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16/04/2026 ore 20.37
Cronaca

«La vera forza sta nell’onestà, le promesse di soldi facili portano a morte precoce», la lettera di un prete ai giovani dopo gli arresti nelle Preserre

Don Mario Fuscà si rivolge alla comunità di Sorianello, dove è stato parroco fino al 2022, e in particolare ai ragazzi invitandoli a scegliere la strada dello studio e della legalità: «La vostra libertà è il bene più prezioso»

di F. G.

«Non lasciatevi incantare dalle false promesse di guadagni facili che portano solo a muri di cemento o a una fine precoce. La vera "forza" non risiede nella prevaricazione, ma nel coraggio di scegliere la legalità, nello studio, nel coltivare la bellezza, nell'onestà e nella solidarietà reciproca». È forse uno dei passaggi più significativi del messaggio che don Mario Fuscà ha voluto rivolgere ai giovani della “sua” Sorianello, all’indomani dell’operazione della Dda di Catanzaro che ha portato all’arresto, tra gli altri, dei presunti responsabili dell’omicidio di Filippo Ceravolo, vittima innocente di mafia. Dalle carte dell’inchiesta emergono dettagli inquietanti ed episodi criminosi che negli anni hanno segnato la vita delle Preserre.  

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Da qui prende spunto la lettera aperta del sacerdote, che con Sorianello continua a mantenere un solido legame nonostante – dopo circa 4 anni di servizio – nel 2022 sia stato trasferito a San Giovanni di Zambrone. 

«Le ferite del passato e le cronache del presente pesano come macigni sul cuore di una comunità», esordisce don Mario rivolgendosi «ai cittadini, alle famiglie e ai giovani di Sorianello». Parole che si inseriscono nel clima segnato dagli arresti di ieri e dei giorni scorsi, con un’altra operazione antimafia che ha riguardato sempre le Preserre, dove «il dolore per le vite spezzate prematuramente e l’ombra dell’illegalità possono generare un senso di rassegnazione, quasi che il destino di questa terra sia già scritto». Ma subito aggiunge: «Non è così».

Il richiamo è a una comunità che non si lascia definire dalla violenza. «Nessuna notte è così lunga da impedire al sole di sorgere. Sorianello non è definita dagli errori di pochi o dalle tragedie che l’hanno colpita; è definita dalla dignità di chi resta, dalla fatica di chi onestamente coltiva la propria terra e dalla speranza dei genitori che sognano un futuro diverso per i propri figli».

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Il messaggio si rivolge soprattutto ai più giovani, in un territorio segnato dalle dinamiche criminali emerse nelle carte dell’inchiesta. «La vostra libertà è il bene più prezioso», scrive don Fuscà. «Non lasciatevi incantare dalle false promesse di guadagni facili che portano solo a muri di cemento o a una fine precoce». E ancora: «La vera “forza” non risiede nella prevaricazione, ma nel coraggio di scegliere la legalità, nello studio, nel coltivare la bellezza, nell’onestà e nella solidarietà reciproca».

Nel testo, la speranza prende forma come responsabilità quotidiana. «La speranza non è un’attesa passiva, ma un impegno quotidiano», sottolinea il sacerdote, spiegando che essa si costruisce «nel rifiuto della rassegnazione», «nel sostegno alle famiglie che soffrono» e «nel sentirsi parte di un’unica comunità che si protegge a vicenda».

Il passaggio finale è affidato a una riflessione che richiama giustizia e bene comune: «La pace e la giustizia non sono traguardi lontani, ma semi che piantiamo ogni volta che scegliamo il bene comune sopra l’interesse personale».

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E conclude con un invito che guarda oltre le cronache: «Sorianello ha radici profonde e una fede che ha sempre saputo guardare oltre la croce. Possiate ritrovare l’orgoglio delle vostre origini e la forza di dire che un altro futuro è possibile, ed è già nelle vostre mani».