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07/05/2026 ore 06.15
Cronaca

«Dopo Rinascita Scott ci sentimmo liberi, ora l’incubo è tornato»: parla l’imprenditore vittima dell’ultima intimidazione

Domenico Fiorillo, titolare della nota azienda informatica Kernel, ricostruisce la notte degli spari contro la sua azienda: «Ho subito una ventina di attentati ma dopo gli arresti del 2019 sembrava tutto cambiato». Stasera la fiaccolata guidata dal vescovo e la diretta di LaC Tv

di Cristina Iannuzzi

Il prefetto di Vibo, Anna Aurora Colosimo, ha convocato per questa mattina il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Al vertice parteciperanno i titolari delle attività imprenditoriali obiettivo del raid intimidatorio che si è consumato la sera del 29 aprile, quando cinque aziende che hanno sede nell’area industriale di Vibo sono state fatte bersaglio di diversi colpi d’arma da fuoco.

Assalti a ripetizione, un’impresa dopo l’altra, ripresi dalle telecamere di videosorveglianza della zona. Immagini ora al vaglio della squadra mobile. E mentre s’indaga per risalire agli autori dell’intimidazione, la città si è scoperta nuovamente nel mirino, dopo i numerosi atti intimidatori che si sono susseguiti negli scorsi mesi, all’indomani della scarcerazione per motivi procedurali di alcuni esponenti di spicco della criminalità locale coinvolti nel processo Rinascita Scott.
Vibo, dunque, ha deciso di mobilitarsi per stringersi agli imprenditori minacciati. È questo il senso della fiaccolata promossa dal vescovo della diocesi, monsignor Attilio Nostro, che si terrà questa sera. Alla marcia parteciperanno diverse autorità ma soprattutto la gente comune. Un momento di solidarietà e preghiera che sarà trasmesso in diretta su LaC Tv a partire dalle 20.30 con un’edizione straordinaria del telegiornale.

Tra gli imprenditori finiti nel mirino, anche Domenico Fiorillo, proprietario della Kernel, azienda leader nel settore informatico.

Intimidazioni nel Vibonese, il vescovo Attilio Nostro fa visita alle aziende colpite: «Atti sciagurati». Giovedì una fiaccolata di solidarietà

La chiamata della Questura e le immagini del raid

Il racconto di Fiorillo parte dalla notte dell’intimidazione. «Mercoledì ero fuori sede per lavoro. Sono rientrato a casa intorno a mezzanotte, dopodiché sono stato contattato dalla Questura». Dalle immagini, il quadro è apparso subito grave. «Ci siamo resi conto che poco prima delle 21 alcune persone si sono avvicinate al cancello e hanno sparato con un fucile a pallettoni. Questo è sconcertante, perché a quell’ora la mia azienda è ancora in attività».

«Pensavo che dopo Rinascita Scott fosse finita»

Per Fiorillo non si tratta certo della prima intimidazione. «Ne ho subite una ventina nell’arco degli anni – racconta –. Ma dopo l’operazione anti ’ndrangheta Rinascita Scott era cambiato tutto. Negli ultimi quattro o cinque anni non ho avuto nessun tipo di problema». Adesso, invece, la cappa di terrore sembra tornata. Come quando Fiorillo trovò la testa mozzata di un capretto nella sua azienda, oppure quella volta che gli fecero trovare un’arancia piena di proiettili. Tutto questo nel giro di una settimana.

Il senso di liberazione dopo gli arresti

Il pensiero torna anche alla mobilitazione civile che, dopo gli arresti di Rinascita, scattò per esprimere riconoscenza per il lavoro della Dda: «Ricordo con commozione quei giorni, fu bellissimo. Era la vigilia di Natale, l’operazione anti ’ndrangheta era scattata 5 giorni prima e l’associazione Libera aveva organizzato questa manifestazione. In corteo attraversammo tutta la città. Quel giorno ho visto tante persone che non conoscevo, ci sentivamo finalmente liberi».
L’amarezza nasce proprio dal dover constatare che ora la situazione sembra nuovamente ripiombata nei momenti più bui: «Non immaginavo che si potesse ripetere. Il nostro territorio è bellissimo, può offrire tantissime opportunità. Ma è anche una terra molto aspra, dove è ancora molto radicata una cultura della violenza e della prevaricazione».

Il territorio, le occasioni e la responsabilità di restare

Fiorillo parla soprattutto da imprenditore e non nasconde i momenti di profonda sfiducia che ha provato: «Poco prima di Rinascita Scott, quando mi fecero trovare una testa di capretto, dissi al prefetto che in quelle condizioni avrei chiuso e me ne sarei andato». Poi tutto cambiò. Fino al raid del 29 aprile scorso. «Temo che ricominci tutto daccapo».
Ma la risposta della città, della società civile, della diocesi gli dà speranza: «Ho ricevuto tanti attestati di solidarietà, tanti messaggi. E stasera saremo tutti in strada a marciare insieme affinché la mafia non vinca più».