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16/10/2026 ore 06.15
Cronaca

È Il giorno della protesta, la Calabria trattiene il fiato: presidi nel Vibonese, distributori a secco e supermercati in allarme

Dalla mezzanotte è iniziato il fermo degli autotrasportatori fino al 20 ottobre. Vibo Marina, Sant'Onofrio, Pizzo e Vazzano i punti della mobilitazione provinciale ma i presidi ci sono in tutta la regione. Code alle pompe fino a tarda sera e carburante agli sgoccioli, mentre crescono i timori per gli approvvigionamenti. Proteste anche in Sicilia, Puglia e Basilicata

di Enrico De Girolamo

È il giorno della protesta. La Calabria si prepara a cinque giorni di fermo degli autotrasportatori, con il rischio di pesanti ripercussioni sulla viabilità, sulla distribuzione delle merci e sull'approvvigionamento di carburante. Dalla mezzanotte è scattata la mobilitazione proclamata da Fedralog, destinata a proseguire fino al 20 ottobre, mentre gli agricoltori, già da settimane impegnati in una dura contestazione contro il caro gasolio, rilanciano le proprie iniziative con il coinvolgimento anche del settore della pesca.

Nel Vibonese sono tre i presidi indicati nella mappa della protesta, ai quali si è poi aggiunto anche Pizzo: Vibo Marina, nell'area dei depositi petroliferi, lo svincolo di Sant'Onofrio e Vazzano. Tre punti strategici per la circolazione dei mezzi pesanti e, soprattutto nel caso di Vibo Marina, per il rifornimento di carburante di una parte consistente della Calabria. Luoghi sui quali si concentrano le maggiori preoccupazioni per le conseguenze che eventuali blocchi potrebbero determinare.

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La giornata si apre dopo ore di crescente tensione che hanno scandito quella di ieri. Distributori con le pompe già a secco, altri prossimi all'esaurimento delle scorte e automobilisti in fila per assicurarsi un pieno prima che la situazione possa ulteriormente peggiorare. Scene che nel Vibonese riportano alla mente quanto accaduto nei giorni scorsi, quando il blocco delle autocisterne aveva provocato una vera e propria corsa al carburante. Stavolta, però, l'emergenza rischia di assumere dimensioni ancora più ampie, perché alla mobilitazione degli agricoltori si aggiunge quella delle imprese che trasportano quotidianamente merci e prodotti alimentari.

Tre presidi nel Vibonese, Vibo Marina torna al centro della protesta

Il punto più delicato è ancora una volta Vibo Marina, dove si trovano i depositi di Eni e Meridionale Petroli, uno dei principali poli di distribuzione dei prodotti petroliferi in Calabria. È qui che nelle scorse settimane gli agricoltori hanno cercato di impedire il passaggio delle autobotti, provocando un rallentamento delle forniture e costringendo numerose stazioni di servizio a sospendere temporaneamente le vendite.

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Dopo una prima fase di blocchi e un successivo tentativo di riprendere la protesta, contrastato dal dispositivo predisposto dalle forze dell'ordine, l'area torna al centro della mobilitazione. Il rischio è che nuovi ostacoli alla movimentazione delle autocisterne si sommino alle difficoltà di approvvigionamento già esistenti.

Gli altri punti individuati dagli autotrasportatori sono gli svincoli di Pizzo, Sant'Onofrio e Vazzano, lungo direttrici importanti per i collegamenti provinciali e regionali. La presenza dei manifestanti in queste aree potrebbe incidere sul traffico pesante e sulla circolazione ordinaria.

La mobilitazione nasce da una situazione che le imprese del settore definiscono ormai insostenibile. Nei giorni scorsi Angelo Derenzo, coordinatore provinciale di Fedralog, aveva descritto il fermo come una richiesta estrema di aiuto, un “mayday”, denunciando aumenti dei costi fino a 800 euro per singola tratta. Il rischio, aveva avvertito, è che il blocco dei trasporti impedisca ai prodotti calabresi di raggiungere i mercati del Nord e, in direzione opposta, alle merci di arrivare nei punti vendita della regione.

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Ma la protesta comincia a pesare sulla vita quotidiana dei cittadini ancor prima che se ne possano misurare gli effetti sulla circolazione delle merci. Nelle ultime ore le file ai distributori si sono moltiplicate, alimentate dalla paura di restare senza benzina o gasolio. Molti automobilisti hanno anticipato il rifornimento, contribuendo ad accelerare l'esaurimento delle scorte negli impianti ancora operativi.

Emblematica la situazione documentata ieri da Il Vibonese all'Esso di viale Affaccio. «Abbiamo una capienza di 9mila litri ma a breve finiremo tutto», aveva avvertito il gestore. E mentre gli automobilisti aspettavano il proprio turno, le nostre telecamere hanno documentato un nuovo rincaro in tempo reale: il diesel è passato da 2,254 a 2,295 euro al litro e la benzina da 1,994 a 2,009 euro. 

