pasquale Quaranta (cl ‘63), di Santa Domenica di Ricadi (già condannato all’ergastolo in via definitiva); 6 anni e 6 mesi Michele Salerno (cl ’46), di Cutro.
Il Tribunale collegiale di Vibo, presieduto dal giudice Antonio Di Matteo (a latere i giudici Gianfranco Conti e Laerte Conti), aveva inoltre ordinato la confisca delle armi e delle munizioni ancora in sequestro, nonché dell’intero capitale sociale, e relativo compendio aziendale, delle società: “Briatico Eolie srl”; Horacle srl; SD Calcestruzzi di Surace Domenico srl.
Nel processo d’appello, la Procura Generale di Catanzaro ha quindi chiesto la riapertura dell’istruttoria dibattimentale per ascoltare in aula (o videocollegamento) il collaboratore di giustizia Antonio Accorinti (figlio del boss Antonino Accorinti), richiesta che in primo grado era stata rigettata dal Tribunale di Vibo. Su tale riapertura dell’istruttoria, la Corte d’appello si pronuncerà nell’udienza del 17 settembre.
Le parti civili
Gli imputati condannati per il reato di associazione mafiosa o per reati aggravati dalle finalità mafiose sono stati condannati in primo grado anche al risarcimento del danno – da liquidarsi in separata sede civile – nei confronti delle costituite parti civili: associazione antiracket e antiusura della Provincia di Vibo Valentia (avvocato Giovanna Fronte), Alilacco Sos impresa (avvocato Lavigna), Ministero dell’Interno e commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura (Avvocatura dello Stato con l’avvocato Maria Vittoria Rosignolo), Regione Calabria (avvocato Lucio Romualdo), Provincia di Vibo Valentia (avvocato Vincenzo Sgromo), Comune di Vibo Valentia (avvocato Rosario Rocchetto), Comune di Parghelia (avvocato Paolo Del Giudice) e Comune di Briatico (avvocato Roberto La Scala). Parti civili anche alcuni imprenditori: Giuseppe e Antonino De Masi (assistiti dall’avvocato Giacomo Saccomanno), Francesco Cascasi (avvocato Saccomanno), Salvatore Barbagallo (testimone di giustizia) e Lucia Romano (avvocato Antonio Panella). Nei confronti delle parti civili, gli imputati sono stati condannati in primo grado, in solido, alla rifusione delle spese processuali. Il solo Pantaleone Mancuso è stato invece condannato al risarcimento del danno – da liquidarsi in separata sede civile – nei confronti di Giuseppe De Masi, Antonino De Masi e Francesco Cascasi, oltre alla rifusione delle spese processuali sostenute da tali parti.
Il collegio di difesa
Nel collegio di difesa degli imputati figurano gli avvocati: Giovanni Vecchio, Giuseppe Bagnato, Diego Brancia, Francesco Muzzopappa, Vincenzo Brosio, Marco Talarico, Daniela Costa, Michelangelo Miceli, Michele Accorinti, Patrizio Cuppari, Tiziana Barillaro, Paride Scinica, Francesco Calabrese, Vincenzo D’Ascola, Daniela Garisto, Enrico Giarda, Romualdo Truncè e Romolo Villirillo.