Case popolari a Tropea, c’è la graduatoria ma non vengono assegnate: il testimone di giustizia Pietro Di Costa si rivolge a Prefettura e Questura
In molti attendono che il Comune fornisca risposte: «Situazione esplosiva. Tante le occupazioni da parte di chi non ne ha titolo, le istituzioni intervengano»
Graduatoria per l’assegnazione delle case popolari approvata da tempo da parte dell’Aterp, ma al momento nessuna assegnazione agli aventi diritto a Tropea. Una situazione di stallo e incertezza che per ora sta solo favorendo chi le case popolari le occupa abusivamente e chi risulta moroso per diverse mensilità. E’ dei giorni scorsi l’invito a dedurre mandato dalla Procura della Corte dei Conti a dirigenti ed ex commissari dell’Aterp calabrese proprio per presunti canoni di locazione non riscossi nelle case popolari di tutta la regione e per il mancato sfratto dei morosi in seguito al mancato pagamento dei fitti, il tutto a spese dell’Aterp stessa e della Regione Calabria. Complessivamente è stato ipotizzato un danno da oltre quattro milioni di euro.
Tornando a Tropea, sono stati i commissari prefettizi – alla guida dell’ente dall’aprile 2024 al maggio scorso dopo lo scioglimento degli organi elettivi del Comune per infiltrazioni mafiose – a dare incarico alla polizia municipale di fare il punto della situazione. Ne è emerso un quadro “frastagliato”, con case occupate abusivamente, altre da ristrutturare, altre ancora con inquilini deceduti o con nuclei familiari morosi ma con minori all’interno. Da rivedere anche gli ordini di demolizione, da eseguire in tutto o in parte.
La denuncia del testimone di giustizia
In tale situazione si inserisce anche la vicenda del testimone di giustizia, Pietro Di Costa, e della madre. Già teste chiave nel processo nato dall’operazione Fox sugli istituti di vigilanza che ha portato a diverse condanne definitive, da ultimo le sue denunce sono finite pure nel processo celebrato a Vibo per lo scandalo del c.d. “cimitero degli orrori di Tropea”, filone di inchiesta passato per competenza funzionale (e stralcio) alla Procura ordinaria vibonese mentre il grosso dell’indagine è ancora coperta da omissis ed in mano alla Dda di Catanzaro ed alla Guardia di finanza per come si evince, da ultimo, anche dal voluminoso carteggio dell’operazione Maestrale. “Sono il settimo della graduatoria e mia mamma ottava – dichiara Pietro Di Costa – ed abbiamo diritto all’assegnazione delle case popolari. Che sia in zona Vulcano o in altra zona, le istituzioni, ad iniziare dal Comune, ci devono delle risposte. Non è possibile dicano a me e mia madre che non ci sono più alloggi liberi dopo l’approvazione della graduatoria da parte dell’Aterp. Offro la mia disponibilità alle forze dell’ordine, tra polizia, guardia di finanza o carabinieri per andare – magari in compagnia della polizia municipale e dello stesso sindaco – a controllare alloggio per alloggio quanti in tutta Tropea li detengono abusivamente, quanti li occupano pur non avendone diritto e quanti si sono introdotti all’interno forzando la porta di ingresso. Così come bisogna accertare quanti sono possessori di una casa popolare pur detenendo al tempo stesso altre abitazioni, quanti rivendono gli alloggi o li fittano in nero e quanti, addirittura, hanno realizzato dei B&B all’interno degli alloggi popolari. Ho già rappresentato dettagliatamente la situazione degli alloggi popolari di Tropea in Prefettura a Vibo e ho pure sporto regolare denuncia in Questura. E’ una situazione esplosiva sulla quale occorre fare al più presto chiarezza affinchè ognuno si assuma le proprie responsabilità, Comune in testa che deve provvedere all’assegnazione delle case nei confronti di chi ne realmente diritto. Così come occorre fare luce – conclude Di Costa – sugli oltre 70 alloggi popolari che erano da ristrutturare e sulla loro eventuale vendita a privati”.
Da passato all’attualità
Una situazione per nulla nuova a Tropea, basti pensare che nel luglio del 2007 era stata la Squadra Mobile di Vibo a dare il via ad un’inchiesta della Dda di Catanzaro partita proprio dall’occupazione abusiva di alcune case popolari a Tropea da parte di alcuni fratelli del luogo – tutti pluripregiudicati – poi condannati nel corso del processo celebrato in Tribunale a Vibo. All’epoca era stato il collaboratore di giustizia Domenico Cricelli a denunciare una serie di vicende. Più di recente, invece, resta emblematica la situazione di un esponente della famiglia La Rosa il cui caso è finito nella relazione prefettizia di commissariamento del Comune, laddove è stata sottolineata “la manifesta inadempienza da parte dell’Amministrazione nel dare esecutività a provvedimenti formalmente adottati nei confronti dello storico esponente di vertice della locale cosca, relativi ad abusi edilizi su un immobile di edilizia pubblica illecitamente occupato. Ad oggettivo riscontro della colpevole omissione – continuata per quattro anni ed interrotta solo a seguito dell’intervento della commissione di indagine – è stato evidenziato che il Comune ha emesso un’ordinanza di ingiunzione di pagamento nei confronti dell’esponente del clan proprio nella stessa giornata dell’audizione del primo cittadino”.
Situazioni diverse ma con un unico filo conduttore: l’assegnazione delle case popolari, dopo decenni, continua a far discutere e ad essere al centro delle polemiche e del dibattito politico. Il 29 maggio scorso erano stati i consiglieri di minoranza del Comune di Tropea a chiededre agli uffici del Municipio di completare al più presto l’iter per le famiglie in attesa di una risposta sul diritto alla casa. Nonostante l’approvazione formale della graduatoria con gli aventi diritto alla casa, nonostante l’avvio della ricognizione per l’individuazione degli immobili liberi e quelli da recuperare, l’assegnazione degli alloggi tarda però ad arrivare e il clima a Tropea continua su tale fronte a restare “incandescente” al di là delle temperature infuocate di questi giorni.