Inchiesta contro il clan La Rosa: al via il processo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo – NOMI
Prima udienza per l’operazione “Call Me” che mira a far luce su migliaia di chiamate dai detenuti verso l’esterno attraverso telefonini recapitati dietro le sbarre. Contestati pure i reati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori ed estorsione aggravata
Al via stamane dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia il processo con rito ordinario nato dall’operazione antimafia denominata “Call Me” portata a termine nell’aprile dello scorso anno dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e dalla Guardia di Finanza. Il Collegio presieduto dal giudice, Gabriella Lupoli, ha aperto formalmente il dibattimento con la costituzione delle parti e, quindi, con la successiva ammissione delle prove presentate dalla pubblica accusa – rappresentata dal pm della Dda di Catanzaro, Irene Crea – e dai difensori degli imputati che si trovano a giudizio. Un passaggio necessario per poter avviare – sin dalla prossima udienza fissata per il 28 settembre – la fase dell’istruttoria dibattimentale con l’assunzione e l’esame delle prove ammesse stamane.
Gli imputati a giudizio
In totale gli indagati dell’operazione “Call Me” sono 46, ma alcuni di loro la scorsa udienza dinanzi al gip distrettuale hanno chiesto e ottenuto l’ammissione al rito abbreviato (processo, quindi, a porte chiuse dinanzi allo stesso giudice, allo stato degli atti e con uno sconto di pena di un terzo in caso di condanna). Dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, con rito ordinario, il processo apertosi oggi vede imputati: Francesco La Rosa, 55 anni, di Tropea, alias “U Bimbu”; Alessandro La Rosa, 32 anni, di Tropea (figlio di Francesco La Rosa); Giuseppina Costa, 49 anni, di Zaccanopoli (compagna di Francesco La Rosa); Cristina La Rosa, 34 anni, di Tropea ma residente a Spilinga (figlia di Antonio La Rosa); Davide Surace, 41 anni, di Spilinga (marito di Cristina La Rosa e genero di Antonio La Rosa); Tomasina Certo, 62 anni, di Tropea (moglie del boss Antonio La Rosa); Domenico La Rosa, 41 anni, di Tropea (figlio di Antonio La Rosa); Domenico La Rosa, 88 anni, di Tropea (padre di Antonio e Francesco La Rosa); Carmela La Torre, 44 anni, di Tropea; Loredana Molina, 57 anni, di Tropea; Carmela Addolorato, 88 anni, di Tropea; Piergiorgio Centro, 59 anni, di Tropea; Armando Federici, 33 anni, di Vibo Valentia, ma residente a Bologna; Francesco Federici, 62 anni, di Vibo Valentia; Luigi Federici, 28 anni, di Vibo Valentia (arrestato l’11 aprile scorso dopo un periodo di latitanza); Erminia Bisogni, 57 anni, di Vibo Valentia (madre di Luigi Federici); Angelo Gagliardi, 31 anni, di Guardavalle; Giuseppina Minichini, 46 anni, di Pizzo (moglie di Giuseppe Maiuri); Stefania Pistillo, 43 anni, di Torino; Antonio Prostamo, 37 anni, di Mileto; Ilenia Vetromilo, 39 anni, di Lamezia Terme.
La posizione del principale indagato, il boss di Tropea Antonio La Rosa, 64 anni, detto “Ciondolino”, è stata invece già stralciata in sede di udienza preliminare affinchè lo stesso La Rosa possa valutare un eventuale patteggiamento in “continuazione” con la condanna a 16 anni di reclusione rimediata in via definitiva nel maxiprocesso Rinascita Scott. Antonio La Rosa (difeso dall’avvocato Giovanni Vecchio) è stato detenuto dal 22 ottobre 2020 al 21 maggio 2021 nel carcere di Avellino dopo l’arresto avvenuto il 19 dicembre 2019 proprio nell’ambito della maxioperazione Rinascita Scott.
Dall’inchiesta “Call Me” – coordinata dalla Dda di Catanzaro (pm Irene Crea, Andrea Buzzelli e Annamaria Frustaci) e condotta sul campo dalla Guardia di Finanza di Vibo Valentia – emerge che Antonio La Rosa manteneva quotidianamente contatti con l’esterno servendosi di telefonini fatti recapitare dietro le sbarre. Stando all’inchiesta aveva a disposizione in carcere (ora è recluso al 41 bis) sei smartphone e cinque sim intestate a soggetti stranieri attivate fuori regione. Quasi cinquemila le conversazioni vietate dal carcere verso i familiari e poi verso due donne ora imputate dinanzi al Tribunale di Vibo (Loredana Molina e Carmela La Torre), pronte ad effettuare ricariche telefoniche al boss detenuto e a creare un falso profilo Facebook da far usare al capobastone di Tropea.
