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24/02/2026 ore 06.15
Cronaca

Fiori e silenzio sulla spiaggia di Tropea nel punto in cui il mare ha restituito il corpo di un migrante

VIDEO | A una settimana dal drammatico ritrovamento alcuni esponenti della comunità tropeana hanno voluto ricordare quella vita spezzata dal ciclone Harry mentre attraversava il Mediterraneo insieme ad altre centinaia di persone scomparse tra le onde: «Onoriamo la memoria di chi cercava una nuova vita ma non è riuscito a raggiungerla»

di Cristina Iannuzzi

Una piccola edicola votiva, fiori freschi e l’effige della Madonna della Romania. È qui, sulla spiaggia Le Roccette, a Tropea, nel punto esatto in cui il mare ha restituito i resti dilaniati di un migrante, che stamattina si è raccolta la comunità tropeana per una commemorazione semplice ma carica di significato. 

Martedì scorso, a quasi un mese dal ciclone Harry, il più potente degli ultimi decenni, il mare ha restituito sulla spiaggia di Tropea una delle centinaia di vittime che tra il 20 e il 22 gennaio hanno perso la vita nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l’Italia. Ciò che restava di un uomo – o forse di una donna, ancora non si sa – vittima dell’ennesima traversata finita in tragedia. Un corpo senza nome, avvistato per primo dagli studenti del liceo scientifico che si affaccia proprio su quella spiaggia.

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Tra i primi ad arrivare sul posto c’era Paolo, volontario della Protezione civile comunale, conosciuto come “Capitan Paolo”.

«Stavo pranzando con mia madre quando ho sentito sirene di ambulanza e polizia. Mi hanno chiamato: “Vai alle Roccette, hanno trovato un morto a mare”».

Arrivato sulla spiaggia, ha trovato carabinieri e guardia costiera alle prese con un recupero difficile. «Il corpo galleggiava a pochi metri dalla riva sballottato da onde alte. Non c’erano mezzi adatti. Ho dato una corda, perché era scivoloso».

Il racconto è crudo, scioccante: «Quando è stato recuperato, c’era solo mezzo corpo. La testa e le braccia non c’erano più». Con un telo, ancora oggi intriso di odore di mare e morte, Paolo ha coperto quel che restava di quella vita spezzata.

La preghiera laica e la catena umana

A una settimana dal ritrovamento, l’associazione Tropearte, guidata da Francesco Femia, ha chiamato a raccolta cittadini, associazioni e membri della comunità migrante del Vibonese.

Un semicerchio silenzioso attorno ai fiori e all’immagine della Madonna della Romania, patrona della città. Una catena umana per circondare simbolicamente quel luogo e restituire dignità a chi non ha avuto neppure un nome.

«Stiamo facendo una cosa semplice ma necessaria – ha spiegato Femia –. Onoriamo chi si è perso nel mare. Quando muore un caro celebriamo la sua vita. Questi migranti, sconosciuti, non hanno nessuno che li onori. Lo facciamo noi».

L’intenzione è quella di ritrovarsi ogni domenica, per un’ora, per riflettere e pregare. «È nata l’idea che il popolo italiano sia indifferente. Qui a Tropea abbiamo scoperto che non è vero».

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Il simbolo della Madonna e l’accoglienza

Non è casuale la presenza dell’icona della Madonna della Romania. Secondo la tradizione, l’effige arrivò a Tropea dopo un naufragio, portata dai monaci basiliani scampati alla tempesta. «La Madonna rappresenta questa tradizione – è stato ricordato –. Tropea ha una storia di profughi e di approdi. Oggi come allora».

Accanto ai tropeani, anche Mamadou Drame, presidente dell’associazione dei gambiani della provincia di Vibo Valentia, sopravvissuto a più tentativi di attraversamento. «Eravamo 120, siamo arrivati vivi in 30. La barca era bucata. Questa strada non è facile». Il suo appello è semplice: «Preghiamo per le vittime. E cerchiamo di fermare questa tragedia».

Presenti anche altri immigrati residenti a Tropea, artisti e cittadini del centro storico. «Anch’io sono un’immigrata – ha detto Caitlin Whale –. Qui ho trovato amore. Spero che tutti ricevano lo stesso».

«Tropea è il luogo della spensieratezza estiva – ha aggiunto Caterina Ostone – ma oggi dobbiamo confrontarci con le nostre responsabilità di cittadini del mondo. Un tempo eravamo noi a partire»