Iban modificati e oltre 10 anni di soldi pubblici dirottati: nel Vibonese contestato danno erariale da 1,1 milioni
Le indagini di Guardia di finanza e carabinieri avrebbero svelato un articolato sistema di depauperamento di risorse pubbliche all’interno di un Ente locale. Coinvolte sei persone, per l’ex responsabile dell’area Affari generali sequestro beni per 228mila euro
La Procura regionale della Corte dei Conti della Calabria ha notificato invito a dedurre nei confronti di 6 soggetti (3 pubblici ufficiali appartenenti a un Ente pubblico del Vibonese e 3 incaricati di pubblico servizio) cui è stato contestato un presunto danno erariale pari ad € 1.100.000,00.
Nei riguardi di una delle persone coinvolte, ex responsabile dell’area Affari generali dell’Ente, è stato altresì eseguito un sequestro conservativo disposto dal presidente della Sezione giurisdizionale regionale per € 228.000,00.
Il provvedimento segue le indagini svolte dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Vibo Valentia e dall’Arma dei Carabinieri sotto la direzione della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, che ha rilasciato specifico nulla osta alla trasmissione degli esiti penali alla Procura della Corte dei Conti.
In particolare, le indagini avrebbero disvelato un articolato sistema di depauperamento di risorse pubbliche perpetrato per oltre un decennio in danno di un Ente locale del Vibonese.
Al centro dell’ipotizzato sistema predatorio si sarebbe collocato l’ex responsabile dell’Area affari generali dell’Ente il quale, nel periodo dal 2015 al 2024, avrebbe avuto accesso, con il consenso o la colpevole omissione di controllo di altri dipendenti pubblici, alla firma digitale del Responsabile del Servizio Finanziario, manipolando sistematicamente i mandati di pagamento del sistema contabile dell’Ente prima della loro trasmissione telematica alla banca che gestiva il servizio di tesoreria, sostituendo l’Iban del legittimo beneficiario con il proprio o di soggetti terzi a lui riconducibili, generando un ammanco pari ad € 845.235,75.
Secondo la prospettazione degli inquirenti, l’intera architettura fraudolenta è stata resa possibile dall’omessa vigilanza dei soggetti preposti al controllo della gestione finanziaria, tra cui due sindaci pro tempore e tre revisori dei conti. Oltre al danno erariale sopra indicato, è stato contestato un danno da disservizio pari ad euro 253.570,73, determinato dalla grave compromissione del buon andamento dell’azione amministrativa dell’Ente, per un totale complessivo pari a € 1.098.806,48.
Gli specifici accertamenti di polizia erariale sono stati delegati al Nucleo di Polizia economico finanziaria del capoluogo, all’esito dei quali è stato possibile attribuire presunte responsabilità nei confronti dei 6 soggetti (3 dipendenti pubblici e 3 incaricati di pubblico servizio) ai quali la Procura della Corte dei Conti ha appunto notificato un invito a dedurre per aver cagionato danno erariale diretto pari ad € 845.000,00 nonché un danno da disservizio pari ad € 253.000,00 (pari al 30% del danno diretto).