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06/08/2026 ore 13.13
Cronaca

Due anni per spostare un palo della luce “invadente” a Tropea, la disavventura di un magistrato con il Comune

Protagonista l’ex pm della Procura di Bergamo Carmen Pugliese, volto noto della trasmissione Quarto Grado. Diffide, istanze e promesse sinora cadute nel vuoto

di Giuseppe Baglivo

Due anni per spostare un palo della pubblica illuminazione nonostante promesse, diffide, incontri al Comune, Pec e, da ultimo, persino un interessamento della Prefettura di Vibo. Benvenuti a Tropea in via Senatore Tranfo n.15 dove da circa vent’anni la dottoressa Carmen Pugliese – magistrato in quiescenza, per 31 anni pm alla Procura di Bergamo e negli ultimi tempi divenuto volto noto della trasmissione televisiva Quarto Grado – possiede un appartamento utilizzato per le vacanze estive. Nel luglio 2024, svegliandosi una mattina in quel di Tropea, il magistrato insieme al marito si sono ritrovati con una “bella” sorpresa: lavori in corso (non segnalati) nella via antistante il portone dell’abitazione per l’installazione di un palo della luce. «Fin qui nulla di male, anche se la via in precedenza non era certamente avvolta nell’oscurità – ci spiega la dottoressa Pugliese –. Quando però la sera la luce del palo è stata accesa, ho avuto la sorpresa di scoprire che la mia camera da letto era illuminata a giorno. Il palo è infatti contiguo al mio balcone e illumina non solo il balcone ma l’intera camera». Nelle notti successive, per poter dormire, il magistrato si è vista costretta ad abbassare completamente la tapparella e accendere l’aria condizionata poiché il caldo in estate diviene insopportabile. «Nell’immediatezza dovendo far rientro a Bergamo non mi sono potuta recare nelle sedi opportune per segnalare l’inconveniente, ma ho inviato Pec e mail – ci fa sapere sempre la dottoressa Pugliese – all’ufficio tecnico del Comune di Tropea, agli allora commissari prefettizi e al comando della Polizia municipale. Avevo chiesto come mai il palo della pubblica illuminazione non fosse stato installato con una sommità inclinata in modo che la luce sfociasse solo sulla strada e non sul mio terrazzo, come del resto altri sulla stessa via. Avevo poi chiesto se l’installazione fosse a norma, ma le mie missive non hanno mai avuto alcun riscontro».
Il magistrato Carmen Pugliese aveva inoltre segnalato al Comune che quel palo, così come collocato, non garantisce alcuna sicurezza per l’appartamento. «Essendo attaccato al mio balcone, è un gioco da ragazzi arrampicarsi e in ogni caso mi costringe nel periodo estivo a dormire sigillata in camera, non potendo certamente avere la stessa illuminata a giorno. Ciò rappresenta indubbiamente una compromissione della mia libertà, lesiva nella misura in cui mi costringe ad abbassare la tapparella». Le istanze al Comune di Tropea rimaste senza esito e prive di riscontro portano le date del 26 luglio 2024 e del 31 luglio 2024. In quest’ultimo caso era stata inoltrata direttamente al comandante della polizia municipale di Tropea.

Il magistrato in Comune a Tropea

Nel giugno del 2025 il magistrato si vede costretta ad inoltrare, attraverso il proprio legale (l’avvocato Francesco Fugazzola), una diffida al Comune in persona dei commissari prefettizi e, per conoscenza, al prefetto di Vibo. Anche la diffida del legale non ottiene però alcuna risposta. Nell’agosto del 2025 ecco così che Carmen Pugliese si reca personalmente in Municipio a Tropea ed incontra uno dei commissari. «Grande accoglienza anche da parte della polizia locale e dell’architetto Geraci responsabile dell’Ufficio tecnico – la dottoressa Pugliese – e ampia rassicurazione in tale occasione che il problema sarebbe stato risolto con lo spostamento del palo per eliminare il disagio alla mia abitazione e garantire lo stesso l’illuminazione». Dopo l’incontro in Comune, è stato quindi l’architetto Geraci dell’ufficio tecnico a informare lo scorso anno via sms la dottoressa Pugliese di aver parlato con una ditta per la soluzione definitiva: «sposteremo il palo dalla parte opposta della strada. In settimana impegneremo la spesa – aveva fatto sapere l’architetto – e daremo avvio al lavoro». Tutto a posto? Neanche per idea, perché il palo è ancora lì e dopo un momentaneo spegnimento è stata ripristinata l’illuminazione.

