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02/07/2026 ore 18.50
Cronaca

Maxiprocesso Maestrale: le accuse e le assoluzioni nei confronti degli imputati Pasqua e Garisto

L’ex dirigente dell’Asp si trovava sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione e minaccia aggravata. La penalista vibonese rispondeva invece di favoreggiamento nei confronti del boss di Zungri

di Giuseppe Baglivo

Assolto “perché il fatto non sussiste”. Questa la formula assolutoria decisa dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia (presidente Rossella Maiorana, a latere i giudici Luca Brunetti e Rosamaria Pisano) nei confronti del dottore Cesare Pasqua, 77 anni, ex capo Dipartimento Prevenzione dell’Asp, uno dei principali imputati del maxiprocesso andato ieri a sentenza. Il dirigente sanitario di Vibo Valentia, originario di Nicotera, era stato arrestato e sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari nel settembre del 2023 nell’ambito dell’operazione antimafia “Maestrale-Carthago” per poi riacquistare la totale libertà nell’aprile scorso. Le accuse mosse dalla Dda di Catanzaro nei confronti del dottore Cesare Pasqua vanno dal concorso esterno in associazione mafiosa allo scambio elettorale politico-mafioso sino alla corruzione aggravata dalle finalità mafiose e alla minaccia aggravata dall’uso di un’arma e dal metodo mafioso. Da tutte le contestazioni i giudici hanno assolto con formula ampia l’imputato, difeso dagli avvocati Vincenzo Pasqua e Giuseppe Bagnato. La Dda di Catanzaro (pm Annamaria Frustaci, Andrea Buzzelli e Irene Crea) aveva chiesto per Cesare Pasqua la condanna a 14 anni di reclusione.

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L’accusa che non ha retto

Secondo l’assunto accusatorio, al dottore Cesare Pasqua, in qualità di dirigente del Servizio di Prevenzione dell’Asp di Vibo Valentia, veniva contestato di aver intessuto negli anni legami molto stretti con la criminalità organizzata, in particolare con la cosca dei Mancuso di Limbadi, la cosca dei Fiarè di San Gregorio d’Ippona e con alcuni clan mafiosi di Mileto. Cesare Pasqua si sarebbe in particolare messo a disposizione, quale dirigente dell’Asp, delle articolazioni mafiose di Limbadi e San Gregorio d’Ippona e delle ulteriori articolazioni a queste collegate asservendo - mediante abuso e mercimonio della funzione pubblica ricoperta - l’Asp di Vibo Valentia alle esigenze della criminalità organizzata ed intervenendo in favore di tali consorterie in occasione di problematiche burocratiche sorte nell’ambito di procedure amministrative di competenza dell’Asp ovvero di controlli o sequestri posti in essere nei confronti di imprese di interesse delle cosche in modo da favorire i sodalizi criminali. Ciò anche con riferimento allo specifico settore della gestione del ristoro ospedaliero per gli ospedali di Vibo Valentia, Tropea e Serra San Bruno, nel cui ambito negli anni il dottore Cesare Pasqua avrebbe adeguato la propria azione – secondo l’accusa che non ha retto al vaglio del Tribunale – agli equilibri mafiosi, ostacolando imprenditori del settore non riconducibili al presunto “sistema” spartitorio realizzato da Gregorio Coscarella (ritenuto legato al clan Fiaré ma anche lui assolto con formula ampia “perché il fatto non sussiste”), ovvero agevolando quegli imprenditori che godevano del suo benestare come nell’occasione in cui avrebbe favorito illecitamente l’affidamento del servizio di mensa ospedaliera dei nosocomi ricadenti nella competenza dell’Asp di Vibo Valentia all’azienda dell’imprenditore di Mileto Domenico Colloca, quest’ultimo ritenuto dagli inquirenti associato alla ‘ndrina di Paravati e a disposizione del presunto capo ‘ndrina Michele Galati. Per quanto riguarda i reati contestati in concorso con il dottore Cesare Pasqua, Domenico Colloca è stato anche lui assolto, mentre per altri due capi d’imputazione è stato condannato alla pena complessiva di 17 anni di reclusione.
Proprio nell’ambito del settore delle mense ospedaliere venivano contestate al dottore Cesare Pasqua le ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso e di corruzione aggravata dalla finalità agevolativa. Stando alla ricostruzione accusatoria franata con la sentenza del Tribunale di Vibo, il dottore Cesare Pasqua - in cambio della promessa da parte del Colloca di procacciare dei voti per il figlio candidato alle elezioni regionali del 2020, vale a dire Vincenzo Pasqua, si sarebbe impegnato ad aiutare Colloca nella sua attività lavorativa di preparazione dei pasti per gli ospedali di Tropea e Vibo, attività di fatto subappaltata da altra società aggiudicataria del servizio a seguito della chiusura delle mense di quei nosocomi per carenze igienico-sanitarie disposta da Pasqua.
Da ricordare, infine, che nell’ambito del maxiprocesso Maestrale-Carthago, al dottore Cesare Pasqua era stato contestato anche il reato di abuso d’ufficio ma il 5 settembre 2024 il Tribunale aveva emesso sentenza di non luogo a procedere” perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato”. In pratica l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio (disegno di legge del ministro della Giustizia Carlo Nordio), votata dal Parlamento a fine luglio 2024, ha permesso la cancellazione di tale contestazione anche nei confronti di Cesare Pasqua che rispondeva per l’assunzione della nuora – Serena Velocci (non indagata) – nel reparto di medicina del lavoro dell’Asp di Vibo Valentia. Una vicenda che aveva destato clamore nazionale dopo il caso sollevato da un servizio delle “Iene”.

