«Il mio latte non è un lusso»: a Vazzano la protesta per il carovita ha il volto del piccolo Manuel
Il bimbo di un anno e mezzo, accompagnato dalla mamma Luana, ieri al presidio nelle Serre. La sua presenza diventa un messaggio per richiamare l’attenzione sulle difficoltà di famiglie, giovani, anziani, agricoltori e imprese
Due piccole manine, una magliettina verde e un messaggio che interroga le coscienze: «Il mio latte non è un lusso». Manuel, un anno e mezzo, accompagnato dalla mamma Luana, ieri ha fatto tappa al presidio di Vazzano. La protesta, nella cittadina delle Serre, rientrava nelle manifestazioni che nelle ultime settimane hanno attraversato in lungo e in largo la Calabria, coinvolgendo autotrasportatori, agricoltori e semplici cittadini.
Iniziative nate per contestare l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio e le inevitabili ripercussioni sul costo dei beni, anche di prima necessità. Un carovita che mette in difficoltà famiglie, anziani e imprese e che, giorno dopo giorno, rende più pesante arrivare a fine mese.
La presenza del piccolo, voluta dai genitori Luana e Francesco Limardo (residenti a Jonadi), è stata innanzitutto una testimonianza di vicinanza ai manifestanti, ma anche un modo per richiamare l’attenzione sulle difficoltà che stanno attraversando tante famiglie, sempre più alle prese con prezzi in crescita e con la preoccupazione per il futuro dei propri figli.
Carovita, le Serre non si arrendono: centinaia di persone al presidio di Vazzano per tenere accesa la protestaIl post sui social
A raccontare la presenza del bambino al presidio di Vazzano, attraverso alcuni scatti pubblicati sui social, è stata la zia Margherita.
«Era lì – spiega – per il suo futuro e per tutti i bambini che domani saranno adulti. Manuel, insieme alla sua mamma, ha fatto oggi quello che avremmo dovuto fare noi in questi giorni accanto agli agricoltori. Qui non si tratta di essere di destra o di sinistra. Qui si tratta di mettersi una mano sulla coscienza per quello che stiamo vivendo».
E ancora: «Per noi giovani che lavoriamo per pagare la benzina che ci porta al lavoro. Per i giovani con la corona d’alloro in testa ma con il cuore spezzato in due, perché sanno già cosa li aspetta dopo anni di sacrifici. Per i bambini che domani saranno loro ad affacciarsi al mondo del lavoro e della vita adulta. Per i padri e le madri di famiglia che stanno tirando troppo la cinghia per arrivare a fine mese. Per gli anziani che a volte sono costretti a pesare sui figli stessi. Per le aziende, gli agricoltori, gli autotrasportatori. Per tutti quanti loro e per noi stessi».