Le missive al sindaco

Il 23 giugno scorso la dottoressa Carmen Pugliese si è quindi vista costretta ad inviare una Pec al rieletto sindaco, Giovanni Macrì, riassumendogli la situazione ed aggiungendo di sentirsi «profondamente delusa e presa in giro per le mancate risposte alle proprie rimostranze e diffide. Il comportamento del Comune – aggiunge il magistrato nella missiva al primo cittadino – mi delude poiché consapevole che l’organo comunale deve venire incontro alle esigenze dei cittadini, ma soprattutto come ex appartenente all’organo giudiziario. Ho fatto per oltre 40 anni il magistrato e rispondevo alle istanze che mi venivano inoltrate. Ma mi sono ormai convinta che Tropea è un mondo a sé dove l’unica preoccupazione è lo sviluppo turistico, mentre le esigenze legittime dei cittadini passano in secondo piano. Prossimamente verrò a trascorrere a Tropea un periodo di vacanza: dovrò incatenarmi davanti al Comune – conclude il magistrato – per avere risposta?». Anche tale missiva al sindaco è rimasta lettera morta. Un assordante silenzio non interrotto neanche dall’ultimo sollecito via Pec del 27 luglio scorso. Eccolo: «Egregio sindaco, non ho ancora avuto riscontro alla mia Pec di giugno e alla Pec contenente diffida del mio legale relativa al problema/lampione segnalato. Ritengo come cittadina di aver diritto ad una risposta. E confido nella serietà e solerzia della sua amministrazione. Cordialmente Dr.ssa Carmelina Pugliese». Anche in questo caso nessuna risposta. 

La Prefettura invita il Comune a rispondere

Risale a lunedì scorso (3 agosto 2026), infine, l’invito del viceprefetto aggiunto di Vibo, Antonio Crisafulli, rivolto al Comune di Tropea a “fornire utili ed esaustivi elementi di conoscenza a riscontro di quanto evidenziato nell’esposto della dott.ssa Carmelina Pugliese”. Che sia la volta buona? Staremo a vedere. «Alla Prefettura di Vibo va il mio ringraziamento per la pronta risposta – ci fa sapere il magistrato Pugliese – ma ci tengo a ribadire alcune cose: non è mia intenzione sacrificare le esigenze degli altri utenti della strada e chiedo semplicemente di posizionare il palo dell’illuminazione altrove. Ma soprattutto pretendo, perché è un mio diritto, di avere delle risposte perché reputo il silenzio una mancanza di rispetto totale verso una cittadina proprietaria di una casa a Tropea. Che nessuno si degnasse di dare una risposta ad una diffida di un legale ha superato la mia immaginazione e la mia delusione è ancora più amara perché da ex appartenente al potere giudiziario ho mantenuto intatta la mia fiducia nelle istituzioni. Devo però prendere atto – conclude Carmelina Pugliese – che l’amministrazione comunale di Tropea sfugge a questi parametri».
In conclusione: due anni non sono bastati per spostare un palo della pubblica illuminazione che in quel posto – per stessa ammissione dell’ufficio tecnico del Comune di Tropea – semplicemente non può stare. Chi di dovere – al netto delle promesse, dei proclami, dei comunicati stampa e delle “passerelle” – provveda dunque a fornire delle risposte per porre rimedio ad una figuraccia già in atto e che la parte sana di Tropea non merita.