La Cassazione ordina di rivedere la sorveglianza speciale per il boss di Parghelia
Annullata con rinvio la decisione della Corte d’Appello di Catanzaro che dovrà meglio motivare sull’attualità della pericolosità sociale
E’ da rivedere la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di cinque anni, confermata il 20 giugno dello scorso anno dalla Corte d’Appello di Catanzaro nei confronti di Carmine Il Grande, 67 anni, di Parghelia. E’ quanto deciso dalla prima sezione penale della Cassazione in accoglimento di un ricorso presentato dall’avvocato Sandro D’Agostino. I giudici di merito avevano ritenuto di confermare la misura di sorveglianza essendo stato Carmine Il Grande condannato in via definitiva (in data 8 febbraio 2025) alla pena di 8 anni e 8 mesi di reclusione per associazione mafiosa nel processo “Costa Pulita” quale capo dell’omonimo clan di Parghelia. L’esame delle sentenze di merito ha consentito, in particolare, di acclarare che Carmine Il Grande risulta inserito nella ‘ndrina operante sul territorio di Parghelia, in un contesto associativo collegato al clan Mancuso di Limbadi e Nicotera, dedito ad estorsioni e a delitti in materia di armi. Sebbene la condotta associativa sia stata accertata, con la citata sentenza definitiva relativa all’operazione “Costa Pulita” sino al 2013, nondimeno la pericolosità sociale in capo a Carmine Il Grande – secondo la Corte d’Appello di Catanzaro – doveva ritenersi attuale. Proprio sull’attualità della pericolosità sociale, invece, la Cassazione ha accolto il ricorso di Carmine Il Grande (avvocato D’Agostino) in quanto i giudici dell’appello “non hanno compiutamente esaminato, per apprezzarne l’incidenza sulla verifica dell’attualità della pericolosità sociale, gli elementi che, secondo la difesa, si ponevano in contraddizione con la presunzione di stabilità del vincolo e che andavano presi in considerazione unitamente al tempo trascorso”. Tra questi l’assoluzione incassata da Carmine il Grande il 20 marzo 2025 (al termine di un processo celebrato con rito abbreviato) nell’ambito dell’operazione antimafia “Olimpo” dove la pubblica accusa aveva chiesto per lui la condanna a 18 anni di reclusione. Non avendo quindi la Corte d’Appello di Catanzaro preso in considerazione le risultanze derivanti sia dal provvedimento di rigetto della misura cautelare emesso dal gip per l’operazione “Olimpo”, sia l’assoluzione nel merito, ecco l’annullamento con rinvio ad una diversa sezione della Corte d’Appello catanzarese deciso dalla Cassazione.
Il profilo di Carmine Il Grande
Il 67enne viene ritenuto nelle operazioni antimafia – coordinate dalla Dda di Catanzaro – il boss indiscusso dell’omonimo clan di Parghelia, alleato dei La Rosa di Tropea e dell’articolazione del clan Mancuso facente capo a Cosmo Michele Mancuso, tanto che – stando ad alcune intercettazioni – persino il boss Pantaleone Mancuso (detto Scarpuni) si è dovuto fermare dal suo proposito di eliminare Carmine Il Grande in quanto “protetto” dallo zio Cosmo Michele. Carmine Il Grande aveva riacquistato la libertà il 18 maggio del 2020 per scadenza dei termini massimi di custodia cautelare in quanto il gip distrettuale ha impiegato oltre due anni di tempo per depositare le motivazioni della sentenza in abbreviato per l’operazione “Costa Pulita”. Attualmente Carmine Il Grande si trova detenuto e sta scontando in carcere la pena definitiva a 8 anni e 8 mesi.