Sezioni
15/07/2026 ore 17.03
Cronaca

Estorsioni nel Vibonese, dichiarato inammissibile l’appello proposto dalla Dda contro gran parte delle assoluzioni

La Corte d’Appello di Catanzaro accoglie l’eccezione degli avvocati difensori: l’impugnazione non sarebbe stata depositata telematicamente, modalità obbligatoria dal primo gennaio 2025. Resta pendente parte della posizione di Michele Manco

di Redazione

Nuovo stop davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro per la Direzione distrettuale antimafia. La terza sezione penale ha dichiarato inammissibile l’impugnazione proposta dalla Procura antimafia contro gran parte delle assoluzioni pronunciate dal Tribunale di Vibo Valentia nel processo relativo a una serie di presunte estorsioni, aggravate dal metodo mafioso, ai danni di un imprenditore.

La decisione è arrivata nel corso dell’udienza celebrata davanti al collegio composto dal presidente Battaglia e dai giudici Fontanazza e Giglio. La Corte ha accolto l’eccezione preliminare sollevata dagli avvocati Francesco Sabatino e Walter Franzè, difensori rispettivamente di Domenico Macrì e Michele Manco.

‘Ndrangheta: estorsioni a Vibo da parte dei clan, nove assoluzioni e una sola condanna

Le accuse e gli imputati coinvolti nel procedimento

Il procedimento coinvolgeva, oltre a Macrì e Manco, anche Salvatore Morelli, Gregorio Ruffa, Domenico Serra, Francesco Antonio Pardea e Andrea Mantella. Gli imputati erano chiamati a rispondere, a vario titolo, di diverse ipotesi di estorsione aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso.

La posizione più articolata era quella di Michele Manco, accusato anche di associazione mafiosa e di sette tentate estorsioni. Al termine del giudizio di primo grado, Manco era stato assolto dalla quasi totalità delle contestazioni, riportando comunque una condanna a sei anni di reclusione per le residue accuse ritenute fondate dal Tribunale.

Il deposito telematico obbligatorio dal 2025

Contro le assoluzioni era stato presentato appello dalla Direzione distrettuale antimafia. L’impugnazione, però, non sarebbe stata depositata attraverso la modalità prevista dalla normativa entrata in vigore dall’1 gennaio 2025, che impone il deposito telematico dell’atto di appello.

Nel corso dell’udienza, gli avvocati Sabatino e Franzè hanno replicato alla memoria presentata dalla Dda, richiamando anche ulteriori pronunce della Corte di Cassazione relative alle conseguenze derivanti dal mancato utilizzo del deposito telematico.

La Corte d’Appello ha ritenuto fondate le argomentazioni della difesa. Secondo il collegio, l’inosservanza della procedura obbligatoria prevista per la presentazione dell’impugnazione ha determinato l’inammissibilità dell’appello proposto dalla Procura antimafia.

Stralciate quasi tutte le posizioni processuali

La decisione impedisce quindi l’esame nel merito delle contestazioni sollevate dalla Dda contro gran parte delle assoluzioni disposte in primo grado. A seguito della pronuncia della terza sezione penale, quasi tutte le posizioni processuali sono state stralciate.

Il procedimento davanti alla Corte d’Appello resta invece ancora pendente per Michele Manco, ma esclusivamente con riferimento alle residue contestazioni non interessate dalla dichiarazione di inammissibilità pronunciata dal collegio catanzarese.