Sezioni
14/07/2026 ore 21.58
Cronaca

Cane in fin di vita a Porto Salvo salvato e curato a spese dei volontari: «Non possiamo continuare a sostituirci alle istituzioni»

L’animale, forse avvelenato, è stato ricoverato per quattro giorni in una clinica di Falerna. Giuseppe Ceravolo segretario dell’associazione “Il mio amico Cipollino di Briatico” denuncia una situazione che grava principalmente su chi mette il suo tempo a disposizione del benessere degli animali. E chiede un piano efficace di prevenzione contro il randagismo

di Redazione

«Ma si può continuare così? Possiamo farci carico noi di queste anomalie e crudeltà?». È il grido d’allarme lanciato da Giuseppe Ceravolo, segretario dell’associazione di volontariato “Il mio amico Cipollino di Briatico”, che torna a denunciare il fenomeno del randagismo nel Vibonese e le difficoltà affrontate quotidianamente dai volontari, spesso costretti, sostiene, a sostituirsi alle istituzioni.

Al centro della nota c’è l’ultimo intervento compiuto nei pressi di Portosalvo, dove un cane è stato trovato in un terreno abbandonato, in condizioni gravissime e forse avvelenato. «Era ormai allo stremo delle forze», racconta Ceravolo. Dopo la segnalazione, il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria è intervenuto con il medico di turno, giunto alcune ore più tardi perché impegnato in un altro caso. Nel frattempo i volontari avevano individuato uno stallo provvisorio, ma per raggiungere l’animale è stato necessario anche l’intervento dei vigili del fuoco, che hanno rotto il lucchetto del cancello.

Vista la gravità delle condizioni, il cane è stato trasferito, a spese dei volontari, in una clinica veterinaria di Falerna, dove è rimasto ricoverato per quattro giorni. Ora si trova in un rifugio protetto e, secondo quanto riferito da Ceravolo, starebbe rispondendo alle cure prescritte. «Se non fosse stato per la nostra sensibilità - afferma -, quel cane sarebbe sicuramente morto di stenti».

«Volontari lasciati allo sbaraglio»

Il caso diventa così il simbolo di una situazione più ampia. Ceravolo accusa politica e sanità pubblica di essersi occupate troppo poco del problema, lasciando «i volontari allo sbaraglio» davanti a emergenze più grandi delle loro possibilità economiche e organizzative. Il randagismo, osserva, nasce soprattutto dagli abbandoni e dalla riproduzione incontrollata degli animali liberi, aggravata dalla mancata sterilizzazione e dalla scarsa applicazione delle norme.

«I cani diventano randagi quando vengono lasciati in totale abbandono, privati di ogni basilare condizione di benessere e senza alcun controllo delle nascite», scrive il segretario dell’associazione. Nel suo racconto compaiono animali incatenati per sorvegliare terreni e magazzini, cuccioli abbandonati quando diventano adulti e cani esclusi da una convivenza con l’uomo che avrebbe potuto continuare.

Da circa quindici anni Ceravolo e gli altri volontari si occupano di recuperi, cure e adozioni. La scelta, spiega, è quella di evitare per quanto possibile il trasferimento nei canili, curando gli animali sul territorio e affidandoli solo dopo vaccinazione e applicazione del microchip. Gli adottanti devono inoltre comunicare il luogo in cui il cane vivrà e inviare aggiornamenti anche a distanza di tempo.

Nella nota Ceravolo richiama anche le dimensioni economiche del fenomeno, citando stime secondo cui il business del randagismo varrebbe centinaia di milioni di euro l’anno, tra convenzioni, strutture e gestione degli animali. Numeri e valutazioni che il volontario collega alla carenza di controlli, al rischio di maltrattamenti nei canili e alle presunte adozioni irregolari verso l’estero.

La richiesta di sterilizzazioni e controlli

La richiesta rivolta alle istituzioni è soprattutto quella di avviare un piano efficace di prevenzione, fondato su sterilizzazioni, anagrafe completa, microchip e dati certi. «Sono costi enormi che non possiamo più sostenere - conclude Ceravolo -. Nonostante gli inviti rivolti alle istituzioni, continuiamo a pagare di tasca nostra cure e interventi. Non possiamo essere noi a supplire ogni volta alle carenze del sistema».