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04/09/2026 ore 15.06
Cronaca

Narcotraffico e peculato al Porto di Gioia Tauro, la Dda chiede condanne anche per tre vibonesi

Oltre all’accusa di aver consentito l’uscita di container con ingentissimi quantitativi di cocaina, a Mario Solano di Limbadi - in servizio all’ufficio antifrode - viene contestato pure il reato di peculato. Richieste di pena pure per due imputati di Mileto

di Giuseppe Baglivo

Si registrano richieste di condanna anche nei confronti di tre imputati del Vibonese nel processo nato dall’operazione denominata “Tre Croci”. Dinanzi al Tribunale collegiale di Reggio Calabria, il pm della Dda Lucia Spirito ha infatti chiesto ai giudici la condanna a 20 anni di reclusione (e 80mila euro di multa) nei confronti di Mario Solano, 63 anni, originario di Nicotera ma residente a Limbadi, in servizio all’ufficio antifrode di Gioia Tauro, sino al 2021 addetto al “controllo scanner” e successivamente alla “visita merci” ed arrestato nel 2024 nell’ambito di un’inchiesta sul narcotraffico che passava dal porto di Gioia Tauro. Le altre richieste di condanna sono le seguenti: 13 anni (e 42mila euro di multa) per Antonio Pititto, di 61 anni, residente a Mileto, addetto al controllo scanner; 6 anni e 6 mesi (e 20mila euro di multa) per Michele Silvano Mazzeo, 54 anni, di Mileto.

Le accuse

Mario Solano, secondo l’accusa, avrebbe indicato attraverso un altro indagato «ai gruppi sudamericani le modalità di carico dello stupefacente più opportune per occultare la sostanza al passaggio dallo scanner». L’altro doganiere sotto processo, Antonio Pititto, avrebbe invece preso indicazioni da Solano e alterato «gli esiti delle scansioni radiogene relative ai container di interesse del gruppo, non segnalando le anomalie emerse durante i controlli e consentendo ai container contenenti cocaina di venire “svincolati” e uscire dallo scalo portuale di Gioia Tauro». Mario Solano avrebbe quindi “fornito indicazioni sulle metodologie di importazione più vantaggiose per il gruppo criminale, e più difficili da perseguire per l’Ufficio Dogane e per le forze dell’ordine”.
A Michele Silvano Mazzeo viene invece contestata l’accusa di narcotraffico in relazione a cinque chili di cocaina fatta arrivare attraverso un container nel porto di Gioia Tauro. E’ difeso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Valerio Vianello Accorretti. Dal luglio scorso Michele Silvano Mazzeo è passato agli arresti domiciliari con obbligo di indossare il braccialetto elettronico (dal luglio del 2024 era invece detenuto in regime di carcere duro). E’ stato di recente assolto nel maxiprocesso Maestrale-Carthago (richiesta di pena della Dda di Catanzaro a 7 anni), mentre ha riportato una condanna definitiva a 8 anni nel processo nato dall’operazione antimafia “Rimpiazzo”.

L’accusa di peculato nei confronti di Solano

Oltre all’accusa di aver consentito l’uscita dal porto di ingentissimi quantitativi di cocaina, a Mario Solano - in servizio all’ufficio antifrode - viene contestato il reato di peculato. In particolare, secondo l’accusa, in tempi diversi e quale pubblico ufficiale, nonché funzionario doganale in servizio presso l’Adm di Gioia Tauro e addetto alle visite merci dei container in transito presso lo scalo portuale di Gioia Tauro, si sarebbe impossessato di numerosi beni (di proprietà di differenti aziende) di cui aveva la disponibilità in ragione del proprio servizio, in quanto contenute all’interno dei container da sottoporre a visita. L’appropriazione riguarda penne, matite, calamite e gadget vari, sui quali “faceva apporre la denominazione del Centro Sportivo in costruzione di cui era presidente, al fine di un successivo utilizzo, oltre a vari indumenti marca Ralph Lauren e Renato Balestra. Il Centro Sportivo “Solano Marchese Pierre De Coubertin” si trova a Limbadi.
E’ stata l’attività intercettiva realizzata il 16 marzo 2022 a scoperchiare la vicenda. Mario Solano si sarebbe infatti recato in una tipografia e, riferendosi espressamente al “controllo di souvenir” che aveva appena fatto e ad una serie di beni (penne, matite, portachiavi) menzionati nell’intercettazione di quella mattina, faceva visionare al responsabile i campioni della merce trafugata, commissionandogliene la lavorazione che, per come emerge dalle intercettazioni, aveva ad oggetto la stampa del logo del centro sportivo, con la scritta “Centro sportivo Solano”.
Per la Dda di Reggio Calabria si ha quindi contezza che Mario Solano, impossessatosi di un numero non certo esiguo di beni trafugati dai contenitori oggetto di controllo doganale, avesse deciso di “appropriarsene per propri scopi personali e che si era trattato di una condotta non certo isolata del Solano, atteso che lo stesso si dimostrava capace di disporre di un numero illimitato di gadget del genere, stante l’attività a cui era preposto e che aveva piegato per soddisfare le proprie esigenze personali quanto illecite”. Da ricordare che il Centro sportivo “Solano – Marchese Pierre de Coubertin” ha preso vita a Limbadi nel marzo 2023 ed è stato poi inaugurato nel mese di agosto dello stesso anno. Mario Solano è difeso dall’avvocato Francesco Capria.