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20/06/2026 ore 19.16
Cronaca

Cani avvelenati a Briatico, diffida a Comune e Asp. Le carcasse non rimosse costringono una residente a traslocare

Oipa, Argo, Lav e Amore Randagio intimano agli enti competenti di recuperare i nove cuccioli sopravvissuti accertando responsabilità ed eventuali omissioni. Intanto i due cani adulti trovati morti restano a marcire sotto le finestre di una casa

di Redazione

La morte di due cani randagi avvelenati e la sorte dei nove cuccioli rimasti soli a Mandaradoni, frazione di Briatico, diventano un caso instradato verso il Comune e le forze dell’ordine. Dopo l’appello raccolto da Il Vibonese per mettere in sicurezza gli animali superstiti, tre associazioni animaliste hanno inviato una diffida al Comune di Briatico, all’Asp di Vibo Valentia, alla Polizia municipale, ai carabinieri e al prefetto.

A firmare il documento sono Samantha Mercadante, delegata Oipa Italia odv per la provincia di Vibo Valentia, Maria Caterina Barreca, presidente dell’associazione Argo ets, Roberto Mazzitelli, presidente Lav Vibo, Roberta Cannizzaro, presidente dell’associazione Amore Randagio odv. Nell’atto si parla di «rifiuto di atti d’ufficio» e «omissione» in relazione al mancato intervento per il recupero dei cani segnalati nel territorio comunale di Briatico, poi trovati morti, secondo quanto riportato nella diffida, «presumibilmente avvelenati».

La ricostruzione della segnalazione

Secondo quanto ricostruito nella diffida, la donna che ha effettuato la segnalazione avrebbe confermato di aver contattato telefonicamente, il 15 giugno, il centralino dell’Asp competente. In quella sede avrebbe segnalato «la presenza di due cani adulti e ben nove cuccioli in evidente stato di necessità e pericolo» nel territorio comunale di Briatico.

Le firmatarie contestano la risposta che, stando al documento, sarebbe stata fornita dal servizio randagismo. Invece di attivare «l’immediato protocollo di emergenza e accalappiamento per la salvaguardia degli animali e della pubblica incolumità», alla cittadina sarebbe stato indicato di inviare una Pec all’Asp di Vibo Valentia e al Comune per attivare il servizio.

Una richiesta che le associazioni ritengono non adeguata alla situazione: nella diffida si sottolinea che il possesso di una Pec «non è obbligatorio per una privata cittadina» e che, in presenza di animali in pericolo e di una cucciolata, la segnalazione telefonica avrebbe dovuto far partire gli interventi.

«Formalismo burocratico» e sospetto avvelenamento

Secondo Oipa, Argo e Amore Randagio, quella condotta «omissiva e improntata al formalismo burocratico» avrebbe di fatto ritardato l’intervento, fino al ritrovamento dei due cani adulti senza vita.

La morte degli animali viene collegata, nel documento, al sospetto di avvelenamento: la segnalante avrebbe riferito la presenza di sangue sulla bocca e nelle parti intime dei due cani. Si tratta di elementi che dovranno essere accertati attraverso verifiche veterinarie e non possono, allo stato, essere considerati conclusivi.

Le associazioni richiamano la legge quadro 281 del 1991 e la legge regionale 45 del 2023, sostenendo che Comuni e Asp siano tenuti al recupero immediato dei cani randagi o vaganti, soprattutto in presenza di cucciolate o animali in pericolo.

Le richieste a Comune e Asp

Con la diffida, le associazioni chiedono al Comune di Briatico e all’Asp di Vibo Valentia, ciascuno per le proprie competenze, di attivarsi immediatamente per il recupero in sicurezza degli animali superstiti eventualmente ancora presenti sul luogo della segnalazione, con riferimento ai nove cuccioli rimasti senza madre.

La richiesta riguarda anche i due cani adulti trovati morti. Oipa, Argo, Lav e Amore Randagio sollecitano la valutazione della causa del decesso mediante esame autoptico e tossicologico, in modo da verificare se la morte sia stata provocata da avvelenamento. In caso di conferma, viene chiesta la bonifica dell’area e la presentazione di una denuncia formale per risalire all’autore o agli autori del gesto.

Nel documento viene inoltre diffidato il sindaco di Briatico a provvedere, «nel più breve tempo possibile», alla stipula di una convenzione per il ricovero e la custodia dei cani randagi ritrovati nel territorio comunale. Le associazioni chiedono infine alle autorità competenti di avviare un accertamento ispettivo per verificare le presunte inadempienze nella gestione della segnalazione del 15 giugno.

La diffida si chiude con la riserva di depositare un esposto-querela alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia. I reati ipotizzati dalle associazioni sono omissione di atti d’ufficio, maltrattamento e uccisione di animali, con richiamo anche all’articolo 40 del codice penale sul nesso causale tra condotta omissiva ed evento.

La nuova segnalazione: «I corpi ancora sotto il sole»

Alla diffida delle associazioni si aggiunge ora una nuova segnalazione che arriva da una residente della zona. I corpi dei due cani sarebbero ancora sul posto, a poca distanza dalla sua abitazione, con conseguenze che definisce insostenibili dal punto di vista igienico e umano.

«Ho apprezzato molto che sia stata pubblicata la richiesta di aiuto di una signora per i nove cuccioli dei due cani avvelenati - scrive la residente -. Però a voi sembra normale che debba stare in casa, con due cadaveri di cani morti avvelenati a marcire sotto il sole con 40 gradi a soli due metri dalle mie finestre, per giorni perché fino a lunedì il Comune sarà chiuso?».

Nella sua segnalazione riferisce di aver contattato Comune, carabinieri, Asp e guardie ecozoofile senza però ricevere riscontri alla problematica segnalata.

La situazione, spiega ancora la donna, l’avrebbe costretta ad allontanarsi temporaneamente dalla propria abitazione: «Nel frattempo trasloco altrove, costretta a trovarmi un’altra collocazione finché non rientri tutto nella normalità».