Fiaccole e preghiere contro le intimidazioni, il vescovo di Mileto guida la Vibo che si ribella alla ‘ndrangheta
Nel mese dedicato a Maria, centinaia di persone hanno attraversato l’area dell’aeroporto per raggiungere le attività finite nel mirino della criminalità durante l’ultima escalation criminale. Commozione e partecipazione massiccia a una manifestazione che ha travalicato il significato religioso
La fiaccolata organizzata a Vibo nel mese mariano diventa un corteo di solidarietà, di protesta, di ribellione. Questa sera nei pressi della sede centrale del Network LaC, a Vibo Valentia, si è mossa la fiaccolata mariana per esprimere solidarietà agli imprenditori e agli amministratori pubblici che nelle ultime settimane sono finiti nel mirino. Colpi di arma da fuoco contro le serrande e i cancelli, auto bruciate, lettere di minacce infilate sotto le porte. Contro questo e contro una criminalità che rialza la testa e vorrebbe farla abbassare alla città di Vibo, questa sera sono scesi in strada centinaia di cittadini, imprenditori, esercenti. Alla testa di quella che dovrebbe essere una processione religiosa ma che nei fatti si è trasformata in un corteo di protesta c’era il vescovo di Mileto Attilio Nostro.
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Una fiaccolata, nel cuore del mese dedicato alla Madonna, che ha assunto il senso di una risposta collettiva. Non solo un momento di preghiera, dunque, ma un gesto pubblico di vicinanza a chi, in queste settimane, ha visto colpita la propria attività, il proprio lavoro.
Prima della partenza, il vescovo Attilio Nostro ha spiegato il significato della processione, nata attorno alla parrocchia di Gesù Salvatore e poi diventata un cammino condiviso da cittadini, associazioni, confraternite, imprenditori e lavoratori. «Spero davvero di cuore di portare, con la statua della Madonna, un po’ di conforto a queste persone, ma soprattutto alle tante famiglie di questi lavoratori. E tra questi ci siete anche voi del network LaC».
Il presule ha voluto rivolgere un pensiero diretto anche al gruppo editoriale, ringraziando chi ogni giorno lavora nel network. «Ringrazio Cristina Iannuzzi (la giornalista vibonese che ha seguito la manifestazione, ndr), ringrazio voi a nome di tutti gli altri lavoratori di LaC, perché proteggere il lavoro significa proteggere la dignità, proteggere il territorio e tentare di aiutare queste persone che hanno aiutato tante famiglie a venire fuori dalla disoccupazione, da una situazione di disperazione».
«Proteggere il lavoro significa proteggere la dignità»
Nel messaggio del vescovo, la solidarietà agli imprenditori colpiti dalle intimidazioni si intreccia con il valore sociale del lavoro. «Il nostro territorio ha bisogno di queste aziende, ha bisogno di questo lavoro, ha bisogno di questa dignità», ha detto Nostro, indicando nella processione un segno di prossimità verso chi non si è piegato alle minacce.
«Quale occasione migliore se non quella di portare la Madonna, che è nostra madre, a dare conforto ai suoi figli?», ha aggiunto. «Spero che questo cammino possa portare davvero una carezza a queste famiglie, a questi imprenditori, a questi lavoratori e anche a noi».
Per il vescovo, la presenza in strada non è soltanto un gesto religioso, ma anche un’assunzione di responsabilità. «Per noi è un segno grande, perché in fondo è un modo per dire il nostro grazie a queste persone che hanno subito questi attentati, evidentemente perché sono avverse a qualcosa o a qualcuno, perché chi le ha intimidite vuole ottenere qualcosa da loro».
Il fiore portato dai bambini: «Da famiglia a famiglia, da cuore a cuore»
Al centro della fiaccolata anche un gesto semplice: l’omaggio floreale portato dai bambini della parrocchia di Gesù Salvatore. «Il fatto che loro resistano è per noi motivo di orgoglio e di onore», ha detto ancora Nostro riferendosi agli imprenditori e ai lavoratori colpiti dalle intimidazioni. «Ed è bello che il nostro apprezzamento risuoni in queste strade, in questa piazza e in questa visita che noi faremo portando un omaggio floreale con i bambini della parrocchia di Gesù Salvatore, che ha organizzato questa processione».
Un fiore consegnato come segno di vicinanza, ha spiegato il vescovo, «da famiglia a famiglia, da cuore a cuore». Un modo per dire che la città non intende lasciare soli coloro che sono finiti nel mirino e che attorno a loro può ricostruirsi una comunità capace di camminare insieme.
Una partecipazione senza insegne: «Con la gente comune»
Nostro ha insistito molto anche sul carattere spontaneo e sobrio dell’iniziativa. Alla fiaccolata hanno aderito associazioni, cittadini, confraternite, ma senza simboli o segni di appartenenza. «Anche le confraternite hanno deciso di essere presenti, ma senza insegne, proprio per fare il cammino comune con la gente comune, senza trionfalismi, senza niente di appariscente».
Il senso, ha aggiunto, è quello di una presenza condivisa e trasversale. «Semplicemente con la presenza di cuore di tante persone che hanno deciso in maniera assolutamente spontanea di partecipare insieme, per manifestare con noi, insieme alla comunità cristiana, la solidarietà a queste persone».
Una solidarietà che ha superato anche il perimetro della fede. «Ci sono anche dei non credenti in mezzo a noi», ha sottolineato il vescovo. Perché davanti alle intimidazioni, ai colpi d’arma da fuoco, alle auto incendiate e alle minacce recapitate agli amministratori, il cammino di questa sera ha assunto un significato che riguarda tutti: la difesa del lavoro, della libertà e della dignità di una città che prova a non abbassare lo sguardo.