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28/10/2026 ore 15.10
Cronaca

Arsenale clandestino nelle Preserre, la Procura di Vibo chiude l’inchiesta per due indagati che si scambiavano video con le armi in pugno

La Cassazione conferma il sequestro dei telefonini e l’acquisizione dei file estratti dai cellulari. Avviso di conclusione indagini con 14 capi d’imputazione vergato dal pm Maria Barnabei che ha coordinato l’inchiesta dei carabinieri di Arena e del Norm di Serra

di Giuseppe Baglivo

Indagini chiuse per un procedimento penale che vede al centro delle contestazioni la detenzione illegale di diverse armi e munizioni nelle Preserre vibonesi. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari, vergato dal pm della Procura di Vibo Valentia Maria Barnabei che ha coordinato l’inchiesta dei carabinieri della Stazione di Arena e della Compagnia di Serra San Bruno (Nucleo Operativo e Radiomobile), interessa due indagati: Domenico Carè, 21 anni, di Dasà, assistito dall’avvocato Giuseppe Orecchio, e Giuseppe Pisano, 23 anni, di Acquaro, ma domiciliato a Gerocarne, difeso dall’avvocato Francesco Alessandria. Ben 14 i capi d’imputazione complessivi formulati dal pubblico ministero, di cui cinque interessano entrambi gli indagati, sei vengono contestati al solo Domenico Carè, mentre di tre è chiamato a rispondere il solo Giuseppe Pisano. Detenzione illegale di armi clandestine, ricettazione, detenzione abusiva di munizioni (anche da guerra) e porto illegale in luogo pubblico di armi i reati, a vario titolo, contestati. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dall’anno 2022 al 28 gennaio del 2025 e vedono quali luoghi di commissione dei reati i paesi di Acquaro e Dasà, oltre – più in generale – il territorio provinciale di Vibo Valentia.
Secondo quanto ricostruito dal pm Maria Barnabei e dagli investigatori dell’Arma, i due indagati avrebbero avuto la disponibilità di diverse armi, alcune nascoste in un casolare sito nel comune di Acquaro. Le armi (alcune con matricola abrasa) ricomprendono pistole e fucili, oltre a munizioni di vario calibro. Tra gli episodi contestati anche la detenzione di un’arma clandestina rinvenuta in un vicino terreno. Alla base dell’impalcatura accusatoria, importanti si sono rivelate anche le fotografie e i video acquisiti dai carabinieri attraverso il sequestro dei cellulari degli indagati. Nei telefonini in uso a Domenico Carè e Giuseppe Pisano erano infatti raffigurate (attraverso video e foto) numerose armi e munizioni nella disponibilità dei due indagati. Contro l’acquisizione di tali elementi probatori estrapolati dai cellulari, i difensori avevano proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte l’ha rigettato confermando il sequestro e la bontà delle indagini.
I carabinieri il 28 gennaio 2025 sono riusciti a sorprendere Giuseppe Pisano con ancora in mano una pistola Beretta calibro 9, con matricola abrasa, all’interno di un terreno di Acquaro in uso a Domenico Carè. In un secchio all’interno dello stesso terreno, gli investigatori hanno poi rinvenuto tre cartucce calibro 9 e sei cartucce calibro 7,65 parabellum. Altre munizioni (anche da guerra) sono state invece trovate nella camera da letto di Domenico Carè a Dasà.
Il 21 gennaio 2024 Domenico Carè avrebbe poi inviato via WhatsApp sul telefonino di Giuseppe Pisano alcuni video raffiguranti i due indagati intenti ad esplodere colpi d’arma da fuoco con un fucile da caccia. A Domenico Carè viene poi contestata la detenzione illegale di una pistola revolver, marca Smith & Wesson calibro 44 Magnum, oltre ad una pistola semi-automatica calibro 7,65, un fucile da caccia a canne parallele, un fucile semi-automatico con matricola abrasa e altra pistola con matricola obliterata. Per tali armi clandestine viene contestato a Domenico Carè anche il reato di ricettazione.
I files contenuti nel cellulare da Giuseppe Pisano, ripreso nell’atto di impugnare una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, costano invece per lui l’accusa di detenzione illegale di arma clandestina e ricettazione, mentre altre fotografie estrapolate dal telefonino a lui in uso – che lo ritraggono impugnare un’arma da fuoco – permettono agli inquirenti ci contestargli anche l’accusa di detenzione illegale di un fucile semiautomatico.
I due indagati avranno ora venti giorni di tempo – dalla notifica dell’avviso di conclusione indagini – per chiedere al pm Maria Barnabei di essere interrogati o presentare eventuali memorie difensive attraverso i rispettivi legali: gli avvocati Giuseppe Orecchio e Francesco Alessandria.