Le imputazioni al vaglio del Tribunale
Associazione mafiosa il reato contestato ad Antonio La Rosa, Giuseppina Costa, Francesco Taccone e Luigi Federici, i primi tre accusati di far parte del clan La Rosa di Tropea, il quarto della ‘ndrina di Vibo facente capo a Francesco Antonio Pardea, Salvatore Morelli e Mommo Macrì. Accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti (con l’aggravante mafiosa), il reato contestato a: Antonio La Rosa, Tomasina Certo, Domenico La Rosa (cl ’85), Domenico La Rosa (cl ’38), alias (“Zu Micu”), Carmela Addolorato, Cristina La Rosa, Davide Surace, Carmela La Torre, Loredana Molina, Francesco Taccone, Giuseppina Costa, Francesco La Rosa, Luigi Federici, Erminia Bisogni, Francesco Federici, Armando Federici, Ilenia Vetromilo, Damiano Fabiano, Paolo Petrolo, Paola Mazara, Robert Fargnoli.
Estorsione aggravata dal metodo mafioso, il reato contestato ad Antonio La Rosa, Francesco La Rosa, Tomasina Certo, Cristina La Rosa, Francesco La Rosa, Giuseppina Costa, Francesco Taccone, mentre il reato di trasferimento fraudolento di valori è contestato ad Antonio La Rosa ed alla figlia Cristina La Rosa. Favoreggiamento personale è poi il reato contestato al procacciatore di affari nel settore farmaceutico e titolare di imprese parafarmaceutiche, Piergiorgio Centro di Tropea.
A Francesco La Rosa vengono contestati anche i reati di danneggiamento e percosse, mentre tutti i restanti indagati rispondono anche loro del reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti per le telefonate vietate fatte con soggetti reclusi che disponevano illecitamente di telefonini in carcere.
Migliaia le telefonate dal carcere contestate anche a Michele Bruzzese che avrebbe utilizzato i telefoni cellulari, pervenutigli illegalmente all’interno dell’istituto penitenziario, per contattare Giuseppina Costa e farsi così portavoce di messaggi dalla stessa inviati al fidanzato Francesco La Rosa, detenuto nella medesima Casa circondariale, così come altri familiari come la moglie Cassandra La Rosa (1953 le chiamate), il suocero Domenico La Rosa (cl ’38), la suocera Carmela Addolorato e la sorella Natascia Bruzzese.
Da ricordare che Davide Surace di Spilinga è stato già condannato in via definitiva a 3 anni nel processo nato dall’operazione “Costa Pulita”, mentre nel processo “Maestrale-Carthago” è stato condannato in primo grado a 13 anni (è in corso l’appello).
Antonio Prostamo, di San Giovanni di Mileto, in altro procedimento penale è invece accusato di essere stato uno degli esecutori della scomparsa e dell’omicidio di Francesco Vangeli, il 25enne di Scaliti di Filandari sparito di casa nella notte tra il 9 e il 10 ottobre 2018. Per tale vicenda è in corso un nuovo processo d’appello a Catanzaro dopo un annullamento con rinvio nel giugno dello scorso anno, ad opera della Cassazione, della condanna a 29 anni di reclusione (il fratello Giuseppe sta invece scontando una pena in via definitiva).
Gli imputati con rito abbreviato
Dinanzi al gip distrettuale di Catanzaro con processo con rito abbreviato si trovano invece: Cassandra La Rosa, 57 anni, di Tropea; Michele Bruzzese, 44 anni, di Tropea (marito di Cassandra La Rosa); Natascia Bruzzese, 45 anni, di Rombiolo; Pamela Bruzzese, 43 anni, di Briatico; Robert Fargnoli, 53 anni, di Alife (Ce); Loredana Lombardi, 37 anni, di Alife (Ce); Armando Galati, 72 anni, di Comparni di Mileto; Francesca Galati, 28 anni, di Guardavalle; Gabriele Galati, 30 anni, di Comparni di Mileto; Rosa Galati, 58 anni, di Comparni di Mileto; Vanessa Galati, 33 anni, di Mileto; Giuseppe Maiuri, 42 anni, di Vibo Valentia; Francesco Taccone, 39 anni, di Santa Domenica di Ricadi.
I difensori
Nel collegio di difesa figurano gli avvocati: Giovanni Vecchio, Sandro D’Agostino, Diego Brancia, Giosuè Monardo, Giuseppe Morelli, Patrizio Cuppari, Giuseppe Bagnato, Michele Accorinti, Gabriella Riga, Anselmo Torchia, Fabio Tino, Francesco Schimio, Giuseppe De Lucia, Mauro Ruga, Michele Gambardella, Michele Cerminara, Agostino Mazzeo.