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28/01/2026 ore 16.03
Cronaca

Da 12 giorni in obitorio senza sepoltura: la storia di Maya Petrova, morta sola a Tropea

Cittadina bulgara residente da vent’anni nella nota località vibonese, la donna è morta il 15 gennaio dopo una lunga malattia. Senza parenti in Calabria e senza risorse economiche, il suo corpo attende ancora sepoltura. L’ex consigliere Piserà sollecita il Comune a intervenire

di E.D.G.

La pietà è chiusa in una cella frigorifera dell’obitorio di Tropea, dove da 12 giorni la salma di una donna sola attende che qualcuno le dia sepoltura. La triste vicenda riguarda una cittadina bulgara, Maya Petrova, che da circa vent’anni viveva a Tropea lavorando soprattutto d’estate nel settore turistico. Sola, senza parenti in Calabria, si è gravemente ammalata di una forma di cancro maxillofacciale che durante l’ultima estate non le ha consentito di lavorare. È quindi scivolata sempre più nell’indigenza, riuscendo ad andare avanti con l’aiuto di qualche amico e dei vicini. Poi il ricovero in ospedale per l’aggravarsi della sua situazione clinica e infine, il 15 gennaio scorso, il decesso.

Una storia che potrebbe essere annoverata nella routine di un dramma personale, se non fosse che Maya è ancora lì, in ospedale. Nessuno, infatti, ha reclamato la salma. Quando la donna è morta, sua figlia, che vive in Bulgaria in condizioni economiche non floride, ha raggiunto Tropea ma poi è dovuta ripartire.

La questione è stata sollevata dall’ex consigliere comunale Antonio Piserà, che ha inviato alla commissione prefettizia che guida il Comune una Pec con la quale sollecita l’amministrazione affinché si faccia carico dei funerali e della sepoltura.

«Mi rivolgo a Voi con profondo senso di responsabilità istituzionale per sottoporre alla Vostra attenzione una vicenda che coinvolge direttamente i principi fondamentali di umanità, dignità e rispetto della persona – ha scritto Piserà nella sua lettera -. Indipendentemente da ogni valutazione di natura procedurale, ritengo che il protrarsi di tale situazione rappresenti una condizione non compatibile con il rispetto dovuto alla persona e con il senso di pietà civile che deve caratterizzare l’azione delle istituzioni, soprattutto in un contesto in cui lo Stato è chiamato a svolgere una funzione di garanzia e prossimità verso la comunità».

In seguito alla lettera, questa mattina agenti della Polizia locale hanno effettuato un sopralluogo in ospedale per acquisire maggiori informazioni e, si presume, procedere così verso la soluzione di una vicenda che dovrebbe toccare le corde più profonde della sensibilità umana.