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L’assoluzione dell’avvocato Garisto

Tra le assoluzioni di spicco del maxiprocesso si registra anche quella dell’avvocato penalista Daniela Garisto, 44 anni, di Filandari. Nei suoi confronti la Dda di Catanzaro aveva chiesto la condanna a 12 anni di reclusione. La stessa Procura distrettuale nel 2023 per l’avvocato aveva chiesto gli arresti domiciliari ma il gip aveva rigettato la misura cautelare evidenziando l’assenza della gravità indiziaria nell'ipotizzato reato di favoreggiamento nei confronti del boss di Zungri Giuseppe Accorinti, con quest’ultimo che ieri ha rimediato un’ulteriore condanna (dopo quella in Rinascita Scott) – 12 anni e 7 mesi – nell’ambito del maxiprocesso Maestrale-Carthago-Olimpo. In particolare, Peppone Accorinti in data 12 aprile 2019 era destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’operazione “Errore Fatale” che mirava a fare luce sull’omicidio del boss del Poro Raffaele Fiamingo detto “Lele il Vichingo” e sul tentato omicidio di Francesco Mancuso, detto “Ciccio Tabacco”, entrambi esponenti di spicco della ‘ndrangheta vibonese, avvenuto in data 9 luglio 2003 a Spilinga. L’ordinanza di custodia cautelare per Accorinti era stata confermata dal Tribunale Riesame e, stando alla ricostruzione della Dda, il boss di Zungri avrebbe manifestato un forte risentimento nei confronti del difensore dell’epoca (avvocato diverso dalla Garisto). Da qui, secondo l’impostazione accusatoria che non ha retto al vaglio dei giudici, “l’imbasciata mandata al proprio sodale Domenico Cichello per il tramite dell’avvocato Daniela Garisto”, con la quale Giuseppe Accorinti sarebbe stato “in contatto dal carcere attraverso l’utilizzo di un apparecchio cellulare che deteneva illegalmente”. Stando ad un’intercettazione tra Domenico Cichello e Francesco Barbieri, l’avvocato Garisto dopo aver ricevuto dal carcere la telefonata di Accorinti, si sarebbe recata nell’agosto 2019 nell’autosalone di Cichello per veicolargli l’imbasciata: avvicinare un perito per attestare falsamente in una perizia fonografica che la voce ascoltata nell’indagine “Errore Fatale” non era quella di Giuseppe Accorinti.

Assente la gravità indiziaria

Già per il gip distrettuale, tuttavia, tale ricostruzione della Dda di Catanzaro non poteva integrare la gravità indiziaria del reato di favoreggiamento ipotizzato nei confronti dell’avvocato Garisto. “Alla luce di quanto emerso, posto il generico riferimento a tale “Daniela” – sottolineava all’epoca il gip – e considerato altresì che si sconosce il contenuto delle conversazioni intercorse tra Accorinti e la Garisto, riscontrate dai tabulati – non può escludersi che le stesse, peraltro di pochi secondi ciascuna ed anche se comunque illecite posto che Accorinti non era autorizzato all’uso di quel cellulare, avessero ad oggetto altre questioni”. Per il gip sussisteva unicamente il mero sospetto che l’autrice dell’imbasciata in esame fosse stata l’avvocato Garisto, ma non poteva ritenersi integrata la gravità indiziaria “del delitto in esame in capo alla medesima”.
Il Tribunale di Vibo Valentia ha quindi assolto Daniela Garisto con formula ampia “perché il fatto non sussiste”, accogliendo così le argomentazioni difensive. portate all’attenzione dei giudici dagli avvocati Giuseppe Bagnato e Diego Brancia. Spetterà ora alla Dda di Catanzaro decidere se impugnare o meno in appello le assoluzioni di Cesare Pasqua e Daniela Garisto una volta depositate le motivazioni della sentenza da parte del Tribunale di Vibo Valentia che ha sancito l’insussistenza dei fatti contestati.