Sezioni
20/04/2026 ore 18.29
Cronaca

Inchiesta contro il clan La Rosa: le strade dei 46 imputati si dividono tra rito abbreviato e processo in ordinario - NOMI

Il gup distrettuale dispone il rinvio a giudizio ed ammette alcune posizioni al rito alternativo. Caduta l’aggravante mafiosa per alcuni indagati, stralciata la posizione del boss Antonio La Rosa in vista di un patteggiamento. A giudizio anche Luigi Federici di Vibo Valentia insieme ai familiari

di Giuseppe Baglivo

Strade processuali differenti per gli imputati dell’operazione antimafia “Call Me” che ha colpito principalmente il clan La Rosa di Tropea. Al termine dell’udienza preliminare, il gup distrettuale Andrea Odierno ha stralciato alcune posizioni, ha rinviato a giudizio altri imputati, mentre altri ancora sono stati ammessi al rito abbreviato. Le posizioni stralciate, in accoglimento di un’eccezione difensiva sulla competenza territoriale, sono quelle di Paolo Petrolo, 33 anni, di Sant’Onofrio (avvocato Giosuè Monardo) e Damiano Fabiano, 35 anni, di Chiaravalle Centrale.

Il gup ha poi escluso l’aggravante mafiosa (in accoglimento delle argomentazioni sollevate dagli avvocati Sandro D’Agostino e Diego Brancia) nella contestazione mossa nei confronti di Paola Mazzara, 53 anni, di Tropea, e sarà quindi necessaria per lei una rinotifica con la nuova contestazione. L’aggravante mafiosa è stata esclusa anche per: Alessandro Romeo Fargnoli, 26 anni, di Alife (Ce), Carmine Fargnoli, 36 anni, di Pietravairano (Ce), Dina Fargnoli, 49 anni, di Patenora; Faustino Fargnoli, 48 anni, di Torino, Marco Fargnoli, 54 anni, di Moncalieri, Maria Noemi Fargnoli, 24 anni, di Alife (Ce), Robert Junior Fargnoli, 28 anni, di Piedimonte Matese, residente ad Avellino, Toni Fargnoli, 45 anni, di Caianiello, che hanno chiesto l’ammissione alla “messa alla prova”, nuovo istituto giuridico che la sospensione del processo per reati di minore allarme sociale sostituendolo con un programma di recupero.

Telefoni in carcere per il cognato dei La Rosa di Tropea e per Prostamo accusato anche della sparizione di Francesco Vangeli

Hanno invece optato per un processo con rito abbreviato – e quindi allo stato degli atti e con uno sconto di pena di un terzo in caso di condannai seguenti imputati: Cassandra La Rosa, 57 anni, di Tropea; Michele Bruzzese, 44 anni, di Tropea (marito di Cassandra La Rosa); Natascia Bruzzese, 45 anni, di Rombiolo; Pamela Bruzzese, 43 anni, di Briatico; Robert Fargnoli, 53 anni, di Alife (Ce); Loredana Lombardi, 37 anni, di Alife (Ce); Armando Galati, 72 anni, di Comparni di Mileto; Francesca Galati, 28 anni, di Guardavalle; Gabriele Galati, 30 anni, di Comparni di Mileto; Rosa Galati, 58 anni, di Comparni di Mileto; Vanessa Galati, 33 anni, di Mileto; Giuseppe Maiuri, 42 anni, di Vibo Valentia; Francesco Taccone, 39 anni, di Santa Domenica di Ricadi. Gli abbreviati verranno discussi il 2 luglio.

Rinviati invece a giudizio (rito ordinario) dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, con inizio del processo fissato al 20 maggio prossimo, i seguenti imputati: Francesco La Rosa, 55 anni, di Tropea, alias “U Bimbu”; Alessandro La Rosa, 32 anni, di Tropea (figlio di Francesco La Rosa); Giuseppina Costa, 49 anni, di Zaccanopoli (compagna di Francesco La Rosa); Cristina La Rosa, 34 anni, di Tropea ma residente a Spilinga (figlia di Antonio La Rosa); Davide Surace, 41 anni, di Spilinga (marito di Cristina La Rosa e genero di Antonio La Rosa); Tomasina Certo, 62 anni, di Tropea (moglie del boss Antonio La Rosa); Domenico La Rosa, 41 anni, di Tropea (figlio di Antonio La Rosa); Domenico La Rosa, 88 anni, di Tropea (padre di Antonio e Francesco La Rosa); Carmela La Torre, 44 anni, di Tropea; Loredana Molina, 57 anni, di Tropea; Carmela Addolorato, 88 anni, di Tropea; Piergiorgio Centro, 59 anni, di Tropea; Armando Federici, 33 anni, di Vibo Valentia, ma residente a Bologna; Francesco Federici, 62 anni, di Vibo Valentia; Luigi Federici, 28 anni, di Vibo Valentia (arrestato l’11 aprile scorso dopo un periodo di latitanza); Erminia Bisogni, 57 anni, di Vibo Valentia (madre di Luigi Federici); Angelo Gagliardi, 31 anni, di Guardavalle; Giuseppina Minichini, 46 anni, di Pizzo (moglie di Giuseppe Maiuri); Stefania Pistillo, 43 anni, di Torino; Antonio Prostamo, 37 anni, di Mileto; Ilenia Vetromilo, 39 anni, di Lamezia Terme.

