Caro vita, la protesta si allarga nell'ultimo giorno di mobilitazione: i commercianti di Vibo e le segherie delle Serre chiudono e vanno ai presidi autostradali
Al fianco di autotrasportatori e agricoltori scendono in campo anche gli esercenti del capoluogo e le imprese impegnate nel settore del legname. Santamaria (Etoile): «Adesioni spontanee, molti negozi dei due corsi principali resteranno chiusi». Un imprenditore di Mongiana: «Cinquemila litri di carburante ora ci costano 12mila euro»
Forse è stato un avvicinamento lento, ma ciò che conta, alla fine, è il risultato. L’adesione dei commercianti vibonesi alla protesta di agricoltori e autotrasportatori è maturata negli ultimi tre giorni di mobilitazione e oggi, martedì 20, molti di loro saranno ai presidi in prossimità degli svincoli autostradali di Sant’Onofrio, Pizzo e Vazzano, che ormai catalizzano la protesta di chi ha incrociato le braccia per denunciare costi non più sostenibili. Dal “caro carburante” si è passati progressivamente, quasi senza accorgersene, al “caro vita”, che abbraccia le istanze di tutti e non solo di chi è costretto a fare il pieno per lavorare.
«La decisione di esserci, di partecipare con un gesto simbolico ma molto forte, cioè abbassare le nostre saracinesche nella giornata conclusiva della protesta degli autotrasportatori, è nata spontaneamente nei nostri gruppi WhatsApp», spiega Antonio Santamaria, titolare dell’Etoile, uno dei locali più noti e frequentati di Vibo. «Non posso dire con certezza quanti saremo, perché è stato tutto molto spontaneo, senza l’intervento delle rappresentanze di categoria. Ma le adesioni crescono ora dopo ora e sono certo che oggi quasi tutti gli esercizi commerciali dei due corsi principali della città saranno chiusi, almeno in mattinata».
Gli esercenti avrebbero voluto scendere in strada già ieri sera, organizzando un corteo di auto e mezzi aziendali diretto al presidio di Sant’Onofrio, ma hanno dovuto rinunciare dopo le indicazioni della Questura. «Ci hanno spiegato che serve un preavviso di almeno tre giorni per autorizzare un’iniziativa simile e noi non avevamo presentato alcuna istanza. Dunque, raggiungeremo il presidio di Sant’Onofrio alla spicciolata, ognuno per suo conto. Molti sono già andati ieri sera a portare la sua solidarietà ai manifestanti. Altri si muoveranno stamattina. Vogliamo esserci. Crediamo sia giusto esserci perché condividiamo i motivi della protesta che gravano anche sulle nostre attività».
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I commercianti di Vibo non saranno i soli ad affiancare autotrasportatori e agricoltori nell’ultimo giorno di una mobilitazione che sta inesorabilmente svuotando i supermercati vibonesi, impossibilitati a rifornirsi proprio a causa del blocco dei Tir. A Vazzano, l’altro presidio nei pressi di uno svincolo autostradale, ci saranno anche le imprese delle Serre e delle Preserre che operano nel settore del legname e che oggi chiuderanno per solidarietà. Si tratta in prevalenza di segherie, aziende di Serra San Bruno, Mongiana, Fabrizia, Soriano, Sorianello, Spadola, Nardodipace, Brognaturo, Simbario e degli altri centri montani del Vibonese. Ad organizzare la mobilitazione tra le imprese boschive sono state la Carbon Sud di Serra San Bruno e la Nadile Legnami di Mongiana.
Anche per loro l’aumento dei prezzi del carburante è una mazzata che in alcuni casi rischia di essere fatale per le aziende. «Ogni 5 o 6 giorni devo acquistare il carburante per i nostri mezzi. Prima della crisi 5mila litri ci costavano circa 8mila euro. Ieri, invece, abbiamo dovuto sborsare 12mila euro per la stessa quantità. Così davvero non riusciamo più ad andare avanti». Luigi Vallelonga, che lavora in un’azienda del settore, usa un esempio concreto per rendere l’idea di quanto sia diventato gravoso mandare avanti un’azienda in questo contesto. «E non c’è solo il costo del carburante. Anche l’olio motore è aumentato, per non parlare del costo del personale. Ogni addetto ci costa almeno 1.200 euro solo di contributi e indennità assicurative. Così non ce la facciamo». Da qui la decisione di arrivare a Vazzano e manifestare con gli autotrasportatori. «In verità - aggiunge - i nostri camion sono già al presidio da giorni. Ma stavolta ci saranno anche le altre imprese del nostro settore».
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L’ultimo giorno di protesta, dunque, si annuncia quasi come un nuovo inizio piuttosto che la fine della mobilitazione. Alla finestra restano le associazioni di categoria, che non condannano, ma neppure si espongono. Da Confindustria Vibo, ad esempio, arriva comprensione per le ragioni della protesta, ma non un’adesione esplicita alla mobilitazione. «Le nostre forme di rivendicazione seguono altri binari e usano altri strumenti», spiegano dagli uffici dell’associazione degli industriali. «Siamo vicini ai nostri iscritti che vogliono legittimamente partecipare con questa modalità dei presidi stradali, ma non possiamo scendere in strada anche noi, né orientare la mobilitazione». Di certo chi oggi manifesterà se ne farà una ragione.