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23/07/2026 ore 19.03
Cronaca

Maxi sequestro da 8,5 milioni di euro nel Vibonese: ecco società, fabbricati e beni sequestrati all’imprenditore Fraone

L’inchiesta della Guardia di finanza mira a far luce sull’indebita percezione di erogazioni pubbliche. Sigilli a Srl turistiche, quote sociali e immobili tra Parghelia, Tropea e Filadelfia

di Giuseppe Baglivo

Interessa il patrimonio e i beni dell’ex consigliere provinciale di Vibo Valentia Domenico Fraone, 55 anni, residente a Filadelfia, l’ultimo maxisequestro da oltre 8,5 milioni di euro operato dal Comando provinciale della Guardia di Finanza. Il professionista e imprenditore, attivo nel settore turistico-ricettivo, è il gestore di importanti strutture lungo la Costa degli Dei. Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Alessio Maccarone, nei confronti di Domenico Fraone nella sua qualità di indagato e poiché titolare della ditta individuale “Fraone Domenico”, in quanto legale rappresentante della “Fraone srl”, nonché in qualità di legale rappresentante della “Torre Balì Sas di Fraone Domenico & C.”, società che per il gip “si è resa responsabile di un illecito amministrativo e, quindi, destinataria del provvedimento”.

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Il gip ha quindi disposto il sequestro preventivo, “in via principale e diretta, della somma di 4.443.300,00 euro nella disponibilità dell’indagato Domenico Fraone, rinvenibile in forma liquida o disponibile su conti correnti, o comunque depositata presso istituti bancari, ovvero nel caso di mancato rinvenimento di tale somma, il sequestro per equivalente di altri beni del medesimo valore”. Quindi il “sequestro preventivo della somma di 4.041.300,00 euro nella disponibilità della persona giuridica Torre Balì Sas di Fraone Domenico & C., rinvenibile in forma liquida o disponibile su conti correnti o, comunque, depositata presso istituti bancari”, e poi il sequestro preventivo della somma di 34.913,89 euro nella disponibilità di Domenico Fraone. Il sequestro per equivalente dei beni intestati a Domenico Fraone interessa invece: il 91,32% delle quote sociali della “Fraone srl” per un valore nominale pari a 108.666,00 euro; il 50% delle quote sociali della “Msc Consulting srl” per un valore nominale pari a 5.000,00 euro; il 50% delle quote sociali della “Residenza Porto Pirgos srl”, ubicata a Parghelia, per un valore nominale pari a 5.000,00 euro. Il valore nominale totale delle quote sociali è pari a 118.666,00 euro.
Sequestro preventivo anche per una serie di unità immobiliari per un valore totale di 270.193,89 euro: un fabbricato di nove vani a Filadelfia; due fabbricati da 90 metri quadri ciascuno siti a Tropea in località Vulcano. In relazione a tali immobili è stata concessa la facoltà d’uso allo stesso Domenico Fraone in quanto a lui affidati in custodia giudiziale e, quindi, con obbligo di preservarli da qualsiasi alterazione tenendoli a disposizione dell’autorità giudiziaria. La somma corrispondente al profitto del reato contestato per il quale il gip ha disposto il sequestro a carico di Domenico Fraone ammonta a 4.478.213,89 euro. I reati contestati all'imprenditore includono l'indebita percezione di erogazioni pubbliche e l'indebita compensazione di crediti d'imposta. Secondo gli accertamenti del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, l'indagato avrebbe generato e utilizzato crediti d'imposta fittizi legati al "Bonus investimenti nel Mezzogiorno". I finanzieri hanno riscontrato la totale inesistenza degli investimenti produttivi dichiarati per le strutture alberghiere e ricettive. Gli investimenti dichiarati sarebbero risultati, infatti, inesistenti oppure non ammissibili ai benefici previsti dalla normativa di settore.
Il 16 luglio dello scorso anno Domenico Fraone è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Vibo alla pena di 7 anni e 6 mesi per i reati di usura ed estorsione finalizzata alla turbativa d’asta. Nei confronti di Domenico Fraone (difeso dagli avvocati Francesco Matteo Bagnato e Guido Contestabile), la Dda di Catanzaro aveva chiesto la condanna a 12 anni e 6 mesi, ma il Tribunale ha escluso l’aggravante mafiosa in relazione all’agevolazione di un’associazione mafiosa (clan La Rosa di Tropea) e anche l’aggravante nel reato di tentata estorsione.

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