Carceri calabresi, agente ferito a Vibo e tensione a Catanzaro: per il Sinappe ancora «una giornata di ordinaria follia»
Il sindacato racconta due episodi avvenuti quasi in contemporanea negli istituti penitenziari: un poliziotto è stato colpito alla testa e portato in ospedale, mentre nel capoluogo di regione un detenuto avrebbe minacciato operatori sanitari e personale con le forbici
Due episodi di violenza, avvenuti quasi in contemporanea nelle carceri di Catanzaro e Vibo Valentia, riportano al centro dell’attenzione le condizioni in cui opera la Polizia penitenziaria negli istituti calabresi. A denunciare l’accaduto è il Sinappe Calabria, che parla di «un’altra giornata di “ordinaria follia” e violenza» e di una situazione ormai non più riconducibile a singoli casi.
«Non si tratta più di casi isolati, ma di una drammatica e intollerabile quotidianità», sostiene il sindacato, secondo cui «le strutture carcerarie calabresi si confermano vere e proprie polveriere, dove il rispetto delle regole e dello Stato sembra essere diventato un optional per una parte della popolazione detenuta».
L’aggressione nel carcere di Vibo Valentia
Il caso che riguarda la Casa circondariale di Vibo Valentia ha visto coinvolto un agente sarebbe stato aggredito da un detenuto. Secondo quanto riferito dal sindacato, «un appartenente al Corpo di Polizia penitenziaria è stato violentemente percosso e aggredito da un detenuto, riportando serie ferite alla testa».
L’agente è stato trasportato d’urgenza all’ospedale della città. «Dopo tutti gli accertamenti del caso e le cure necessarie – riferiscono il segretario regionale del Sinappe Calabria Fabio Viglianti e la vice segretaria regionale Cristina Busà – l’agente è stato dimesso con una prognosi iniziale di 7 giorni, ma dovrà comunque sottoporsi a ulteriori e approfonditi esami diagnostici nelle prossime ore per scongiurare conseguenze peggiori».
Ore di tensione anche a Catanzaro
Nelle stesse ore, un altro episodio si sarebbe verificato nella Casa circondariale di Catanzaro. Il sindacato racconta di «ore di altissima tensione» provocate da un detenuto straniero che avrebbe alternato gesti autolesionistici ad aggressioni contro chi cercava di contenerlo, «arrivando ad aggredire il personale medico e gli agenti di Polizia penitenziaria armato di forbici», si legge nella nota. Per il Sinappe, «solo la prontezza, il sangue freddo e la straordinaria professionalità del personale di Polizia penitenziaria hanno evitato il peggio».
Il sindacato lega l’episodio anche alle condizioni strutturali dell’istituto catanzarese, parlando di «condizioni proibitive» e di «un superamento critico della capienza tollerabile con circa 730 detenuti presenti a fronte di un organico di agenti gravemente sottodimensionato».
La denuncia del sindacato: «Misure insufficienti»
Per Viglianti e Busà, i fatti di Catanzaro e Vibo Valentia impongono una riflessione sulle condizioni di lavoro negli istituti penitenziari. «Di fronte a questi fatti – afferma il Sinappe – è impossibile non muovere una dura e ferma polemica sulla totale mancanza di rispetto delle regole e dell’autorità da parte di chi, pur trovandosi in stato di detenzione, si sente in diritto di perpetrare violenze continue».
Il sindacato parla di «comportamenti delinquenziali, aggressioni fisiche e minacce» che «non sono più eccezioni da gestire, ma dinamiche quotidiane alimentate da un senso di impunità strisciante». Da qui la domanda rivolta alle istituzioni: «Com’è possibile tollerare che chi ha il compito di far rispettare la legge e tutelare la sicurezza dello Stato diventi il bersaglio mobile e sacrificale di chi le leggi le ha già violate?».
Secondo il Sinappe, «le misure di sicurezza attuali e i protocolli operativi si stanno dimostrando tragicamente insufficienti, schiacciati dall’incertezza decisionale e dall’assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni». Una condizione che, per il sindacato, espone quotidianamente gli agenti a «livelli di stress psicofisico e rischio biologico insostenibili».
«Non si può più attendere»
La richiesta è quella di un intervento immediato. «Non si può più attendere il dramma irreparabile – sostiene ancora il Sinappe –: serve un intervento immediato per ripristinare la legalità, la disciplina e le condizioni minime di sicurezza all’interno delle carceri, a tutela di chi ogni giorno indossa una divisa».
Il sindacato esprime quindi «la massima solidarietà ai poliziotti coinvolti» e si fa portavoce di «un malessere che sta dilagando», attribuito al «senso di impotenza nei confronti di un’Amministrazione sempre più attenta ed accondiscendente alle necessità dei reclusi ma che non raccoglie le richieste di aiuto dei poliziotti penitenziari che da tempo sono costretti a subire la prevaricazione dei detenuti».