Narcotraffico diretto dal clan Maiolo di Acquaro in mezza Italia: i nomi degli indagati e le accuse
Associazione a delinquere aggravata dalle finalità mafiose e commercializzazione di marijuana, cocaina e hashish le principali contestazioni mosse dalla Dda di Catanzaro e dalla Guardia di finanza. Fondamentali le intercettazioni per la riuscita dell’operazione
Sono in totale 16 gli indagati nell’inchiesta della Guardia di finanza – coordinata dalla Dda di Catanzaro – nell’ambito di un’operazione antidroga che va a colpire principalmente il clan dei Maiolo di Acquaro, inserito nel più ampio “locale” di ‘ndrangheta di Ariola di Gerocarne. Questi tutti gli indagati: Gianni Bellò, 80 anni, di Garbagna (Al); Francesco Carè, 52 anni, di Fabrizia; Domenico Fortuna, 44 anni, di Stefanaconi, ma domiciliato a Siniscola (Nu); Domenico Fusca, 45 anni, di Dasà; Angelo Maiolo, 42 anni, di Acquaro, ma domiciliato a Montesilvano (Pe); Antonio Maiolo, 34 anni, di Stefanaconi; Carlo Maiolo, 55 anni, originario di Acquaro ma residente a Montesilvano (Pe); Francesco Maiolo, 43 anni, di Acquaro, ma residente a Brandizzo (To); Giovanni Maiolo, 36 anni, di Acquaro, residente a Montesilvano (Pe); Dritan Mici, 52 anni, albanese, residente a San Salvo (Ch); Gaetano Montera, 29 anni, di Acquaro; Nicola Papaleo, 67 anni, di Monasterace (Rc); Pietro Parisi, 46 anni, originario di Siderno ma residente a Alghero (Ss); Stefano Terremoto, 47 anni, di Torino; Ciro Trezzi, 44 anni, di Montesilvano (Pe); Francesco Zoccoli, 54 anni, di Bianco (Rc).
Le accuse
Il reato di associazione a delinquere finalizzata all’importazione, trasporto, detenzione, commercializzazione e cessione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti (marijuana principalmente, ma anche cocaina e hashish) viene contestato ai seguenti indagati: Gianni Bellò, Francesco Carè, Domenico Fortuna, Domenico Fusca, Angelo Maiolo, Francesco Maiolo, Antonio Maiolo, Carlo Maiolo, Giovanni Maiolo, Gaetano Montera, Nicola Papaleo, Pietro Parisi, Stefano Terremoto e Ciro Trezzi. Lo stoccaggio e il temporaneo deposito dello stupefacente sarebbe avvenuto oltre che in Calabria, nel Lazio, in Piemonte e in Abruzzo con reti di distribuzione al minuto dislocate su tutto il territorio nazionale.
L’associazione facente capo al clan Maiolo di Acquaro sarebbe stata – secondo l’accusa – particolarmente avvezza all’utilizzo di strumenti di comunicazione telefonica e telematica con sofisticate tecnologie di criptografia idonee ad eludere le investigazioni. Angelo Maiolo viene indicato come il promotore, il capo ed il finanziatore del sodalizio criminale dettando ai propri subordinati anche disposizioni sul prezzo di rivendita della droga, debitamente maggiorato del compenso da imputare alla propria quota parte del provento dell’attività di narcotraffico.
Organizzatori del sodalizio e soggetti tutti beneficiari della piena fiducia di Angelo Maiolo vengono indicati i seguenti indagati: Nicola Papaleo, Ciro Trezzi, Francesco Maiolo, Francesco Carè, Antonio Maiolo, Gaetano Montera, Domenico Fusca. Gli stessi avrebbero garantito in prima persona sia con riferimento all’attività di custodia, sia per l’occultamento dello stupefacente. Fornitori di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente (marijuana e cocaina) vengono indicati Stefano Terremoto, Pietro Parisi e Gianni Bellò.
Il ruolo di finanziatori del narcotraffico avrebbero invece ricoperto Giovanni Maiolo, Carlo Maiolo e Domenico Fortuna, attivi anche nel reclutamento dei corrieri per il trasporto della droga e nell’individuazione di acquirenti interessati all’acquisto dello stupefacente. Le accuse sono aggravate dall’aver agito per agevolare l’attività del clan Maiolo di Acquaro, inserito nel "locale” di ‘ndrangheta di Ariola. Il sodalizio avrebbe operato dal 2015 all’attualità. Angelo e Francesco Maiolo si trovano attualmente già detenuti in quanto coinvolti nell’operazione antimafia denominata Habanero.