Latitante arrestato nel centro di Vibo dopo due mesi di ricerche: blitz di Finanza e Carabinieri dopo aver individuato il covo

La posizione di Antonio La Rosa

Si discuterà invece il 4 giugno la posizione del principale indagato, il boss di Tropea Antonio La Rosa, 64 anni, detto “Ciondolino”. Difeso dall’avvocato Giovanni Vecchio, la sua posizione è stata stralciata per valutare un eventuale patteggiamento in “continuazione” con la condanna a 16 anni di reclusione rimediata in via definitiva nel maxiprocesso Rinascita Scott. Antonio La Rosa è stato detenuto dal 22 ottobre 2020 al 21 maggio 2021 nel carcere di Avellino dopo l’arresto avvenuto il 19 dicembre 2019 nell’ambito della maxioperazione Rinascita Scott. Dall’inchiesta “Call Me” – coordinata dalla Dda di Catanzaro (pm Andrea Buzzelli, Irene Crea e Annamaria Frustaci) condotta sul campo dalla Guardia di Finanza di Vibo Valentia – emerge che Antonio La Rosa manteneva quotidianamente contatti con l’esterno servendosi di telefonini fatti recapitare dietro le sbarre. Stando all’inchiesta aveva a disposizione in carcere (ora è recluso al 41 bis) sei smartphone e cinque sim intestate a soggetti stranieri attivate fuori regione. Quasi cinquemila le conversazioni vietate dal carcere verso i familiari e poi verso due donne indagate (Loredana Molina e Carmela La Torre), pronte ad effettuare ricariche telefoniche al boss detenuto e, addirittura, a creare un falso profilo Facebook da far usare al capobastone di Tropea.

Le contestazioni

Associazione mafiosa il reato contestato ad Antonio La Rosa, Giuseppina Costa, Francesco Taccone e Luigi Federici, i primi tre accusati di far parte del clan La Rosa di Tropea, il quarto della ‘ndrina di Vibo facente capo a Francesco Antonio Pardea, Salvatore Morelli e Mommo Macrì. Accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti (con l’aggravante mafiosa), il reato contestato a: Antonio La Rosa, Tomasina Certo, Domenico La Rosa (cl ’85), Domenico La Rosa (cl ’38), alias (“Zu Micu”), Carmela Addolorato, Cristina La Rosa, Davide Surace, Carmela La Torre, Loredana Molina, Francesco Taccone, Giuseppina Costa, Francesco La Rosa, Luigi Federici, Erminia Bisogni, Francesco Federici, Armando Federici, Ilenia Vetromilo, Damiano Fabiano, Paolo Petrolo, Paola Mazara, Robert Fargnoli.
Estorsione aggravata dal metodo mafioso, il reato contestato ad Antonio La Rosa, Francesco La Rosa, Tomasina Certo, Cristina La Rosa, Francesco La Rosa, Giuseppina Costa, Francesco Taccone, mentre il reato di trasferimento fraudolento di valori è contestato ad Antonio La Rosa ed alla figlia Cristina La Rosa. Favoreggiamento personale è poi il reato contestato al procacciatore di affari nel settore farmaceutico e titolare di imprese parafarmaceutiche, Piergiorgio Centro di Tropea.

‘Ndrangheta: operazione “Call Me” contro il clan La Rosa di Tropea, gli indagati salgono a 46

A Francesco La Rosa vengono contestati anche i reati di danneggiamento e percosse, mentre tutti i restanti indagati rispondono anche loro del reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti per le telefonate vietate fatte con soggetti reclusi che disponevano illecitamente di telefonini in carcere.
Migliaia le telefonate dal carcere contestate anche a Michele Bruzzese che avrebbe utilizzato i telefoni cellulari, pervenutigli illegalmente all’interno dell’istituto penitenziario, per contattare Giuseppina Costa e farsi così portavoce di messaggi dalla stessa inviati al fidanzato Francesco La Rosa, detenuto nella medesima Casa circondariale, così come altri familiari come la moglie Cassandra La Rosa (1953 le chiamate), il suocero Domenico La Rosa (cl ’38), la suocera Carmela Addolorato e la sorella Natascia Bruzzese.
Da ricordare che Davide Surace di Spilinga è stato già condannato in via definitiva a 3 anni nel processo nato dall’operazione “Costa Pulita”, mentre nel processo “Maestrale-Carthago” è stato condannato in primo grado a 13 anni (è in corso l’appello).
Antonio Prostamo, di San Giovanni di Mileto, in altro procedimento penale è invece accusato di essere stato uno degli esecutori della scomparsa e dell’omicidio di Francesco Vangeli, il 25enne di Scaliti di Filandari sparito di casa nella notte tra il 9 e il 10 ottobre 2018. Per tale vicenda è in corso un nuovo processo d’appello a Catanzaro dopo un annullamento con rinvio nel giugno dello scorso anno, ad opera della Cassazione, della condanna a 29 anni di reclusione (il fratello Giuseppe sta invece scontando una pena in via definitiva).

I difensori

Nel collegio di difesa figurano gli avvocati: Giovanni Vecchio, Sandro D’Agostino, Diego Brancia, Giosuè Monardo, Giuseppe Morelli, Patrizio Cuppari, Giuseppe Bagnato, Michele Accorinti, Anselmo Torchia, Fabio Tino, Francesco Schimio, Giuseppe De Lucia, Mauro Ruga, Gabriella Riga, Michele Gambardella, Michele Cerminara, Agostino Mazzeo.