Erosione costiera a Tropea, la spiaggia scompare sotto i colpi delle onde: «Persi quasi 5 metri di arenile»
Dopo il crollo del camminamento sul lungomare, riesplode la rabbia di chi investe tutto l'anno. Dal successo di "4 Ristoranti" alla sfida contro la natura, Decarlo lancia l'appello: «Servono barriere moderne, non lavori a macchia di leopardo». E intanto gli albergatori sollecitano i commissari
Il copione si ripete con una regolarità che non lascia spazio a interpretazioni: le mareggiate invernali presentano il conto e le infrastrutture costiere di Tropea tornano a mostrare la loro fragilità. Il recente crollo di parte del marciapiede sul lungomare, riaccende il dibattito sulla gestione dell'erosione costiera in uno dei punti nevralgici del turismo calabrese.
Le transenne delimitano ampie porzioni di camminamento. Nonostante gli interventi tampone – con il Comune che solo lo scorso anno ha stanziato circa 140 mila euro complessivi per le riparazioni – la forza delle onde ha nuovamente vanificato i lavori. A pagare il prezzo più alto, questa volta, è stato il lido Albatros, colpito duramente dalla seconda ondata di maltempo successiva al passaggio del ciclone Harry.
Pino Decarlo, titolare del Sunset Beach Club e volto noto per la vittoria nel programma "4 Ristoranti", osserva lo stato dei luoghi dalla sua struttura, rimasta fortunatamente intatta ma circondata dal dissesto.
«È il paradosso di ogni anno - spiega Decarlo – , dopo le mareggiate il lungomare cede. La scogliera attuale non è sufficiente a fermare le onde. L'erosione sta forzando la mano e non è un problema solo locale, ma nazionale. Servirebbe un intervento strutturale dal Ministero, perché i lavori fatti a macchia di leopardo non portano risultati duraturi».
Il dato tecnico fornito dall'imprenditore restituisce la misura del fenomeno meglio di qualsiasi descrizione: «Da quando ho rilevato l'attività nel 2019, c'è stato un dislivello di 4 metri e 90. La spiaggia sta scomparendo. Siamo passati dal poter posizionare 107 ombrelloni agli attuali 48».
Un dimezzamento dello spazio che incide direttamente sull'economia di un'azienda che punta sulla destagionalizzazione, restando aperta 365 giorni l'anno e dando lavoro a sei dipendenti fissi, che diventano 33 durante la stagione estiva.
«Nei giorni scorsi – aggiunge l’imprenditore – i tecnici comunali insieme alla Protezione Civile hanno effettuato un sopralluogo assicurando un ripristino immediato». Ma non basta. La richiesta degli operatori è orientata verso soluzioni ingegneristiche diverse, come le barriere soffolte o tecnologie alternative già sperimentate in altre regioni.
Mareggiate in Calabria, Mancuso incontra i sindaci dei Comuni colpiti: «Abbiamo ascoltato le loro esigenze»«In Abruzzo è stata avanzata la proposta di utilizzare un sistema di difesa della costa innovativo chiamato Tecnoreef. Si tratta di strutture in acciaio che spezzano l'energia delle onde», sottolinea De Carlo che esorta le istituzioni ad «abbandonare la logica dell'emergenza per passare a un piano di protezione e ripascimento dell'arenile che possa garantire stabilità al comparto turistico tropeano».
La richiesta degli albergatori
Sulla questione è intervenuta nelle scorse ore anche l’Associazione Albergatori Tropea, riunita in assemblea per affrontare il tema della tutela delle infrastrutture. «In vista dell’imminente avvio della stagione turistica – si legge nella nota stampa - l’Associazione chiede ai Commissari del Comune di Tropea di chiarire quali azioni siano state intraprese o programmate per affrontare le criticità legate all’erosione».
Gli albergatori hanno inoltre richiesto formalmente un incontro istituzionale con la Commissione Straordinaria per individuare soluzioni operative immediate. «La tutela del lungomare e delle nostre spiagge – dichiara il presidente Massimo Vasinton – rappresenta una priorità per il futuro turistico della città»