La Caravella portoghese fa paura, tre ritrovamenti sul litorale vibonese: «Ora cartelli sulle spiagge e tanta attenzione»
Dopo Pizzo e Bivona, un nuovo ritrovamento a Vibo Marina conferma la presenza occasionale ma insidiosa della pericolosa “medusa” sulle coste calabresi
Il ritrovamento di un’altra Caravella Portoghese in località Pennello da parte di personale dell’ArpaCal su segnalazione della Capitaneria di Porto, risalente allo scorso 15 aprile, fa salire a tre i casi riscontrati sul litorale della provincia vibonese, dopo quello di Pizzo del 3 marzo e quello di Bivona del 29 marzo scorsi. A questi si devono aggiungere le due Caravelle rinvenute, la prima, a febbraio sul litorale lametino e quella del 22 marzo a Nocera Terinese (CZ).
Vibo, ora è allarme Caravella portoghese: Comune e Guardia costiera invitano a segnalare gli avvistamenti: «Non toccatela»Negli ultimi tempi segnalazioni della presenza del pericoloso Celenterato sono state registrate dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) soprattutto in Sardegna, nelle isole Egadi (Favignana), nelle Eolie e nello Stretto di Messina (a Villa San Giovanni a fine febbraio), ma anche in Adriatico.
Trattandosi di una specie alloctona, cioè non appartenente stabilmente alla fauna mediterranea, in quanto originaria delle acque calde degli oceani Pacifico, Indiano e Atlantico, le Caravelle entrano nel Mare Nostrum attraverso lo Stretto di Gibilterra trasportate dalle correnti e dai venti.
Anche se la sua presenza in questo mare è stata accertata storicamente, non è mai riuscita a provocare delle vere e proprie «invasioni» come le Meduse vere e proprie ben note ai bagnanti Italiani, come ad esempio i «Polmoni di Mare» o le Cassiopee e la sua presenza sulle nostre coste deve ritenersi di conseguenza ancora del tutto occasionale.
Niente a che vedere insomma con la situazione delle coste Australiane, dove la Caravella, la cosiddetta “Bluebottles”, provoca da 10.000 a 30.000 «punture» ogni anno. Per fortuna con conseguenze che risultano mortali in casi del tutto eccezionali, ma che costringono comunque le autorità, vista l’innegabile pericolosità della specie, a ricorrere alla chiusura delle spiagge, al suo monitoraggio e all’adozione di misure preventive per evitare il contatto. Contatto che invece non provoca conseguenze in alcune tartarughe marine, dalla gigantesca"Liuto" alla comune Caretta caretta, che di questo Celenterato si possono addirittura nutrire.
Proprio al fine di evitare eventuali rischi per i bagnanti, e visto il ripetersi degli spiaggiamenti, anche da noi le autorità locali e i gestori dei lidi bene farebbero a fornire informazioni sul riconoscimento della specie (se conosci il pericolo lo eviti), e sulle prime misure da adottare in caso di contatto con i tentacoli, mediante l’apposizione di cartelli esplicativi.
Si tratta insomma dell’ennesimo caso di specie “aliena”, di cui il nostro mare è sempre più pieno, a tal punto da risultare, con oltre 900 specie, quello più ricco di nuovi “invasori”. Una specie con cui imparare a confrontarsi, senza eccessivi allarmismi, ma senza sottovalutazioni del potenziale pericolo.
*dottore naturalista