Beni confiscati alla ‘ndrangheta ma non ancora restituiti alla collettività: a Vibo un tavolo per superare ritardi e difficoltà
La Prefettura avvia un percorso di monitoraggio dei progetti finanziati e coinvolge tre Comuni del Vibonese, Libera e gli enti del Terzo Settore per accelerare gli interventi e individuare nuove opportunità di gestione degli immobili
Trasformare i beni sottratti alla criminalità organizzata in risorse realmente disponibili per le comunità, superando gli ostacoli che ancora rallentano la realizzazione dei progetti finanziati. È questo l'obiettivo dell'incontro convocato oggi, 5 novembre, in Prefettura a Vibo Valentia, con al centro il futuro degli immobili confiscati e le difficoltà che ne impediscono o ritardano il riutilizzo sociale.
Al tavolo, convocato dal prefetto Anna Aurora Colosimo nell'ambito delle attività del Nucleo di Supporto istituito presso la Prefettura, hanno partecipato i rappresentanti dei Comuni di Vibo Valentia, Limbadi e Nicotera, dell'associazione Libera, delle forze dell'ordine e degli altri soggetti coinvolti nei percorsi di recupero e valorizzazione dei patrimoni sottratti alla criminalità.
L'incontro ha rappresentato il primo confronto operativo di un percorso che punta ad accompagnare e monitorare gli interventi, verificando lo stato di avanzamento delle iniziative già finanziate e individuando possibili soluzioni alle difficoltà riscontrate.
I progetti finanziati e gli ostacoli da superare
Al centro della riunione sono finite soprattutto le criticità che hanno rallentato o reso più complessa l'attuazione degli interventi programmati. Un passaggio che mette in evidenza la necessità di accompagnare l'assegnazione e il finanziamento dei beni con azioni capaci di garantirne l'effettiva restituzione alla collettività.
La Prefettura riferisce che nel corso del confronto sono state individuate soluzioni condivise per agevolare il completamento dei progetti finanziati. La nota, tuttavia, non specifica quali immobili siano stati esaminati, quali difficoltà siano emerse nei singoli casi e quali interventi siano stati concordati per superarle.
L'attenzione si è concentrata anche sulle prospettive di utilizzo delle strutture, con l'obiettivo di evitare che il recupero degli immobili rimanga un intervento fine a sé stesso, senza tradursi in attività e servizi per il territorio.
Il coinvolgimento di Libera e del Terzo Settore
Un altro punto centrale riguarda il ruolo delle associazioni e degli enti del Terzo Settore, considerati interlocutori fondamentali per dare una destinazione sociale ai beni confiscati.
Durante l'incontro è stata affrontata la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, amministrazioni comunali e realtà associative, favorendo contatti con organizzazioni potenzialmente interessate alla gestione e alla valorizzazione degli immobili.
L'obiettivo è costruire percorsi che non si esauriscano nel recupero materiale delle strutture, ma consentano di renderle concretamente utilizzabili, anche attraverso il coinvolgimento delle realtà sociali presenti sul territorio.
Per la Prefettura, l'iniziativa rientra nell'impegno a fare dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata non soltanto un segno della presenza dello Stato, ma anche un'opportunità di inclusione sociale, crescita e sviluppo economico.