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07/01/2026 ore 14.29
Cronaca

Il fratello di Maria Chindamo in aula per deporre come testimone: «Lei è qui con me»

Prima della deposizione in Corte d’assise come testimone, Vincenzo ha ripercorso dolore, attese e responsabilità ancora irrisolte dell’omicidio dell’imprenditrice di Laureana di Borrello : «C’è un solo imputato, mancano mandanti ed esecutori. La sua morte merita verità e dignità»

di Alessia Truzzolillo

Essere riportato con la memoria a quella mattina del 6 maggio 2016, ripercorrere anni di notizie, attese e ferite davanti alla Corte d’assise, è un’esperienza carica di emozioni e responsabilità. A dirlo è Vincenzo Chindamo, fratello di Maria Chindamo, l’imprenditrice uccisa dalla ’ndrangheta, che oggi ha rilasciato dichiarazioni prima della sua deposizione nel processo chiamato a fare luce sulle responsabilità della sua morte.

«Mi suscita emozioni molto intense, molta tensione e molto senso di responsabilità», spiega Chindamo, sottolineando come il percorso giudiziario si intrecci inevitabilmente con la vita personale e con il legame profondo con la sorella: «Ho avuto Maria accanto in tutto questo, con i suoi pezzi di vita che si sono incrociati con la mia».

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Un passaggio centrale delle sue parole riguarda le responsabilità ancora irrisolte. Chindamo si dice convinto che molte di esse siano state appena sfiorate e auspica che il processo possa restituire una verità piena e complessiva. «Colpisce il fatto che ci sia un solo imputato e per favoreggiamento – osserva – ma mancano mandanti ed esecutori». Un’assenza che pesa e che alimenta l’attesa per un possibile ampliamento del quadro giudiziario, affinché, sottolinea, «Maria possa avere la giusta dignità anche da un tribunale».

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Accanto al dolore e alla tensione, Chindamo evidenzia però anche un elemento di conforto: la presenza in aula di studenti, associazioni e cittadini. Una vicinanza che non è mai venuta meno negli anni e che rappresenta un segno di impegno civile e memoria collettiva.

Nel corso della testimonianza, il fratello di Maria ripercorre anche i mesi precedenti all’omicidio, segnati da paura e tensione, e il cambiamento percepito nella sorella. «Quella tensione mi accompagna ancora tutti i giorni», confessa. È proprio questa, conclude, a impedirgli di arretrare: «Non penso di fare un passo indietro. C’è un territorio intero che affettuosamente mi incoraggia a non farlo».