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19/09/2026 ore 06.15
Cronaca

Lido di Pizzo distrutto da un incendio: «In fiamme la nostra vita, ma ci rialzeremo». E scatta la gara di solidarietà

Il celebre stabilimento balneare e ristorante Acqua Azzurra ridotto in cenere a causa di una lavatrice che ha preso fuoco. Colleghi, clienti e istituzioni sul posto: tutti vogliono aiutare

di Cristina Iannuzzi

Tra le travi annerite e ciò che resta del Lido Acqua Azzurra continuano ad arrivare persone. Amici, clienti, cittadini. E anche colleghi, titolari degli stabilimenti vicini, quelli che durante l’estate sono inevitabilmente anche concorrenti. Davanti a un’attività distrutta dal fuoco, però, la concorrenza non esiste più. Resta soltanto il dramma di una famiglia che in poche ore ha visto andare in fumo decenni di lavoro.

«Sono venuto a esprimere la mia solidarietà al collega», racconta il titolare di un altro lido arrivato alla Marinella nelle ore successive all’incendio. Davanti alle macerie fatica a trovare le parole: «Sono i sacrifici di una vita. A partire da suo padre, poi loro da piccolini, suo fratello, sua mamma. È una tragedia. In un attimo sono andati in fumo i sacrifici di una vita».

Pizzo, devastante incendio alla Marinella: il Lido Acqua Azzurra distrutto dalle fiamme, l’ipotesi del corto circuito

È forse questa l’immagine che più di tutte racconta il giorno dopo l’incendio che nella notte ha completamente distrutto il Lido Acqua Azzurra, una delle attività più conosciute della Marinella di Pizzo, frequentata negli anni non soltanto per la spiaggia ma soprattutto per il ristorante. La notizia ha fatto rapidamente il giro della città e dei social, dove sono comparsi numerosi messaggi di solidarietà e incoraggiamento rivolti alla famiglia Sardanelli.

Il padre nella struttura durante l’incendio

L’incendio è divampato nel cuore della notte. All’interno della struttura si trovava il padre dei titolari. «Meno male che non c’era gente, c’era solo mio padre. Grazie a Dio si è salvato», racconta Domenico Sardanelli, facendosi il segno della croce. L’uomo è riuscito a mettersi in salvo.

Quando Gregorio Sardanelli è arrivato sul posto, dopo essere stato avvisato dalla madre intorno alle 3.30, davanti ai suoi occhi c’erano già carabinieri, vigili del fuoco e le squadre impegnate contro le fiamme. «Era una scena veramente molto triste, raccapricciante», racconta.

Del locale non è rimasto praticamente nulla. Ma Gregorio, mentre osserva le macerie dell’attività nella quale è cresciuto, prova a partire proprio da ciò che il fuoco non è riuscito a portarsi via.

«Non c’è più niente. È rimasto mio padre, ma è rimasta anche la forza che ci farà ricominciare. Quindi siamo fortunati. Cerchiamo di trovare l’aspetto positivo in questo disastro».

Il padre, racconta ancora, ha perso praticamente tutto quello che aveva con sé. «È arrivato a casa praticamente in mutande. Non ha più nulla». Ma nella famiglia Sardanelli la parola resa sembra non trovare spazio: «Non vogliamo abbatterci, non ci vogliamo fermare. Non l’abbiamo mai fatto e non lo faremo neanche questa volta».

L’ipotesi del cortocircuito

Sulle cause dell’incendio saranno gli accertamenti a dover fare definitivamente chiarezza. La famiglia ritiene che si sia trattato di un evento accidentale, con ogni probabilità un cortocircuito. È questa, allo stato, l’ipotesi ritenuta più plausibile dai proprietari sulla base dei primi riscontri. «Purtroppo una lavatrice è andata in cortocircuito», sostiene Gregorio, che riferisce anche di indicazioni ricevute sul posto circa la natura accidentale del rogo. La ricostruzione definitiva resta comunque affidata agli organi competenti.

Per i Sardanelli il Lido Acqua Azzurra non è semplicemente un locale. «È parte della nostra vita, è parte della nostra famiglia». Quest’anno ricorreva il trentesimo anno dell’attività, ma la storia della famiglia nel settore parte ancora prima, quasi quarant’anni fa. «Da piccolo – ricorda Gregorio – tutti i miei ricordi di gioventù sono qui».

E ora bisognerà ripartire praticamente da zero. Anche perché, spiega il titolare, proprio quest’anno la struttura non era ancora coperta dall’assicurazione. «Dobbiamo ripartire completamente da zero. Con le nostre forze, che non sono poche».

La solidarietà di Pizzo

Forze alle quali, nelle ore più difficili, si sta aggiungendo quella di un’intera comunità. Sul posto sono arrivati il sindaco Sergio Pititto, tecnici comunali, rappresentanti delle forze dell’ordine. Ma soprattutto tanta gente comune. E gli altri esercenti della zona.

«Ringrazio tutti. Le istituzioni sono state vicine», dice Gregorio. Poi guarda nuovamente quello che resta del lido e torna a parlare del futuro: «Si riparte, assolutamente sì».