Il Tribunale di Catanzaro ammette al controllo giudiziario la ditta vibonese “Franzè Francesco”
Accolti i rilievi difensivi dopo la misura interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Vibo Valentia
Il Tribunale di Catanzaro – Sezione Misure di Prevenzione – ha accolto la richiesta di applicazione del controllo giudiziario per la ditta Francesco Franzé, assistito dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Marianna Zampogna. La richiesta avanzata traeva origine dall’emissione, da parte della Prefettura di Vibo Valentia, di una informazione interdittiva antimafia, che riteneva la ditta soggetta a possibili infiltrazioni mafiose. Il Tribunale di Catanzaro, in un motivato provvedimento, ha accolto tutte le adduzioni difensive condividendone in pieno l’assunto e determinandosi per l’ammissione della “Franzé Francesco” – con sede legale nella zona industriale di Vibo – all’istituto del controllo giudiziario, previsto dal Codice antimafia e ha come obiettivo la “bonifica” delle società dalla cui attività legale possano derivare occasionali agevolazioni di consorterie mafiose. Sul punto il Tribunale ha espressamente osservato che “non vi sono evidenze tali per ritenere che la ditta individuale Franzé Francesco sia stabilmente asservita a locali di ‘ndrangheta insistenti nella provincia di Vibo Valentia, né vi sono elementi dai quali possa desumersi che venga utilizzata come schermo legale l’attività imprenditoriale per la commissione o l’agevolazione di fatti illeciti riferibili ad organizzazioni criminali di tipo mafioso. Tale valutazione, deriva in primis dalla diretta constatazione che risultano del tutto assenti elementi indiziari, o di altro tipo, per poter ritenere sussistente un controllo effettivo o condizionamenti sulle dinamiche e le strategie operative della ditta da parte di soggetti collegati al crimine organizzato”. Francesco Franzé, peraltro, era stato già ammesso ad un controllo giudiziario, per ben tre anni, con la ditta Spurgojet srls, conclusosi con esito positivo. Il Tribunale, con il proprio pronunciamento, ha di fatto “smontato” le considerazioni fondanti l’informazione interdittiva antimafia, accogliendo totalmente, quanto sostenuto dai difensori di Franzé. Per il Tribunale non bastano infatti i legami familiari di Franzè con alcuni soggetti gravati da precedenti di varia natura e “di un certo spessore criminale nel contesto territoriale vibonese, tra cui emerge senza dubbio la figura del padre Nazzareno, ma non risultano elementi sintomatici dai quali sia possibile desumere qualsiasi cointeressenza e contiguità anche mediata di Nazzareno Franzè rispetto all’attività imprenditoriale esercitata dal figlio Francesco”.