Carabinieri di Vibo, Parillo: «Pochi controlli locali». E avverte i Comuni: «Verremo a chiedere conto». Fari su costa, Monte Poro e Serre
Il comandante provinciale presenta i tre nuovi ufficiali e rimarca le direttrici di marcia dell’Arma. Controlli su contributi agricoli, industria boschiva e scarichi a mare. Poi intimidazioni («Sempre quattro “storti” sono») e truffe agli anziani: «La campagna di prevenzione sta funzionando»
Tre nuovi ufficiali, ma soprattutto una linea operativa che punta ad allargare il raggio dei controlli dall’area costiera all’entroterra vibonese. E soprattutto parole esplicite rivolte alle amministrazioni comunali e agli organi di controllo locali che troppe volte chiudono un occhio o entrambi davanti a fenomeni di illegalità diffusa, soprattutto in materia di demanio, edilizia e attività commerciali. Il comandante provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia, il colonnello Antonio Parillo, non delude le aspettative dei giornalisti che oggi hanno partecipato alla conferenza stampa per la presentazione dei nuovi ufficiali arrivati nel Vibonese, un incontro che ha offerto l’occasione per fare un bilancio dell’attività svolta negli ultimi sei mesi e tracciare le prossime direttrici di marcia.
In apertura, la presentazione dei nuovi ufficiali: al Reparto operativo il tenente colonnello Gennaro Cascone subentra al colonnello Simone Puglisi; alla guida della Compagnia di Vibo Valentia il capitano Giuseppe Colella prende il posto del maggiore Manuel Grasso, mentre il capitano Simone di Monaco succede al capitano Emanuele Palombi al comando della Compagnia di Tropea.
Dopo l’intensa attività condotta nei mesi scorsi lungo la fascia costiera, l’attenzione ora si sposterà anche verso l’interno. «Così come nel semestre scorso abbiamo immaginato un’attività di contrasto alle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale sul fronte rivierasco, adesso ci sposteremo verso l’entroterra, nel Monte Poro, per vedere se c’è qualcuno che ha percepito contributi e non doveva farlo». Non solo. «Ci muoveremo sul versante delle Serre con riferimento all’industria boschiva, perché ritengo inverosimile che qualche mafioso di lungo corso non abbia i propri addentellati anche in quel settore».
«Qualche tubo a mare probabilmente va tolto»
La campagna condotta lungo la costa, però, non è affatto conclusa. Anzi. Parillo preannuncia nuovi approfondimenti, in particolare sul fronte ambientale: «Chiuderemo il cerchio su indagini che abbiamo fatto lungo la costa, perché, secondo me, c’è qualche tubo a mare che probabilmente va tolto».
L’attività proseguirà anche nei mesi autunnali e invernali, senza attendere la prossima stagione turistica. «Su fenomeni strutturali come il mancato collettamento o lo scarico diretto a mare proseguiremo i controlli in autunno, inverno e primavera, in maniera tale da mettere tutti nelle condizioni di essere pronti per la stagione. Così – ha aggiunto – nessuno potrà lamentarsi che ci siamo presentati durante la stagione turistica. Siamo venuti a marzo, hai avuto tre mesi: vediamo cosa hai fatto. Bisogna uscire da questa logica di alibi che trovano sponda sui social».
Ed è proprio parlando di ambiente, abusivismo e attività amministrativa che il comandante provinciale usa le parole più dure. I carabinieri, ha ricordato, lavorano insieme ai reparti forestali, ad Arpacal e alla Capitaneria di porto, ma prima ci sono «altre istituzioni locali che hanno anche compiti di polizia, obbligate a fare i controlli». E aggiunge quello che sembra più di un avvertimento, come se in molti casi la linea rossa fosse stata già ampiamente superata: «L’assenza di controlli a livello locale sarà oggetto di approfondimenti dedicati». Comuni avvertiti, mezzi salvati (forse).
Il giudizio sui Comuni: «Minore propensione al controllo»
Severa, infatti, è stata la sua valutazione nei confronti delle amministrazioni locali, maturata nei mesi di verifiche lungo la costa. Parillo parla di «non perfetta padronanza degli strumenti amministrativi» e di una «minore propensione al controllo». Una condotta che sintetizza così: «Controllano e intervengono solo quando devono, e se devono». Un giudizio tranciante, che edulcora appena riconoscendo che, comunque, «ci sono Comuni e Comuni»: «Esistono anche amministrazioni che hanno dimostrato un buon livello di attenzione».
Ma è sulle inerzie rilevate che il comandante invita i suoi ufficiali ad andare più a fondo: «Dobbiamo capire il perché dell’inerzia, quali siano le motivazioni. Perché è vero che si possono non conoscere gli strumenti amministrativi a disposizione, ma è anche vero che, al contrario, li si può conoscere anche fin troppo bene e utilizzarli in mala fede».
Intimidazioni, restano i «quattro storti»
Altro fronte è quello delle intimidazioni. Parillo distingue innanzitutto tra episodi effettivamente riconducibili al fenomeno e altri che «sono passati come tali ma tali non sono». Cita in particolare come vere intimidazioni gli episodi di Maierato e di via degli Artigiani, mentre esclude collegamenti automatici tra vicende soltanto apparentemente simili.
E torna anche sulla definizione utilizzata nell’intervista rilasciata a Il Vibonese nel giugno scorso, quando aveva parlato di «quattro storti» che si atteggiavano come personaggi di Gomorra: «Sempre storti sono». Il riferimento è alla definizione mutuata da Pantaleone Mancuso “Vetrinetta”, utilizzata allora dal comandante per ridimensionare l’aura criminale costruita attorno agli autori di alcune intimidazioni.
Truffe agli anziani, «la prevenzione sta funzionando»
Segnali positivi arrivano invece sul fronte delle truffe agli anziani, oggetto nell’ultimo anno di una capillare campagna di sensibilizzazione dell’Arma. I tentativi continuano, ma sempre più spesso non riescono ad andare a segno.
«Il dato statistico ordinario è costante, nel senso che continueremo ad avere tentativi di truffa. Ma all’atto pratico molte di queste truffe non vengono consumate perché la persona anziana finita nel mirino si rende perfettamente conto di essere in procinto di cadere in un tranello. L’effetto della campagna che volevamo ottenere era esattamente questo».
Una prevenzione che entrerà anche nelle scuole. Ai ragazzi, spiega Parillo, verrà chiesto di aiutare nonni e familiari anziani a riconoscere i raggiri: «Molto spesso la persona anziana viene irretita perché il supposto problema giudiziario riguarda il nipote. Bisogna stabilire con i propri nonni un codice comunicativo che consenta loro di capire se sei davvero tu oppure se qualcuno sta usando le tue generalità e la tua storia per fare breccia nel loro cuore».