Il sottopasso del Vibo Center è una grana che non vuole nessuno, Sergio Abramo (Arsai): «Vogliamo riaprirlo, ma bisogna garantire la sicurezza»
Si fa strada l’idea di chiuderlo in maniera definitiva (da oltre due anni è già inaccessibile) anche se il presidente dell’ex Corap non conferma questa ipotesi. Il problema maggiore è rappresentato dal pericolo e dalle relative responsabilità in caso di allagamento per un nubifragio improvviso: un rischio che nessuno sembra intenzionato ad accollarsi
Il sottopasso del Vibo Center potrebbe non riaprire mai più. È un’ipotesi che si starebbe facendo strada tra gli enti coinvolti nella gestione dell'infrastruttura, chiusa dall’ottobre 2024 dopo l’ennesimo allagamento. Nessuna decisione è stata ancora presa, ma tra le soluzioni al vaglio ci sarebbe anche quella di eliminare definitivamente il passaggio sotterraneo, lasciando alla rotatoria sovrastante il compito di smaltire tutto il traffico della Statale 18. Una prospettiva che, se confermata, segnerebbe la rinuncia a un’opera realizzata proprio per rendere più scorrevole la circolazione in uno degli snodi più trafficati alle porte di Vibo Valentia.
Interpellato telefonicamente da Il Vibonese, il presidente dell’Agenzia regionale di sviluppo delle aree industriali e per l’attrazione degli investimenti (Arsai), Sergio Abramo, conferma che sono in corso approfondimenti, ma non si sbilancia sulle possibili soluzioni.
«Stiamo facendo delle verifiche, non possiamo aggiungere altro. C'è stato un incontro in prefettura, appena termineremo le verifiche vi faremo sapere. L'intenzione è comunque quella di riaprire in sicurezza il sottopasso».
Dunque, l’obiettivo dichiarato da Abramo resta la riapertura, ma le sue parole confermano che il problema non riguarda soltanto gli interventi necessari per rimettere in funzione il tunnel. La questione decisiva è capire chi dovrà garantirne la sicurezza una volta ripristinata la circolazione.
Il vertice in Prefettura e il nodo delle responsabilità
La vicenda è stata affrontata il 21 ottobre nel corso di una riunione convocata dal prefetto di Vibo Valentia, Anna Aurora Colosimo, alla quale hanno partecipato i rappresentanti di Anas e Arsai, i sindaci di Vibo Valentia e Jonadi, esponenti della Provincia e il commissario straordinario Sergio Riitano.
Dal confronto è emersa la disponibilità di Anas e Arsai a predisporre, entro pochi mesi, un progetto condiviso per migliorare la sicurezza e la viabilità dell’area. Ma il problema più delicato sembra essere quello della futura gestione del sottopasso.
La Statale 18 è infatti di competenza dell’Anas, mentre l’infrastruttura fa capo all’ente regionale che gestiva le aree industriali, il Corap, le cui funzioni sono interessate dal passaggio all’Arsai.
Chi dovrà assumersi la responsabilità di controllare il sottopasso, verificare il funzionamento degli impianti e intervenire tempestivamente in caso di emergenza? È questo uno degli interrogativi ai quali gli enti coinvolti sono chiamati a rispondere.
Secondo quanto trapelato, proprio la ripartizione delle responsabilità rappresenterebbe uno degli ostacoli principali. Nessuno degli enti sembrerebbe intenzionato ad assumere integralmente gli oneri di una gestione che richiede controlli costanti e procedure di sicurezza particolarmente rigorose.
Il rischio allagamenti e l’ipotesi di un gruppo elettrogeno
Il problema è legato soprattutto alla conformazione del sottopasso, che raccoglie le acque meteoriche e necessita di un sistema di sollevamento efficiente per scongiurare nuovi allagamenti.
Ma non bastano pompe funzionanti. Occorre anche assicurare che, in presenza di precipitazioni intense, i dispositivi di segnalazione e chiusura impediscano agli automobilisti di imboccare il tunnel quando le condizioni diventano pericolose.
E se durante un nubifragio dovesse interrompersi l’energia elettrica? Il semaforo potrebbe smettere di funzionare proprio nel momento in cui dovrebbe segnalare il pericolo.
Per questa ragione, tra le soluzioni tecniche che sarebbero allo studio figura anche l’installazione di un gruppo elettrogeno di emergenza, sul modello di quanto già realizzato per il sottopasso di Vibo Marina. Un sistema capace di garantire l’alimentazione elettrica anche in caso di blackout.
Rimarrebbe comunque da stabilire a chi affidare la manutenzione, il monitoraggio degli impianti e l’attivazione delle procedure di emergenza. Questioni che potrebbero incidere in maniera determinante sulla decisione finale.
Due anni di chiusura e le denunce rimaste senza risposta
Intanto sono trascorsi due anni dall’ottobre 2024, quando un violento temporale provocò l’allagamento del sottopasso e la conseguente interdizione al traffico. Da allora l’infrastruttura è rimasta inutilizzata, con le barriere New Jersey a impedire l’accesso e la vegetazione che ha progressivamente invaso la carreggiata.
Il Vibonese ha documentato più volte le condizioni del tunnel e i disagi provocati dalla sua chiusura. Nel giugno 2025 la vicenda approdò anche in Consiglio comunale a Vibo Valentia. Il sindaco Enzo Romeo richiamò le difficoltà legate alla liquidazione del Corap, mentre il primo cittadino di Jonadi, Fabio Signoretta, manifestò la disponibilità della propria amministrazione a collaborare per individuare una soluzione.
A maggio 2026, il commissario straordinario dell’Arsai Sergio Riitano aveva inserito il sottopasso tra le opere da affrontare nell’ambito degli interventi di riqualificazione delle aree industriali.
Un’opera strategica diventata simbolo di abbandono
Il sottopasso si trova lungo un tratto particolarmente trafficato della Statale 18, nei pressi del centro commerciale Vibo Center e dell’area industriale del capoluogo. La sua chiusura obbliga automobili, autobus e mezzi pesanti a transitare sulla rotatoria sovrastante, con conseguenti rallentamenti soprattutto nelle ore di maggiore afflusso.