Sezioni
29/04/2026 ore 18.58
Cronaca

Due indagati per l’autobomba a Sorianello contro Nicola Ciconte, ma per il gip i riscontri non bastano

L’operazione “Conflitto” prova a fare luce anche su uno dei più efferati piani di morte preparati nelle Preserre vibonesi nell’ambito dello scontro tra i clan Loielo ed Emanuele. La vittima accusata anche dell’omicidio di Filippo Ceravolo

di Giuseppe Baglivo

Prova a fare luce anche sul tentato omicidio con un’autobomba di Nicola Ciconte, 37 anni, di Sorianello, l’operazione antimafia denominata “Conflitto” condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo con il coordinamento della Dda di Catanzaro. Un fatto di sangue avvenuto il 25 settembre 2017 quando Nicola Ciconte – ritenuto dagli inquirenti vicino al clan dei Loielo – , riusciva a scampare ad un agguato realizzato mediante la deflagrazione di un ordigno esplosivo posto sull'autovettura Opel Astra a lui in uso. Per tale tentato omicidio sono indagati Salvatore Emmanuele, 32 anni, di Ariola di Gerocarne, e Nicola Criniti, 40 anni, di Soriano Calabro, ma il gip distrettuale ha rigettato nei lori confronti per tale capo d’imputazione la misura cautelare (carcere) richiesta dalla Dda di Catanzaro. Per il gip, infatti, nel caso del tentato omicidio ai danni di Nicola Ciconte “non si reputa raggiunta la soglia della gravità indiziaria, dovendosi evidenziare l'assoluto difetto di riscontri esterni individualizzanti che consentano di ricollegare tale specifico fatto alle persone degli accusati”.

Operazione “Conflitto”: luce anche sui tentati omicidi di Giovanni Emmanuele e Alex Nesci

L’ipotesi accusatoria

Ad avviso della Dda di Catanzaro, Salvatore Emmanuele e Nicola Criniti avrebbero agito in concorso con Bruno Lazzaro, quest’ultimo a sua volta ucciso con una coltellata all’addome il 4 marzo 2018 dal cugino Gaetano Muller per via di una ragazza contesa ed appartenente alla famiglia Emanuele. Secondo l’ipotesi accusatoria – bocciata dal gip – i tre (Emmanuele, Criniti e il defunto Lazzaro) avrebbero posto in essere atti idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di Nicola Ciconte, installando nella parte inferiore dell'autovettura Opel Astra a lui in uso, un ingente quantità di materiale esplosivo fatto poi deflagrare con l’attivazione a distanza mediante radiocomando nel momento in cui Nicola Ciconte si trovava a bordo. La programmata eliminazione di Nicola Ciconte non andava però a buon fine per cause non imputabili alla volontà degli indagati in quanto Nicola Ciconte veniva prontamente soccorso da terze persone subito dopo l'esplosione, riportando lesioni gravissime agli arti inferiori tali da necessitare il ricovero d'urgenza nell'ospedale Pugliese di Catanzaro.

‘Ndrangheta nelle Preserre: estorsioni a tappeto da parte dei clan Loielo, Emanuele e Idà. Ma c’è anche chi ha denunciato

Il tentato omicidio per la Dda è aggravato dalle modalità e finalità mafiose in quanto finalizzato ad agevolare le attività del clan Emanuele contrapposto ai Loielo di cui la vittima è ritenuta elemento di spicco. A Nicola Ciconte viene infatti contestata la partecipazione all’associazione mafiosa dei Loielo con specifiche funzioni sul traffico di sostanze stupefacenti, oltre che la partecipazione all’omicidio di Antonino Zupo (ritenuto uno dei vertici del clan Emanuele, fatto di sangue contestato a Rinaldo Loielo, Cristian Loielo, Filippo Pagano, Francesco Alessandria e Valerio Loielo), il tentato omicidio di Domenico Tassone (anche lui ritenuto elemento di spicco del clan Emanuele) e l’omicidio di Filippo Ceravolo, il giovane che si trovava in auto con Tassone e morto per errore.
Sono le intercettazioni telefoniche a permettere agli investigatori di ricostruire un quadro accusatorio, che però non è bastato al gip per ritenere sussistente la gravità indiziaria per il tentato omicidio di Nicola Ciconte. Agli atti sono presenti alcune intercettazioni che proverebbero come Nicola Criniti alcuni giorni prima dell’attentato si sia procurato del materiale esplodente da alcuni titolari di fabbriche di fuochi d’artificio della zona. “In tale fase organizzativa – hanno evidenziato la Dda e i carabinieri – si evincerebbe una partecipazione a diverso titolo di Bruno Lazzaro, Salvatore Emmanuele e Nicola Criniti i quali si sarebbero premurati di reperire un idoneo strumento, arma o materiale esplodente” - il cagnolino” nelle intercettazioni – per conseguire i “propri propositi criminosi e così realizzare l'agguato ai danni di Nicola Ciconte, con una possibile esecuzione dello stesso anche dall’esterno dell’abitazione di quest’ultimo. Tale ipotesi, oltre a non risultare affatto peregrina, si configura anche come probabile atteso che il modus operandi in tal senso non sarebbe nuovo agli accoliti della consorteria in causa e attiva in tal frangente”.

Omicidio Ceravolo, i genitori di Filippo: «Basta lacrime, ora deve piangere chi ha ucciso nostro figlio»

Troppo poco, però, per il gip, per firmare una misura cautelare nei confronti degli indagati, così come non basta il dato che a seguito del tentato omicidio Nicola Ciconte – stando alle intercettazioni – si sia dotato di un’arma da fuoco per paura di essere ucciso. Così come non bastano le intercettazioni tra Alex Loielo e Ivan Loielo – a soli due giorni dall’attentato dinamitardo ai danni di Ciconte – in cui i due (Ciconte è ritenuto appartenere proprio al gruppo dei Loielo) si informano di “ogni dettaglio denotando di avere un canale informativo privilegiato”. “C'era un medico lì vicino che è riuscito a tamponare l'aorta femorale si legge nelle intercettazioni tra i due Loielo - altrimenti sarebbe morto dissanguato. La bomba l'hanno piazzata sotto la macchina e l'hanno attivata con un telecomando a distanza. Si è salvato anche perché aveva lo sportello aperto e come è andato per mettere in moto, "quelli" hanno fatto scoppiare la bomba”. Per la la Procura “quelli” sarebbero Salvatore Emmanuele, Nicola Criniti e Bruno Lazzaro. Per il gip, invece, vi è “l'assoluto difetto di riscontri esterni individualizzanti”. 

Le donne del clan Loielo nella faida di 30 anni: tra lavatrici per cancellare le tracce e occultamento delle armi