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Il problema, peraltro, non dipende soltanto dalla protesta calabrese. Alle difficoltà provocate dai presidi si sono aggiunte quelle legate al blocco della raffineria Eni di Taranto, determinato dalla vertenza dei lavoratori dell'ex Ilva. Una situazione che ha compromesso le consegne programmate verso diverse stazioni di servizio del Mezzogiorno, aggravando una disponibilità di carburante già ridotta.

In Calabria numerosi distributori Eni hanno registrato interruzioni delle forniture. La società ricorda che quella tarantina è un'infrastruttura strategica per la produzione e la distribuzione di carburanti nel Sud Italia, con una movimentazione media di circa 260 autobotti al giorno. L'approvvigionamento da depositi di altre regioni, spiega Eni, «risulta limitato dalle distanze e dalle problematiche sulla viabilità conseguenti all'estensione delle aree interessate dalle manifestazioni».
Il quadro resta critico. «A oggi - segnala la società -, oltre 150 stazioni di servizio Enilive su circa 300 sono prive di carburanti».

Nel Vibonese, dove nei giorni scorsi il gasolio aveva raggiunto in alcuni casi 2,40 euro al litro, le difficoltà si intrecciano così con una doppia emergenza: quella dei prezzi e quella della disponibilità effettiva di carburante.

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C'è poi un altro fronte che comincia a destare preoccupazione: la distribuzione dei prodotti alimentari. I supermercati iniziano ad accusare le difficoltà della catena logistica. Il pericolo riguarda in particolare i prodotti freschi e deperibili, che richiedono rifornimenti frequenti e non possono contare su lunghi periodi di stoccaggio. Ma se la protesta dovesse protrarsi con una partecipazione elevata, le conseguenze potrebbero estendersi anche ad altre categorie merceologiche.

È proprio questo uno degli elementi sui quali fanno leva gli organizzatori della mobilitazione. Fermare il trasporto significa rendere visibile quanto l'economia dipenda dai camion, che quotidianamente collegano aziende agricole, industrie, depositi e attività commerciali. Un messaggio rivolto al Governo e alla Regione, ma destinato inevitabilmente a coinvolgere anche i consumatori.

Per il momento non è possibile prevedere l'entità delle ricadute sulla distribuzione. Molto dipenderà dall'adesione effettiva delle imprese al fermo, dalla possibilità di garantire i rifornimenti essenziali e dall'eventuale apertura di nuove trattative.

La protesta degli agricoltori e dei pescatori

Quella che si apre oggi non è una mobilitazione isolata. Gli agricoltori calabresi protestano già da oltre due settimane contro l'aumento del prezzo del gasolio agricolo e degli altri costi di produzione.

La vertenza ha progressivamente coinvolto anche allevatori e pescatori, categorie accomunate dalla crescente incidenza dei costi energetici sui bilanci delle attività. Per le marinerie, in particolare, il prezzo del carburante rappresenta una delle principali voci di spesa e può rendere economicamente sconveniente perfino l'uscita in mare.

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Dalla Sicilia alla Puglia, il Mezzogiorno si mobilita

Lo scenario va ormai ben oltre i confini calabresi. Anche in Sicilia è stato proclamato un fermo degli autotrasportatori dal 16 al 20 ottobre, con le imprese aderenti al Comitato trasportatori siciliani che hanno annunciato lo stop dei mezzi nei piazzali e della movimentazione dei semirimorchi nei porti dell'Isola.

A motivare la decisione sono l'aumento del prezzo del gasolio e il mancato pagamento di incentivi destinati al trasporto combinato strada-mare. Secondo i rappresentanti delle imprese siciliane, l'incremento delle spese sta producendo perdite giornaliere tali da compromettere la sopravvivenza di numerose aziende.

In Puglia e Basilicata si sono intanto moltiplicate le manifestazioni di agricoltori e operatori del trasporto, con presidi nei principali nodi logistici e stradali. Nella Capitanata la protesta ha assunto una particolare rilevanza per il peso del comparto agricolo, mentre il blocco della raffineria di Taranto ha aggiunto un ulteriore elemento di criticità per l'intero sistema dei rifornimenti nel Sud Italia.

Si tratta di iniziative promosse da organizzazioni e comitati differenti, non tutte riconducibili a un'unica regia, ma accomunate dalla richiesta di interventi urgenti per contenere il costo dei carburanti e salvaguardare le attività produttive.

I 15 milioni della Regione non fermano la mobilitazione

Neppure l'intervento annunciato dalla Regione Calabria è bastato a disinnescare la protesta. La Giunta guidata da Roberto Occhiuto ha messo sul tavolo 15 milioni di euro per sostenere i settori maggiormente colpiti, ma la misura non ha convinto le categorie mobilitate.

Gli autotrasportatori chiedono interventi capaci di incidere concretamente sui costi di esercizio e sulle tariffe, mentre gli agricoltori lamentano l'insufficienza delle risorse rispetto all'entità delle perdite e alla durata della crisi.

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