Sezioni
01/04/2026 ore 17.01
Cronaca

La Cassazione nega la “continuazione” dei reati commessi da Salvatore Piccolo di Nicotera

La Suprema Corte ha ritenuto corretta la valutazione del giudice dell’esecuzione di Reggio Calabria che ha escluso l'applicazione di istituti di favore per il condannato al centro di vicende legate ad armi e droga

di Giuseppe Baglivo
Jorge Franganillo

Rigettato dalla Cassazione il ricorso proposto da Salvatore Piccolo, 27 anni, di Nicotera Marina, avverso l’ordinanza con la quale il Tribunale di Reggio Calabria (in funzione di giudice dell’esecuzione) il 22 ottobre scorso ha respinto l’istanza di riconoscimento della “continuazione” tra due sentenze: una per reati contro il patrimonio e in materia di armi, l’altra in materia di stupefacenti.

Per la Cassazione, nel caso di specie si è dinanzi ad una “diversità di contesto spaziale in cui sono stati commessi i reati, la loro distanza cronologica - nella specie, pari ad oltre quattro anni - come pure la loro diversa manifestazione (monosoggettiva in un caso, in concorso tra Salvatore Piccolo con il fratello Domenico Piccolo nell'altro)”. Manca poi l’unicità del disegno criminoso, egualmente necessario per il riconoscimento della “continuazione” in fase di cognizione e in fase esecutiva che “postula un programma di condotte illecite previamente ideato e voluto e non si identifica con la semplice estrinsecazione di un genere di vita incline al reato”.

Per la Suprema Corte, dunque, è corretta la valutazione “compiuta dal giudice dell'esecuzione che risulta immune da vizi logico-giuridici e comunque non rivedibile in Cassazione, essendo inibite al giudice di legittimità la rilettura degli elementi fattuali posti a fondamento della decisione impugnata”. Da qui l’inammissibilità del ricorso di Salvatore Piccolo il quale nell’agosto 2021 è stato condannato in via definitiva a 4 anni e 8 mesi di carcere per ricettazione, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi e munizioni. Il fratello Domenico nello stesso procedimento giudiziario è stato invece condannato a 5 anni e ed 8 mesi di reclusione. Entrambi sono i figli di Roberto Piccolo, da sempre ritenuto dagli investigatori come intraneo al clan Mancuso (sebbene mai condannato per reati associativi, ma con precedenti per armi, ricettazione, stupefacenti e tentati omicidi) e che nel giugno dello scorso anno ha ottenuto la revoca della libertà vigilata.