L’ex Statale 110 esce dall’oblio? Dopo più di sette anni i mezzi tornano al lavoro nel cantiere fantasma
VIDEO - Dal cedimento avvenuto nel 2018, solo anni di attesa e rimpalli di competenze tra enti. Ora le ditte incaricate dall’Anas alle prese con una corsa contro il tempo per concludere l’intervento entro il prossimo dicembre. Il Comitato Strade e paesi sicuri: «Vigileremo ma il territorio è sempre più isolato»
L’escavatore è tornato al lavoro sul “cantiere fantasma”, rimasto immobile per sette lunghi anni. Sul tracciato dell’ex Statale 110, tra il bivio dell’Angitola e i centri delle Preserre vibonesi, il silenzio del bosco è interrotto dallo stridore dei cingolati, ma per gli abitanti di San Nicola da Crissa e dei comuni limitrofi, quel suono ha ancora il sapore di un’attesa snervante e infinita.
Era la notte tra il 4 e il 5 ottobre del 2018, quando un evento alluvionale di eccezionale intensità cancellò letteralmente più di 400 metri di strada, tirando giù muri di contenimento e asfalto. Da allora, l'antica “via Regia” che collegava la costa tirrenica a Monasterace è diventata il simbolo di un’impasse burocratica da romanzo kafkiano.
«È un'emozione venire qua oggi e vedere un po' di movimento, sentire il rumore dei mezzi a lavoro», esordisce Filippo Facciolo, coordinatore del Comitato “Strade e Paesi Sicuri” di San Nicola da Crissa, mentre osserva il fronte della frana che ha cancellato la carreggiata. «Per più di 7 anni siamo stati abbandonati e ci siamo visti costretti a creare questo comitato per dare voce a più di 2000 persone che hanno firmato la petizione per chiedere con forza il ripristino di questa arteria».
La storia della ex Statale 110 è un esempio di scuola del corto circuito istituzionale italiano. Dal 2 gennaio 2019, la gestione è passata - o meglio è tornata - dalla Provincia di Vibo Valentia all’Anas. Tuttavia, ricorda il comitato, questa transizione è avvenuta con «una formula giuridica ibrida che è diventata il grimaldello per anni di inerzia: Anas ha preso in gestione i tratti aperti, ma la manutenzione straordinaria e la regimentazione del torrente sottostante restavano, sulla carta, in capo ad altri enti. Un "gioco di specchi" che ha prodotto solo ritardi».
Il danno socio-economico - denuncia lo stesso Comitato - è incalcolabile. San Nicola da Crissa e altri centri della zona vivono una progressiva desertificazione commerciale; le imprese locali sono messe in ginocchio dai costi di trasporto raddoppiati e dall’impossibilità per i fornitori di raggiungere l’area. La situazione non è riferita, evidentemente, solo all’ex Statale. Le recenti ondate di maltempo hanno messo in ginocchio tutta la viabilità dell’area: dalla Sp 47 per Capistrano alla Sp 53 Vallelonga-Vazzano, entrambe chiuse con ordinanza, fino alla Sp 54 per Filogaso, aperta ma «in condizioni pessime».
Allarme sulla Sp43 a Brognaturo, la sindaca (ri)scrive alla Provincia: «Camion ad alta velocità e rischi continui per la popolazione»«Ormai viaggiare per queste strade è un rischio, si mette a repentaglio la propria vita», denuncia ancora l’ingegnere Facciolo. «Tante imprese subiscono disagi perché i fornitori non passano più da queste parti, sia perché non ci sono strade percorribili in sicurezza, sia perché la viabilità alternativa costringe ad allungare i tempi a dismisura. L'abbandono ormai è totale» commenta con amarezza.
Il comitato ha consegnato un corposo dossier sulla Ex 110 sia alla Prefettura di Vibo Valentia che direttamente al ministro Salvini nel corso della sua recente visita nel Vibonese. Ma, nel corso di questi anni, la risposta istituzionale è stata perlopiù assente o caratterizzata da gaffe clamorose. Emblematico è il caso del Dipartimento della Protezione Civile regionale che, in risposta ad una Pec del comitato, ha inviato la propria nota al Comune di Platì invece che a quello di San Nicola da Crissa.
«Tutti bravi a tagliare nastri ma poi le strade non sono finite», l’autogol di Salvini: Trasversale delle Serre aperta verso… il nulla«Più che fiduciosi siamo speranzosi», sospira Facciolo commentando la ripresa dei lavori lungo la sponda del torrente Angitola. Il 2025 ha segnato l’avvio della sospirata svolta: nel mese di luglio, Anas ha annunciato la consegna formale dei lavori a un raggruppamento di imprese per un importo di oltre 5 milioni di euro. Eppure, da allora, a parte la posa delle recinzioni e qualche intervento preliminare di pulizia, le opere strutturali hanno fatto fatica a decollare. Fino a qualche giorno addietro. Il cronoprogramma attuale fissa la consegna dei lavori al 12 dicembre 2026. Saranno passati, se tutto andrà bene, otto anni da quella fatidica notte di pioggia del 2018. Senza contare che, nel frattempo, anche tutto il restante tracciato ha subito un inevitabile ammaloramento. E osservando alcuni tratti, appare improbabile che si possa arrivare ad una riapertura completa entro l’anno in corso. Comunque vada, già oggi, quel che resta è il tempo infinito trascorso che ha ormai eroso la fiducia della popolazione più di quanto il torrente non abbia fatto con il costone della montagna.
Il comitato promette di tenere alta l’attenzione. «Vigileremo affinché i lavori vengano effettuati nei tempi previsti - aggiunge Facciolo -, nel frattempo continueremo a pressare affinché anche le altre strade vengano riaperte in sicurezza».
L’attuale priorità resta la riapertura della San Nicola-Capistrano: prevista per venerdì l’assemblea degli amministratori della zona per chiederne il ripristino da parte della Provincia. «Anche un privato cittadino ha messo a disposizione un terreno per favorire una soluzione alternativa provvisoria - spiega Facciolo -. Speriamo che la situazione si sblocchi, altrimenti l’isolamento si farà davvero insostenibile».