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28/04/2026 ore 17.59
Cronaca

‘Ndrangheta, 11 condanne in Cassazione per il clan Patania di Stefanaconi - NOMI

Pronunciamento definitivo per l'operazione "Romanzo criminale" dopo un precedente annullamento con rinvio ad opera della Suprema Corte e un nuovo processo di secondo grado. Regge l'associazione mafiosa

di Giuseppe Baglivo

Sentenza della Cassazione per 11 imputati coinvolti nel procedimento penale nato dall’operazione antimafia denominata “Romanzo criminale” contro il clan Patania di Stefanaconi. Il verdetto della Suprema Corte arriva dopo un nuovo processo d’appello celebrato lo scorso anno a seguito di un precedente annullamento con rinvio ad opera della Cassazione sul reato associativo. Questo il verdetto: 9 anni di reclusione confermati per Bruno Patania, di Stefanaconi; 10 anni per Francesco Lopreiato, di San Gregorio d’Ippona; 10 anni per Cristian Loielo di Sant’Angelo di Gerocarne; 9 anni per Caterina Caglioti, originaria di Sant’Angelo di Gerocarne, residente a Stefanaconi (moglie di Nazzareno Patania, fratello di Bruno). Confermate poi le condanne per: Giuseppina Iacopetta di Stefanaconi (14 anni); Alessandro Bartalotta di Stefanaconi (10 anni); Andrea Patania di Stefanaconi (9 anni); Giuseppe Patania di Stefanaconi (16 anni); Nazzareno Patania di Stefanaconi (12 anni); Salvatore Patania di Stefanaconi (15 anni); Saverio Patania di Stefanaconi (15 anni).
Quali pene accessorie, per Bruno Patania, Francesco Lopreiato e Cristian Loielo è stata confermata l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e legale durante l’espiazione della pena nonché, a condanna espiata, la misura di sicurezza della libertà vigilata per due anni.

Il risarcimento dei danni

Tutti gli imputati sono stati altresì condannati (in solido tra loro) al risarcimento dei danni nei confronti delle costituite parti civili (Provincia di Vibo, Comune di Stefanaconi, Alilacco Sos Impresa, Associazione per la liberazione degli imprenditori) già liquidato con la sentenza di primo grado del Tribunale di Vibo.

Le accuse

La sentenza di primo grado era stata emessa dal Tribunale di Vibo Valentia il 12 marzo 2017. Associazione mafiosa il reato principale contestato. Il procedimento penale nasce dagli esiti di una complessa ed articolata attività di indagine condotta dai militari del Roninv dei carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia che aveva preso le mosse da molteplici fatti omicidiari consumati tra settembre 2011 e luglio 2012 nel Vibonese, in relazione ai quali sono stati celebrati distinti processi a Catanzaro nell’ambito dell’operazione “Gringia”.
Alla morte di Fortunato Patania (ucciso nel settembre 2011 dal clan dei Piscopisani), i figli – seppure formalmente non battezzati nella ‘ndrangheta, con apposito rito di affiliazione, per via della faida in corso con i Piscopisani – avrebbero preso “parte attiva all’associazione mafiosa, riconosciuti nel contesto criminale locale quali responsabili di Stefanaconi e stretti alleati del boss Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni, che avrebbe finanziato con centomila euro la guerra di mafia contro il clan dei Piscopisani provvedendo al reperimento delle armi da fuoco”. Oltre al reato associativo venivano, a vario titolo, contestati i reati di usura, estorsione, danneggiamento, detenzione e porto illegale di armi da fuoco.

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