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02/07/2026 ore 10.47
Cronaca

Maxi sequestro da 8,5 milioni di euro a un professionista vibonese del settore turistico per incentivi pubblici non dovuti

VIDEO | La Guardia di finanza ha eseguito un decreto del Gip su richiesta della Procura di Vibo. L’indagine riguarda la misura del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno: contestata l’indebita percezione di erogazioni pubbliche

di Redazione

Un sequestro preventivo da oltre 8,5 milioni di euro nei confronti di un professionista della provincia di Vibo Valentia, attivo nel settore turistico-ricettivo attraverso la gestione di importanti strutture presenti nella rinomata Costa degli Dei. È il risultato dell’operazione eseguita nella giornata di oggi dai finanzieri del Comando provinciale della Guardia di finanza di Vibo Valentia, che hanno dato esecuzione a un decreto emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vibo Valentia, su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Il provvedimento dispone il sequestro preventivo, anche per equivalente, per complessivi 8.519.513,89 euro. L’indagine ipotizza, nei confronti del professionista, i reati di indebita percezione di erogazioni pubbliche e indebita compensazione. Sono inoltre contestati, nei confronti delle società coinvolte, illeciti amministrativi dipendenti da reato per la cosiddetta responsabilità amministrativa degli enti.

Le indagini sul credito d’imposta per il Mezzogiorno

Le attività investigative sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia e sviluppate dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Vibo Valentia, con il supporto del Gruppo alla sede. Al centro degli accertamenti c’è la fruizione dei benefici previsti dalla misura agevolativa denominata “Credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno”.

Si tratta di un’agevolazione fiscale finalizzata a incentivare gli investimenti produttivi nelle regioni meridionali, attraverso il riconoscimento di un credito d’imposta alle imprese che realizzano nuovi investimenti in beni strumentali destinati a strutture produttive ubicate nelle aree agevolate.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il professionista avrebbe operato attraverso una ditta individuale e due società attive nel settore turistico-ricettivo. Attraverso queste realtà, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe attestato falsamente l’esecuzione di ingenti investimenti, conseguendo indebitamente crediti d’imposta per importi milionari e compensandone una parte.

Strutture in stato di abbandono e investimenti ritenuti non ammissibili

Gli approfondimenti sono stati eseguiti attraverso l’acquisizione di documentazione amministrativa e fiscale, sopralluoghi presso le strutture interessate e mirati riscontri presso i competenti enti territoriali. Le verifiche avrebbero consentito di accertare che gli investimenti dichiarati sarebbero risultati, in larga parte, inesistenti oppure non ammissibili ai benefici previsti dalla normativa di settore.

In particolare, secondo quanto riferito dalla Guardia di finanza, gli investimenti sarebbero stati collegati a strutture in stato di abbandono, prive dei necessari titoli autorizzativi o comunque carenti dei requisiti prescritti per il riconoscimento dell’agevolazione fiscale.

Sulla base degli elementi raccolti, la Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha chiesto l’adozione della misura cautelare reale. Il Gip del Tribunale di Vibo Valentia ha quindi disposto il sequestro preventivo finalizzato alla successiva confisca per l’importo complessivo di 8.519.513,89 euro.

Le contestazioni e la posizione delle società coinvolte

Al termine delle attività investigative, il professionista è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia poiché, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe conseguito indebitamente erogazioni pubbliche destinate a sostenere gli investimenti nel Mezzogiorno. Gli viene inoltre contestato di avere parzialmente utilizzato in compensazione crediti d’imposta ritenuti inesistenti o non spettanti, al fine di estinguere debiti tributari.

Nei confronti delle società coinvolte sono stati contestati gli illeciti amministrativi dipendenti da reato per responsabilità amministrativa degli enti.

L’operazione rientra nel più ampio contesto delle attività istituzionalmente demandate alla Guardia di finanza nel settore del contrasto alle frodi in materia di spesa pubblica e della salvaguardia della corretta destinazione delle risorse pubbliche. L’integrità di tali risorse, sottolineano le Fiamme gialle, rappresenta un presupposto per garantire sviluppo economico, concorrenza leale e sostegno alle imprese che operano nel rispetto delle regole.

La Guardia di finanza evidenzia inoltre come la lotta agli sprechi di denaro pubblico costituisca una condizione essenziale per un utilizzo trasparente dei finanziamenti nazionali ed europei. L’attività eseguita testimonia, ancora una volta, la sinergia tra Autorità giudiziaria e Guardia di finanza nel contrasto agli illeciti economico-finanziari e nella tutela della corretta gestione delle risorse pubbliche.