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18/02/2026 ore 18.42
Cronaca

Marijuana in un capannone: prosciolto dal gup il boss di Parghelia

Non luogo a procedere per il 67enne finito in un’operazione della Guardia di finanza. Un altro indagato si è assunto la responsabilità per la detenzione dello stupefacente

di G.B.

Sentenza di non luogo a procedere da parte del gup del Tribunale di Vibo Valentia, Francesca Loffredo, nei confronti di Carmine Il Grande, 67 anni, ritenuto il boss dell’omonimo clan di Parghelia, relativamente all'accusa di detenzione ai fini di spaccio di quasi due chili di marijuana. Carmine Il Grande era stato tratto in arresto (domiciliari) nel gennaio scorso unitamente ad Annibale Vittorioso, 29 anni, di Parghelia, nell’ambito di un’operazione della Guardia di finanza di Vibo Valentia. Già in fase cautelare, il gip del Tribunale di Vibo Rossella Maiorana, nel convalidare gli arresti per entrambi, aveva emesso la misura cautelare (detenzione domiciliare) solo per Annibale Vittorioso, mentre per Carmine Il Grande aveva ravvisato la carenza dei gravi indizi di colpevolezza per il concorso nella detenzione della marijuana. Pur essendo stata rinvenuta la marijuana in un capannone di Carmine Il Grande, Annibale Vittorioso si era infatti assunto dinanzi al giudice la responsabilità per la detenzione e da qui la mancanza dell’emissione di una misura per Il Grande. Il pm aveva ugualmente chiesto il rinvio a giudizio per Carmine Il Grande, facendo leva sul fatto che la marijuana era stata occultata nel capannone dello stesso Il Grande. Elemento che la difesa, patrocinata dall’avvocato Sandro D’Agostino, ha dimostrato essere neutra in termini di concorso nel reato e da qui il proscioglimento. Annibale Vittorioso era stato invece già condannato ad un anno e 8 mesi (pena sospesa) al termine di un processo celebrato con rito abbreviato (difeso dall’avvocato Michele Accorinti).

Il personaggio 

Il 67enne viene ritenuto nelle operazioni antimafia – coordinate dalla Dda di Catanzaro – il boss indiscusso dell’omonimo clan di Parghelia, alleato dei La Rosa di Tropea e dell’articolazione del clan Mancuso facente capo a Cosmo Michele Mancuso, tanto che – stando ad alcune intercettazioni – persino il boss Pantaleone Mancuso (detto Scarpuni) si è dovuto fermare dal suo proposito di eliminare Carmine Il Grande in quanto “protetto” dallo zio Cosmo Michele. Carmine Il Grande aveva riacquistato la libertà il 18 maggio del 2020 per scadenza dei termini massimi di custodia cautelare in quanto il gip distrettuale ha impiegato oltre due anni di tempo per depositare le motivazioni della sentenza in abbreviato per l’operazione “Costa Pulita”. Attualmente Carmine Il Grande si trova detenuto e sta scontando in carcere per “Costa Pulita” la pena definitiva a 8 anni e 8 mesi. Il 20 marzo 2025 (al termine di un processo celebrato con rito abbreviato) Carmine Il Grande è stato assolto nell’ambito dell’operazione antimafia “Olimpo” dove la pubblica accusa aveva chiesto per lui la condanna a 18 anni di reclusione. La Dda ha presentato appello nei suoi confronti ed il processo di secondo grado inizierà il 27 maggio prossimo.