Ferrovie della Calabria porta in Tribunale il Comune di Vibo: «Ci deve mezzo milione di euro per canoni non pagati»
Dalle concessioni del 2001 e del 2003 alla convenzione sul Terminal bus cessata nel 2020. Nell’atto si ricostruiscono diffide e tentativi di accordo. Ora la società chiede pagamenti, interessi e restituzione degli immobili
Un contenzioso da mezzo milione di euro che affonda le radici nei primi anni Duemila arriva davanti al Tribunale civile di Vibo Valentia. Ferrovie della Calabria srl ha presentato un ricorso contro il Comune di Vibo Valentia, chiedendo al giudice di accertare il presunto inadempimento dell’ente, di ordinare il rilascio di aree e immobili e di condannare l’amministrazione al pagamento di somme che, secondo il prospetto prodotto dalla società, ammontano complessivamente a 495.603,55 euro, oltre interessi moratori.
Al centro della controversia ci sono due concessioni patrimoniali e una convenzione per il Terminal bus. Nell’atto, Ferrovie ricostruisce un rapporto iniziato nel 2001, quando, dopo una richiesta dell’amministrazione comunale, venne concessa in fitto una porzione di terreno di 1.440 metri quadrati nel piazzale della stazione di Vibo Valentia, destinata «esclusivamente per la costruzione di un Centro mercantile polivalente». Il canone mensile, inizialmente fissato in 200mila lire, pari a 103,29 euro, sarebbe stato poi adeguato a 115 euro nel 2023.
La seconda area e il capannone nel piazzale della stazione
Nel ricorso viene poi richiamata una seconda concessione, risalente al 2003, relativa a «un’ulteriore area di mq 14.600 ricadente nel Piazzale della Stazione di Vibo Valentia Marina (dove si tiene il mercato settimanale. ndr), nonché il deposito capannone che insiste nella citata area». In questo caso, secondo Ferrovie, il canone mensile venne stabilito in 1.500 euro, con decorrenza dalla consegna dei beni immobili.
La società sostiene di avere più volte invitato il Comune a regolarizzare la propria posizione contabile. Nel ricorso vengono citati solleciti di pagamento a partire dal 2002 e poi negli anni successivi, fino al 2012. Nonostante quelle intimazioni, secondo la ricostruzione di Ferrovie, il Comune sarebbe rimasto inadempiente.
Il nodo del Terminal bus e dei locali di Via Protetti
Un altro fronte riguarda la convenzione per l’affidamento del Terminal bus, stipulata il 30 luglio 2003 con permuta di immobili. Secondo Ferrovie, la convenzione sarebbe cessata nel 2020, quando la società comunicò al Comune la disdetta e il rilascio del deposito e dei locali ricevuti in permuta. Nell’atto si precisa che l’eventuale prosecuzione dell’occupazione dei locali aziendali di Via Protetti, utilizzati dalla Polizia Locale, avrebbe comportato la stipula di un contratto di affitto oneroso.
Ferrovie sostiene che, nonostante la cessazione del rapporto e la riconsegna al Comune dell’immobile comunale sito in Via degli Artigiani, l’ente non avrebbe invece rilasciato i locali di Via Protetti, che risulterebbero «occupati sine titulo dagli uffici della Polizia Locale». La società richiama anche una diffida del 14 giugno 2023 e cita la clausola della convenzione secondo cui, «in caso di mancato rinnovo dell’incarico, anche per rinuncia di una delle parti, gli impianti saranno reciprocamente riconsegnati con apposito verbale, in normali condizioni d’uso».
La proposta transattiva del Comune e il debito contestato
Nel ricorso viene ricordato anche il dissesto finanziario del Comune, dichiarato nel 2013, con la distinzione tra debiti maturati fino al 31 dicembre 2012, da assoggettare alle procedure dell’organo straordinario di liquidazione, e obbligazioni successive, rimaste a carico della gestione ordinaria dell’ente.
Ferrovie richiama poi una nota dell’8 settembre 2023 con cui il Comune, tramite la dirigente Adriana Teti, avrebbe proposto la chiusura della posizione debitoria riferita al periodo precedente al dissesto per 10.886,44 euro, oltre a somme disponibili per i canoni successivi, formulando una proposta transattiva complessiva di 12.521,28 euro per canoni non pagati fino al 2022. Per la società ricorrente, quella comunicazione rappresenterebbe un riconoscimento del debito, ma l’offerta viene ritenuta non accettabile rispetto alle somme rivendicate.
Secondo il prospetto richiamato nel ricorso, Ferrovie quantifica il credito in 14.103,55 euro per la concessione del 2001, 396mila euro per la concessione del 2003 e 85.500 euro per l’occupazione dei locali di Via Protetti dal primo ottobre 2020 al primo giugno 2025. Da qui il totale di 495.603,55 euro, oltre interessi moratori.
Le richieste al Tribunale
Ferrovie chiede al giudice di accertare l’inadempimento del Comune agli obblighi derivanti dalle due concessioni patrimoniali e di condannare l’ente al pagamento dei canoni non corrisposti. Chiede inoltre che i contratti vengano dichiarati risolti per grave inadempimento e che venga ordinato il rilascio immediato delle aree e degli immobili, «liberi da persone e cose», anche con eventuale esecuzione forzata in caso di inerzia.
Quanto alla convenzione sul Terminal bus, la società chiede di accertare l’inadempimento del Comune, dichiarare la risoluzione del rapporto e ordinare il rilascio dei locali di Via Protetti. Per questi ultimi Ferrovie chiede la condanna al pagamento di 85.500 euro per occupazione senza titolo, oppure della somma maggiore o minore che il giudice riterrà di determinare, anche tramite consulenza tecnica.
Nel ricorso vengono invocati anche il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, l’eventuale ordine di esibizione della documentazione in possesso del Comune e la verifica della posizione debitoria alla luce della disciplina sui debiti fuori bilancio. La società chiede infine la condanna dell’ente alle spese di giudizio e formula anche domanda per lite temeraria.
La vicenda passa ora al vaglio del Tribunale. Resta da verificare quale sarà la posizione difensiva del Comune e come il giudice valuterà il rapporto tra le vecchie concessioni, le somme rivendicate da Ferrovie e l’attuale utilizzo degli immobili al centro della controversia.